Sbarcato in Libia barcone disperso: 49 sopravvissuti e 5 morti

Pubblicato il 16 aprile 2020 alle 9:33 in Immigrazione Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Guardia Costiera Libica ha riportato nel porto di Tripoli, mercoledì 15 aprile, circa 49 migranti, ritrovati a bordo di un barcone di cui si erano perse le tracce. Almeno 5 di loro sono invece stati recuperati in fin di vita mentre 7 risultano scomparsi. Secondo quanto dichiarato dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), una nave commerciale maltese avrebbe recuperato i migranti da un gommone alla deriva e li avrebbe consegnati alla Guardia Costiera Libica, che ha poi provveduto a trasferirli nel porto di Tripoli dove sono stati autorizzati a sbarcare dopo qualche ora.

“Abbiamo ragione di ritenere che si tratti della barca dispersa qualche giorno fa nell’area Sar di Malta”, ha scritto su Twitter l’IOM in Libia. L’imbarcazione farebbe parte dei quattro gommoni, con a bordo circa 258 persone, che sono dall’11 aprile alla deriva al largo della Libia, nella zona di ricerca e salvataggio maltese. La ONG Sea Watch aveva riferito, il 12 aprile, che uno di questi gommoni si sarebbe rovesciato lasciando naufragare le circa 85 persone che vi si trovavano sopra. “Lasciati morire soli nel giorno di Pasqua da un’Europa che parla a vuoto di solidarietà verso le persone che soffrono. 250 persone erano alla deriva da ieri su 4 gommoni. Oggi Frontex ha segnalato che 3 sono ancora in mare mentre uno si è capovolto ed è naufragato con le persone a bordo”, aveva scritto su Twitter il profilo italiano della ONG. 

Il gruppo sbarcato mercoledì a Tripoli comprende persone di nazionalità eritrea e sudanese, di cui 8 donne e 3 bambini. Tutti sono stati portati in uno dei numerosi centri di detenzione della capitale. “Non abbiamo chiarezza sulle procedure che verranno seguite o che seguiranno da ora in poi”, ha riferito l’ufficio dell’IOM in una nota. Centinaia di migranti continuano a tentare di attraversare il Mediterraneo nonostante alcuni Paesi europei, come Malta e l’Italia, abbiano dichiarato i loro porti inaccessibili a causa dell’epidemia di coronavirus.

Il 7 aprile, l’Italia ha chiuso i suoi porti alle navi delle ONG per l’intera durata dell’emergenza sanitaria nazionale, dichiarando che non possono più essere considerati sicuri. “Per tutta la durata dell’emergenza sanitaria nazionale causata dalla diffusione del COVID-19, i porti italiani non possono garantire i requisiti necessari per essere definiti e classificati come porti sicuri”, ha dichiarato il decreto governativo. L’emergenza nazionale dovrebbe protrarsi fino al 31 luglio, secondo le disposizioni attuali, ma la scadenza potrebbe essere estesa. La norma appena emanata, nello specifico, riguarda “i casi di soccorso effettuati da parte di unità navali battenti bandiera straniera al di fuori dell’area SAR (ricerca e soccorso) italiana”.

Sulla scia dell’Italia, il governo maltese ha approvato all’unanimità, l’11 aprile, una decisione che impedisce alle navi delle organizzazioni no-profit e ad altre imbarcazioni di portare nel Paese le persone salvate in mare, ovvero migranti, rifugiati e richiedenti asilo. In una dichiarazione congiunta, 13 ONG impegnate nei salvataggi in mare hanno dichiarato di essere “scioccate” dall’annuncio di Malta. “È inaccettabile per Malta sfruttare la pandemia di COVID-19 per accantonare i suoi obblighi in materia di diritti umani e mettere in pericolo la vita di uomini, donne e bambini”, si legge nella nota. “Pur riconoscendo le sfide che Malta si ritrova ad affrontare, insistiamo sul fatto che i migranti non debbano essere sacrificati per il benessere della nazione. Le emergenze nazionali dovrebbero essere superate con solidarietà e compassione. Pertanto invitiamo Malta a garantire il salvataggio e lo sbarco delle persone sotto la sua responsabilità”, conclude la nota.

Nelle ultime settimane i territori libici hanno assistito ad una crescente escalation, mentre nella giornata di mercoledì sono stati uditi bombardamenti nei pressi del centro della città di Tripoli. Questi ultimi episodi rappresentano una violazione della tregua esortata dalle Nazioni Unite e da diversi Paesi a livello internazionale, di fronte alla crescente diffusione del coronavirus, nel mondo così come nei Paesi Nord-africani.

La Libia funge da porta principale per i migranti africani che sperano di raggiungere l’Europa. Attualmente, ci sono quasi 700.000 migranti e rifugiati bloccati nel Paese nordafricano. Più di 16.700 persone sono morte attraversando il Mediterraneo dal 2015, di cui almeno 241 solo quest’anno. Più di 500 migranti sono partiti dalla Libia negli ultimi giorni, nel tentativo di raggiungere l’Europa, secondo l’IOM. Oltre a quelli intercettati e salvati, altri 67 migranti hanno raggiunto la scorsa settimana l’isola italiana di Lampedusa, dove sono entrati in una quarantena preventiva di due settimane a causa del COVID-19.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.