Nigeria: scontri tra gruppi etnici rivali provocano 19 morti

Pubblicato il 16 aprile 2020 alle 11:40 in Africa Nigeria

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Almeno 19 persone sono state uccise nel mezzo di combattimenti tra gruppi etnici rivali nello stato di Taraba, in Nigeria. Il motivo della violenza riguarderebbe la rivendicazione della proprietà e dei diritti di pesca in un lago della regione. I gruppi etnici contrapposti sono quello di Shomo e quello di Jole, presenti principalmente nel distretto centrale di Lau.

“Diciannove persone sono state confermate morte”, ha dichiarato il portavoce della polizia di stato, David Misal, mercoledì 15 aprile. “Circa 100 case sono state bruciate e anche diverse persone sono rimaste ferite”, ha aggiunto. Misal ha specificato che la rivalità di lunga data tra le comunità vicine, in merito alla proprietà del lago, era già costata in passato decine di vite. Il governo ha vietato la pesca intorno al lago dopo tentativi falliti di riconciliazione da parte delle autorità statali e della polizia. “Tuttavia alcuni ribelli hanno infranto il divieto e hanno portato agli scontri”, ha riferito Misal.

Il presidente nigeriano, Muhammadu Buhari, ha condannato gli scontri in una dichiarazione pubblica, martedì sera, esprimendo rammarico per “il ricorso alla violenza su questioni che potrebbero essere risolte attraverso il dialogo”. “Questi frequenti episodi di violenza etnica sono un fallimento della leadership della comunità e rappresentano il rifiuto di abbracciare il dialogo come mezzo di risoluzione dei conflitti”, ha affermato Buhari. Gli scontri etnici sui diritti di terra e acqua sono comuni in diverse parti della Nigeria, in particolare tra pastori nomadi e agricoltori delle regioni centrali.

Nel Nord-Est della Nigeria sono presenti gruppi di etnia Fulani, dediti principalmente allallevamento di bestiame. I pastori Fulani sono stati talvolta coinvolti in scontri armati con lorganizzazione terroristica di Boko Haram, accusata di frequenti attacchi. Boko Haram è un gruppo fondamentalista nigeriano che, da quando ha avviato le proprie offensive, nel 2009, ha ucciso più di 35.000 persone e costretto circa 2,6 milioni di cittadini ad abbandonare le proprie case. Durante i loro assalti, i militanti dell’organizzazione rapiscono spesso donne e bambini per arruolarli e costringerli a compiere attentati suicidi. La rivolta, cominciata nel Nord-Est della Nigeria, si è allargata fino a coinvolgere, Camerun, Niger e Ciad, causando una grave crisi umanitaria in tutta la regione. Per combattere i ribelli, i quattro Stati hanno istituito, nell’aprile 2012, una Task Force multinazionale congiunta (MNJTF).

Solo qualche anno fa, la situazione sembrava destinata a migliorare. Nel 2015, dopo essere stato eletto per la prima volta, il presidente Buhari aveva reso noto che l’esercito aveva fatto grandi passi avanti nella lotta contro Boko Haram. I militanti erano stati cacciati da Maiduguri, capitale dello Stato del Borno, e da altre città minori, trovandosi costretti a rifugiarsi nelle foreste. Tuttavia, con l’emergere di altre problematiche legate alla sicurezza, come le rivalità tra gruppi criminali nella regione di Zamfara, le uccisioni extragiudiziali della polizia regionale, gli scontri tra agricoltori e pastori nomadi nelle aree centrali, l’attenzione delle autorità di Abuja si è spostata altrove. Il governo stanzia l’equivalente di quasi 80 milioni di dollari ogni trimestre per lo sforzo bellico contro Boko Haram, eppure i soldati nigeriani mancano di munizioni e cure mediche sufficienti, lasciando molti cittadini perplessi sul reale utilizzo dei fondi. Secondo il Global Terrorism Index 2019, la Nigeria occupa il terzo posto tra i 163 Paesi del mondo di cui è stato misurato l’impatto della minaccia terroristica globale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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