L’Iraq condanna gli attacchi di Ankara

Pubblicato il 16 aprile 2020 alle 14:43 in Iraq Turchia

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Il Ministero degli Esteri iracheno ha duramente condannato, giovedì 16 aprile, un attacco condotto dalla Turchia nel Nord dell’Iraq il giorno precedente, il 15 aprile, che ha causato altresì la morte di 3 civili.

Secondo quanto riportato in una dichiarazione del portavoce degli Esteri iracheno, Ahmed al-Sahaf, Baghdad, oltre a consegnare una nota di protesta contro Ankara, ha convocato l’ambasciatore turco in Iraq, Fatih Yildiz. Anche il comando delle operazioni congiunte e della Difesa aerea hanno considerato l’accaduto del 15 aprile una “flagrante violazione” dello spazio aereo iracheno da parte di Ankara, nonché una violazione della sovranità del Paese.

Secondo quanto riferito da fonti curde, il 15 aprile droni di provenienza turca hanno bombardato un campo profughi situato a Makhmur, nel Nord dell’Iraq, causando la morte di 3 civili, di cui due donne. Un secondo attacco ha poi interessato Rawanduz, una città della regione del Kurdistan situata nel Governatorato di Erbil, vicino ai confini con l’Iran e la Turchia. Questo ha provocato la distruzione di un nascondiglio del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) e, secondo quanto riferito dal Ministero della Difesa di Ankara, la “neutralizzazione” di 4 membri del Partito. Con il termine “neutralizzare”, la Turchia indica che i militanti in questione si sono arresi oppure sono stati uccisi o catturati. Il PKK un’organizzazione paramilitare, sostenuta delle masse popolari del Sud-Est della Turchia di etnia curda, ma attiva anche nel Kurdistan iracheno. Per Ankara, l’Unione Europea e per gli Stati Uniti, tale Partito è da considerarsi un’organizzazione terroristica.

Da parte sua, il portavoce del comandante delle forze armate in Iraq, Abdul Karim Khalaf, ha affermato che l’attentato turco rappresenta “un atto di aggressione” che, se ripetuto, potrebbe avere conseguenze per Ankara e per le relazioni tra Iraq e Turchia. Il governo di Baghdad, ha continuato Khalaf, è pronto ad agire contro le operazioni che violano il territorio iracheno, ma, al contempo si è detto disponibile a cooperare per garantire la sicurezza dei confini, nel rispetto dei rapporti di buon vicinato e degli accordi internazionali.

Gli episodi di insorgenza del Partito in Turchia hanno avuto inizio nel 1984, con l’obiettivo di rivendicare i diritti della minoranza curda nel Paese. Risale al 23 marzo 2013 il cessate il fuoco tra la Turchia ed il PKK, annunciato ufficialmente dal leader Murat Karayilan. Tuttavia, nel corso degli anni, operazioni di guerrilla e scontri diretti tra forze curde e turche hanno causato la morte di oltre 40.000 persone.

Le regioni settentrionali irachene che vedono la presenza di membri del PKK sono Qandil, il Sud di Hakurk e il Nord di Erbil. Ankara, dal canto suo, ha condotto diverse operazioni contro le basi di tale Partito lungo il confine tra Turchia e Iraq, affermando che le aree montuose vengono impiegate dall’organizzazione per condurre attacchi e assalti letali verso i territori turchi. In tale quadro, il 27 maggio 2019, la Turchia ha lanciato l’Operazione Claw contro il PKK nel Nord dell’Iraq, neutralizzando oltre 400 militanti in 4 mesi.

Per quanto riguarda il campo di Makhmur, questo ospita più di 12.000 rifugiati curdi, fuggiti dalle persecuzioni della Turchia perpetrate negli anni Novanta. L’accampamento è dotato di un consiglio direttivo oltre che di un proprio esercito, le Unità di Protezione di Makhmur, istituito nel 2014 a seguito di attacchi da parte dello Stato Islamico. Secondo alcuni, tali forze armate hanno legami con il PKK.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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