Rep. Dem. del Congo: 28 persone uccise in due attacchi separati

Pubblicato il 16 aprile 2020 alle 12:23 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Almeno 28 persone sono state uccise in due attacchi separati effettuati nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, una regione in preda alla violenza dei gruppi armati. Gli assalitori del CODECO hanno attaccato le persone del villaggio di Koli mentre dormivano, uccidendo 22 civili”, ha dichiarato, mercoledì 15 aprile, il capo della regione amministrativa di Djugu, nella provincia di Ituri, Adel Alingi, riferendosi alla Cooperativa per lo Sviluppo del Congo, un gruppo armato politico-religioso particolarmente attivo nelle regioni del Nord-Est, ricche di oro, e abituato a prendere di mira la comunità etnica degli Hema. La maggior parte dei membri del CODECO proviene dall’etnia Lendu.

Il raid contro il villaggio di Koli ha avuto luogo durante la notte tra sabato 11 e domenica 12 aprile. “Tutte le vittime provengono dalla comunità di Hema”, ha riferito Alingi all’agenzia di stampa Agence France Presse, specificando che il motivo dell’attacco rimane tuttora poco chiaro. “La gente del villaggio per fuggendo per paura di nuove offensive”, ha aggiunto. Il conflitto tra Lendu, principalmente agricoltori, e Hema, per la maggior parte pastori e commercianti, ha una lunga storia nella provincia di Ituri. Decine di migliaia di persone sono state uccise tra il 1999 e il 2003 durante continui scontri etnici. Secondo le Nazioni Unite, la maggior parte delle vittime appartenevano alletnia Hema. Il conflitto si è poi riacceso negli ultimi anni. In base a un rapporto dellONU pubblicato a gennaio, più di 700 persone sarebbero state uccise a Ituri dalla fine del 2017. Alcune di queste morti potrebbero essere classificate come crimini contro l’umanità”, secondo le valutazioni delle Nazioni Unite.

In un secondo attacco, effettuato martedì 14 aprile, 2 soldati, un civile e 5 membri della milizia delle Forze democratiche alleate (ADF) sono rimasti uccisi durante uno scontro a Beni, nella vicina provincia del Nord Kivu. La notizia è stata confermata dal portavoce regionale dell’esercito, Anthony Mualushayi. L’ADF ha iniziato a condurre le sue offensive in Uganda in opposizione al presidente Yoweri Museveni. Più tardi, durante le guerre del Congo degli anni ’90, il gruppo si è esteso nella provincia del Nord Kivu, al confine tra lUganda e la Repubblica Democratica del Congo. Dall’ottobre 2014, il gruppo è stato accusato di aver ucciso più di 1.000 civili. Secondo i dati pubblicati da un’organizzazione della società civile, la Kivu Security Tracker (KST), più di 300 persone sono state uccise nella regione di Beni dal 30 ottobre, quando l’esercito ha intensificato le operazioni di repressione dei gruppi armati. Le truppe congolesi hanno rivendicato una serie di successi nella regione, affermando di aver distrutto tutte le roccaforti dell’ADF nella foresta intorno a Beni e ucciso 5 dei suoi 6 leader. Secondo quanto stimato dalle Nazioni Unite, il numero di combattenti dell’ADF si aggirava nel 2018 intorno alle 450 unità. A dicembre 2019, il presidente Felix Tshisekedi ha annunciato di aver inviato altri 22.000 soldati a combattere contro i ribelli della regione di Beni, incluse le forze speciali. Gli Stati Uniti hanno imposto pesanti sanzioni sui leader delle Forze Democratiche Alleate, accusati di aver compiuto abusi e violazioni dei diritti umani, come stupri di massa, torture e uccisioni.

Si stima che circa 160 formazioni ribelli, con un totale di oltre 20.000 combattenti, siano ancora attive nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Negli ultimi 20 anni, le Nazioni Unite hanno cercato di stabilizzare la situazione del Paese africano dispiegando una forza di pace di circa 15.000 persone. Tuttavia, si tratta nella maggior parte dei casi di agenti con un mandato limitato e ciò può spiegare, da un certo punto di vista, la loro scarsa esperienza nel difendere i civili.

Le violenze, inoltre, continuano nonostante nei giorni scorsi siano stati rilevati nuovi casi di Ebola nel Paese. Le organizzazioni internazionali sono preoccupate che un nuovo scoppio della malattia possa aver luogo nel mezzo dei combattimenti e in concomitanza con la diffusione della nuova epidemia di coronavirus facendo collassare completamente il sistema sanitario nazionale. L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha affermato che l’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo costituisce ancora un’emergenza sanitaria di interesse mondiale a seguito dell’emergere di nuovi casi. Per quanto riguarda la situazione del coronavirus, i casi confermati, finora, sono saliti a 267.

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Chiara Gentili

di Redazione

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