Colombia: prigione domiciliare per i soggetti a rischio coronavirus

Pubblicato il 17 aprile 2020 alle 6:31 in America Latina Colombia

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Quasi un mese dopo una sanguinosa rivolta che ha rivelato il drammatico sovraffollamento nelle carceri della Colombia, e pochi giorni dopo la morte di due detenuti positivi al covid-19, il governo di Iván Duque ha deciso di mandare 4.000 persone private della libertà a scontare la pena a casa per contenere la pandemia. Il decreto 546, emanato martedì 14 aprile verso la mezzanotte nel quadro dello stato di emergenza dichiarato dall’esecutivo, “ha un grande senso umanitario in modo che le persone che potrebbero essere esposte a una maggiore vulnerabilità al virus, possano essere in grado di lasciare il confinamento carcerario intramurale e trasferimento in isolamento, migliorando le loro condizioni di protezione in termini di salute” – ha affermato il presidente.

La misura copre, con alcune eccezioni, le persone di età superiore ai 60 anni, le persone che scontano pene inferiori a 5 anni, le donne in gravidanza o i bambini di età inferiore ai tre anni e i pazienti con cancro e malattie che sono difficili da gestire. Il narcotraffico, lo sfollamento forzato di popolazione e il rapimento sono reati gravi ai quali non si applicano tali benefici. Il decreto prevede anche che i detenuti a cui è stato diagnosticato il covid-19 siano trasferiti in luoghi più idonei a loro cura, anche se “la misura degli arresti domiciliari o della detenzione transitoria non sarà concessa fino a quando le autorità sanitarie non lo autorizzeranno”.

La detenzione domiciliare è prevista, in linea di principio, per un periodo di sei mesi. “In questo primo decreto potranno beneficiare le persone che sono sul punto di uscire dal carcere” – ha spiegato il ministro della Giustizia Margarita Cabello Blanco, in una conferenza stampa on-line in cui ha ammesso che “il decreto di per sé non è sufficiente per affrontare l’emergenza, ma è un primo passo importante”. Il ministro ha spiegato che hanno ridotto il numero di possibili beneficiari da 10.000 a quasi 4.000 per accelerare le operazioni e che aspirano a raggiungere un numero maggiore con nuove misure. Il sovraffollamento è un problema cronico nel sistema carcerario colombiano, che ha una capacità di 80.000 prigionieri, ma ne ospita circa 124.000 nelle 132 carceri del Paese.

Sabato 21 marzo, i detenuti in varie carceri del paese si erano ribellati per chiedere misure sanitarie che li proteggessero dalla pandemia. Il bilancio peggiore si è registrato al Carcere Modelo di Bogotá, dove il Ministero della Giustizia ha riportato 23 morti e 83 feriti, sebbene abbia attribuito gli eventi a un “massiccio e criminale tentativo di evasione e rivolte”. Più tardi, la Procura generale ha individuato i responsabili delle sommosse nei leader del dissenso delle FARC, che hanno preso le distanze dal processo di pace, e i membri dell’Esercito di Liberazione Nazionale, ultima guerriglia attiva nel paese.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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