Siria: che cosa succede nel Nord del Paese

Pubblicato il 16 aprile 2020 alle 13:32 in Medio Oriente Siria

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Mentre le forze del regime hanno nuovamente violato la tregua, Mosca e Ankara, il 16 aprile, hanno provato a condurre le operazioni di pattugliamento nel governatorato siriano Nord-occidentale di Idlib. Nel frattempo, continuano le tensioni anche ad Hasaka, nel Nord-Est della Siria.

In particolare, secondo quanto riferito dal quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, nella mattina di giovedì 16 aprile l’esercito del regime, affiliato al presidente siriano, Bashar al-Assad, ha colpito più volte le aree di al-Bara e al-Fatira, nella periferia Sud di Idlib, mentre un aereo da ricognizione russo ha sorvolato le aree orientali del medesimo governatorato. Dall’altro lato, i gruppi di opposizione hanno preso di mira alcune postazioni del regime situate nel Sud, presso Maarat al-Nu’man. Diversi scontri via terra si sono verificati altresì nella sera del 15 aprile presso gli assi di al-Bara e Jabal al-Zawiya.

Parallelamente, la Russia e la Turchia sono riuscite a condurre le operazioni di pattugliamento ad Idlib, dopo che, nelle settimane precedenti, queste sono state ostacolate, per tre volte, da proteste e sit-in organizzati da gente locale e gruppi di opposizione. Secondo quanto riferito dal Ministero della Difesa turco, le operazioni del 16 aprile hanno visto la partecipazione di forze aeree e terrestri sia turche sia russe. L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani ha specificato che un convoglio militare di Mosca, formato da decine di veicoli militari, è partito dall’area Nord-orientale di Aleppo per poi dirigersi verso Ain al-Arab, mentre un elicottero a bassa quota ha sorvolato l’area.

Il 5 marzo scorso, il presidente russo, Vladimir Putin, ed il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan hanno raggiunto un accordo. Tra i diversi punti, oltre ad un cessate il fuoco per la regione di Idlib, le parti hanno concordato l’istituzione di un corridoio umanitario da porsi lungo una delle principali autostrade che percorrono la provincia di Idlib, da Est a Ovest, e l’organizzazione di pattuglie congiunte. Secondo quanto stabilito, queste dovrebbero interessare, in particolare, la strada M4 che collega Aleppo e Latakia, partendo dal villaggio di Tronba, situato ad Ovest della strategica città di Saraqib, per poi dirigersi verso il villaggio di Ain al Havr. Le operazioni sono state organizzate dal Centro di coordinamento congiunto russo-turco, istituito per monitorare l’attuazione del cessate il fuoco a Idlib, e l’obiettivo è facilitare e salvaguardare gli spostamenti dei civili per la M4 e prevenire la ripresa degli scontri militari nell’area.

Nel Nord-Est, invece, e, in particolare, nella periferia del governatorato di al-Hasakah, l’esplosione di un’autobomba ha causato morti e feriti, tra cui anche soldati turchi. L’obiettivo dell’attentato, ha specificato l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, è stato rappresentato da una postazione di una fazione di ribelli, affiliata alla Turchia, nota come Ahrar al-Sharqiya.

Il governatorato di Idlib rappresenta l’ultima roccaforte posta ancora sotto il controllo delle forze di opposizione ed è al centro di una violenta offensiva sin dal mese di aprile 2019. Questa è da inserirsi nel quadro del perdurante conflitto siriano, scoppiato il 15 marzo 2011 ed entrato oramai nel suo decimo anno. L’esercito di Assad, coadiuvato da Mosca, è riuscito a prendere il controllo di circa il 70% del territorio nazionale. Sul fronte opposto vi sono i ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia.

Prima della tregua del 5 marzo, Ankara aveva dato avvio all’operazione “Spring Shield”, esortando le forze di Assad a ritirarsi dalla zona di de-escalation, nel Nord-Ovest della Siria. La nuova offensiva faceva seguito alla morte di circa 34 soldati turchi, deceduti a causa di un raid siriano a Idlib, il 27 febbraio. Un episodio che aveva fatto temere un ulteriore esacerbarsi delle tensioni, sebbene sia Ankara sia Mosca si fossero dette contrarie ad un conflitto diretto sul suolo siriano. Tuttavia, nelle ultime settimane, la Turchia ha continuato ad inviare rinforzi militari nella regione siriana Nord-occidentale, dove sono stati schierati circa 20mila soldati.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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