UE dona alla Nigeria 55 milioni di dollari per combattere il coronavirus

Pubblicato il 16 aprile 2020 alle 18:17 in Europa Nigeria

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La Nigeria beneficerà di una donazione di 55 milioni di dollari da parte dell’Unione europea per dare impulso alla lotta contro il coronavirus. Una dichiarazione della presidenza ha confermato la notizia dopo un incontro tra la delegazione europea e il presidente nigeriano, Muhammadu Buhari, mercoledì 15 aprile. “Ricevendo la delegazione dell’UE, guidata dallambasciatore Ketil Karlsen, il presidente Buhari ha affermato che la donazione sarà molto utile alla Nigeria per sostenere gli sforzi nel limitare la diffusione del virus e nel prevenirne un focolaio nella nostra comunità, così come per rivitalizzare i sistemi sanitari nazionali, ha scritto la presidenza su Twitter.

Nelle sue osservazioni, l’ambasciatore Karlsen ha descritto la donazione, incanalata attraverso il fondo delle Nazioni Unite COVID-19, come il più grande contributo singolo finora offerto alla Nigeria e il più grande sostegno che l’UE abbia fornito al di fuori dell’Europa. L’ambasciatore dell’UE si è congratulato con il presidente Buhari per “un discorso molto potente alla nazione”, sottolineando che “in effetti la situazione attuale non è uno scherzo e che lUnione desidera lodare il presidente per aver adottato misure coraggiose e necessarie”. Karlsen ha inoltre annunciato che l’Unione europea sta mobilitando altre fonti di finanziamento e ha già offerto 1,2 milioni di euro all’UNICEF per lacquisto di beni nel Paese africano.

La Nigeria, con circa 200 milioni di abitanti, è la nazione più popolosa dell’Africa. Circa 20 milioni di persone risiedono nella megalopoli di Lagos. Gli esperti sanitari hanno sollevato gravi preoccupazioni in merito all’eventualità che si sviluppi nel Paese un ampio focolaio di coronavirus. Anche nelle maggiori città, il sistema sanitario nazionale soffre di mancanza di strutture adeguate e di scarsità di risorse. Il governo ha promesso una serie di misure di sostegno per alleviare la situazione economica dei più vulnerabili, ma molti sostengono che non è ancora stato fatto abbastanza per coloro che soffrono la fame. “La stragrande maggioranza dei nigeriani dipende da salari giornalieri, devono uscire per ottenere denaro e poter comprare il cibo da mettere sul tavolo per le loro famiglie. Per le prossime due settimane, rimarranno a casa senza lavoro e senza possibilità di ottenere denaro”, ha affermato Ahmed Idris, corrispondente di Al Jazeera da Abuja.

Nel frattempo, la polizia nigeriana sta rafforzando le sue operazioni a Lagos e Ogun dopo che circa 200 sospetti sono stati arrestati per il timore di un aumento della criminalità durante il blocco. Ciononostante, Buhari ha affermato che l’adesione al divieto di movimento e circolazione, così come alle altre restrizioni introdotte dai governatori statali di tutto il Paese, risulta “generalmente buona”.

Intanto, nel continente i numeri continuano a salire. La maggior parte dei casi continua ad essere registrata, per il momento, nella regione del Nord Africa. Il Marocco conta, allo stato attuale, 1.888 casi, l’Algeria 2.070, la Tunisia 747, l’Egitto 2.350 e la Libia 35. I casi nell’Africa subsahariana, invece, risultano ad oggi i seguenti: 7 in Mauritania, 299 in Senegal, 9 in Gambia, 363 in Guinea, 43 in Guinea-Bissau, 144 in Mali, 528 in Burkina Faso, 11 a Capo Verde, 59 in Liberia, 638 in Costa d’Avorio, 636 in Ghana, 77 in Togo, 35 in Benin, 373 in Nigeria, 848 in Camerun, 41 in Guinea Equatoriale, 57 in Gabon, 74 in Repubblica del Congo, 11 in Repubblica Centrafricana, 241 in Repubblica Democratica del Congo, 16 in Namibia, 2.415 in Sudafrica, 15 in Eswatini, 45 in Zambia, 134 in Ruanda, 5 in Burundi, 53 in Tanzania, 216 in Kenya, 60 in Somalia, 82 in Etiopia, 363 in Gibuti, 32 in Sudan, 4 in Sud Sudan, 324 nelle Mauritius, 108 in Madagascar, 23 in Ciad, 570 in Niger, 19 in Angola, 18 in Zimbabwe, 28 in Mozambico, 55 in Uganda, 35 in Eritrea, 11 in Sierra Leone, 13 in Botswana, 16 in Malawi, 4 a Sao Tome e Principe.

Diverse nazioni africane hanno recentemente imposto divieti di viaggio da e per l’Europa e gli Stati Uniti, vietato le adunanze pubbliche, comprese quelle religiose, dichiarato l’emergenza nazionale, chiuso i confini, imposto il blocco o il coprifuoco. Tuttavia, gli esperti affermano che gli abitanti del continente non hanno ancora preso abbastanza sul serio la minaccia del virus. Se i presidenti africani hanno avviato misure rigorose per cercare di impedirne la diffusione, la popolazione civile sembra ancora ignara della reale portata del fenomeno. “Questo è il pericolo di cui sono preoccupato. Non vogliamo ripetere ciò che è accaduto in Cina”, ha dichiarato Oyewale Tomori, professore di virologia ed ex presidente dell’Accademia di Scienze nigeriana.

Ciò che spaventa di più è l’inadeguatezza dei sistemi sanitari, la povertà diffusa, la porosità dei confini e l’insicurezza legata alla presenza di gruppi ribelli e organizzazioni terroristiche. Tutti insieme, questi fattori rischiano di aumentare notevolmente le possibilità di contagio e di aggravare la situazione di emergenza qualora il virus dovesse diffondersi in maniera incontrollata sull’intero continente. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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