Guerra dei prezzi del petrolio: Riad e Mosca confermano l’accordo

Pubblicato il 17 aprile 2020 alle 10:10 in Arabia Saudita Russia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il ministro dell’Energia saudita, Abdulaziz bin Salman, ed il suo omologo russo, Alexander Novak, a seguito di una conversazione telefonica tenutasi il 16 aprile, si sono detti disposti ad attuare le azioni necessarie a ristabilire il mercato petrolifero.

La dichiarazione congiunta giunge dopo il meeting del 9 aprile scorso tra i membri dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) e gli altri produttori OPEC+. In particolare, i Paesi partecipanti all’incontro si sono detti disposti a ridurre la produzione petrolifera di 9.7 milioni di barili al giorno nei mesi di maggio e giugno prossimi, con il fine ultimo di risollevare il mercato petrolifero e portare ad un aumento dei prezzi del petrolio, a seguito del calo causato dalla pandemia di coronavirus. Anche gli Stati Uniti si sono detti disposti a collaborare in tal senso.

Riad è il maggior produttore tra i paesi OPEC, mentre Mosca rappresenta uno dei principali attori non OPEC. Questi ultimi sono stati al centro della cosiddetta “guerra dei prezzi del petrolio”, scoppiata nelle ultime settimane proprio a fronte delle difficoltà del mercato petrolifero, suscitando preoccupazioni a livello internazionale. Tuttavia, l’incontro del 9 aprile ha portato ad un primo superamento delle divergenze tra Russia e Arabia Saudita ed entrambi si sono impegnati a ridurre la produzione petrolifera di 2.5 milioni di barili al giorno, pari ad una diminuzione de 23%.

Inoltre, nella dichiarazione congiunta del 16 aprile, Mosca e Riad hanno riferito che continueranno a monitorare i cambiamenti e le condizioni del mercato petrolifero, e si sono detti disposti a prendere ulteriori misure, con gli altri Paesi OPEC+, laddove necessario. Inoltre, i due Paesi si sono detti fiduciosi anche verso gli altri membri del patto, con la speranza che tutti adempiano agli impegni presi nel corso del meeting.

Con lo scoppio della pandemia e il calo della domanda di petrolio, si è passati da un costo di 65 dollari al barile alla fine del 2019 a circa 35 dollari al barile successivi.  Di fronte al forte calo dei prezzi di petrolio, fino al 6 marzo scorso, il Regno saudita aveva accettato di ridurre la propria produzione di greggio con il fine di sostenere i prezzi, già diminuiti allora al 20%. Una proposta a cui la Russia si era opposta, indietreggiando, in tal modo, dall’accordo OPEC+. Ciò ha scatenato quella che è stata definita “guerra dei prezzi”. In tale quadro, una della mosse dell’Arabia Saudita risale all’11 marzo, quando il Ministero dell’Energia saudita aveva chiesto alla compagnia statale Saudi Aramco di aumentare la produzione dai 12.3 milioni di barili annunciati per aprile ai 13 milioni, andando ben oltre i 9.7 milioni prodotti in precedenza.

Oltre a risanare tali divergenze, con l’incontro del 9 aprile i Paesi partecipanti si sono detti concordi a ridurre ulteriormente la produzione petrolifera di 8 milioni di barili tra luglio e dicembre, e ad attuare un taglio aggiuntivo da gennaio 2021 ad aprile 2022, pari a 6 milioni di barili. Tuttavia, diversi esperti hanno messo in evidenza come quanto stabilito possa mettere in pericolo le riserve finanziarie dei Paesi del Golfo e dell’area MENA, accumulate nel corso di decenni.

Le economie di tali Stati, è stato precisato, necessitano di prezzi compresi tra i 60 e gli 85 dollari al barile per poter bilanciare i propri budget. L’Arabia Saudita, secondo l’agenzia di rating Fitch, necessiterebbe di un prezzo pari a 91 dollari per poter bilanciare perdite e profitti. Pertanto, The Institute of International Finance prevede che i Paesi dell’area MENA subiranno un calo della crescita produttiva nel corso del 2020, conseguenza del calo dei prezzi del petrolio. In Arabia Saudita, il tasso di crescita economica potrebbe raggiungere lo 0,7%, in calo rispetto alle precedenti aspettative pari al 2%. 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.