USA: pressioni sulla Cina sulle origini del coronavirus

Pubblicato il 16 aprile 2020 alle 16:04 in Cina USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno aumentato la pressione sulla Cina riguardo alla pandemia di coronavirus, con il presidente Donald Trump che afferma che la sua amministrazione sta cercando di determinare l’origine del virus.

Il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, ha anche invitato Pechino a “confessare” ciò che sa. Il 15 aprile, durante una conferenza stampa alla Casa Bianca, a Trump è stato chiesto dei rapporti riguardanti una possibile fuga del virus da un laboratorio di Wuhan, dove è stato registrato per la prima volta il coronavirus. “Stiamo facendo un esame molto approfondito di questa orribile situazione”, ha risposto. Alla domanda se avesse sollevato l’argomento nelle sue conversazioni con il presidente cinese Xi Jinping, Trump ha dichiarato: “Non voglio discutere di cosa gli ho parlato riguardo ai laboratori, non voglio proprio discuterne, è inappropriato in questo momento”. 

Almeno 136.000 persone in tutto il mondo sono morte per la malattia, con quasi 31.000 decessi solo negli Stati Uniti. A più di due milioni di persone è stato diagnosticato il virus, mentre almeno mezzo milione è guarito. Pompeo, dopo la conferenza stampa di Trump, ha affermato: “sappiamo che questo virus è nato a Wuhan, in Cina”. “Abbiamo davvero bisogno che il governo cinese si apra” e aiuti a spiegare “esattamente come si è diffuso questo virus”, ha aggiunto. “Il governo cinese deve confessare”, ha riferito. Il Wuhan Institute of Virology, finanziato dallo Stato cinese, ha respinto le accuse secondo cui il virus potrebbe essere stato sintetizzato in uno dei suoi laboratori e essere uscito dalla sua struttura. Il ministero degli Esteri cinese ha notato, il 16 aprile, che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che non ci sono prove che il coronavirus sia stato creato in laboratorio.

È cruciale che la Cina e gli Stati Uniti gestiscano correttamente le loro relazioni durante la pandemia, aveva riferito il 15 aprile il diplomatico cinese, Yang Jiechi, a Mike Pompeo. Yang ha parlato con il segretario di Stato durante una conversazione telefonica e ha dichiarato che sperava che gli Stati Uniti sarebbero venuti incontro alla Cina, concentrandosi sulla cooperazione e aiutando a promuovere relazioni bilaterali in linea con gli interessi fondamentali dei due Paesi, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Reuters, che cita un’emittente cinese. La Cina è disposta a continuare a condividere informazioni ed esperienze sulla prevenzione e il controllo delle epidemie con gli Stati Uniti, ha aggiunto Yang.

Già il 7 aprile, il segretario di stato USA, Mike Pompeo, aveva esortato tutti i Paesi a essere trasparenti e onesti nell’affrontare la pandemia di coronavirus, in un velato riferimento alla Cina. Parlando durante una conferenza stampa presso il Dipartimento di Stato, Pompeo non ha menzionato la Cina ed ha evitato la dura retorica che aveva usato in altre occasioni. In precedenza, il segretario aveva accusato Pechino di aver nascosto le dimensioni dell’epidemia e di non aver condiviso dati precisi con il resto del mondo. Pompeo ha anche evitato di utilizzare il termine “virus di Wuhan”, in riferimento alla città cinese dove è nata la pandemia. Questa definizione ha più volte causato il nervosismo dei rappresentanti cinesi. Interrogato sui rapporti bilaterali con Pechino, Pompeo ha affermato che tutti i Paesi hanno l’obbligo di fornire dati precisi e tempestivi per aiutare il mondo a conoscere meglio il virus.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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