Libia: gli ultimi sviluppi, Tunisi chiarisce la sua posizione

Pubblicato il 16 aprile 2020 alle 8:57 in Libia Tunisia

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Le forze del governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), continuano a rafforzare le proprie postazioni nell’Ovest delle Libia, mentre continuano altresì a difendersi dalle offensive dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) nel Sud di Tripoli. La Tunisia, dal canto suo, ha ribadito il proprio sostegno al GNA.

Secondo quanto riferito da al-Jazeera, le forze tripoline, nella giornata del 15 aprile, sono riuscite a contrastare un attacco dell’LNA, guidato dal generale Khalifa Haftar, presso l’asse di combattimento di Ain Zara, nel Sud della capitale, che ha consentito loro di sequestrare veicoli armati della fazione opposta. A detta di fonti militari, le forze di Haftar sono state costrette ad indietreggiare, ma, per salvaguardare i soldati in ritirata, hanno sparato colpi di mortaio. In tale quadro, nella serata di mercoledì 15 aprile, un bambino di 5 anni è morto e altri 2 sono rimasti feriti a seguito di un attacco perpetrato nell’area tripolina meridionale di Jamal al-Rabie’.

Parallelamente, l’esercito del GNA continua a rafforzare le proprie postazioni nell’Ovest della Libia, a seguito dei risultati raggiunti il 13 aprile scorso. Secondo quanto riportato da un corrispondente di al-Jazeera, le forze del GNA sono avanzate verso la periferia della base aerea di al-Watiya, appartenente all’LNA, cercando di attaccarla all’interno. Nel frattempo, il Ministero dell’Interno tripolino ha inviato personale aggiuntivo nelle città conquistate nei giorni precedenti e, nello specifico, a Sorman, Sabrata e al-‘Ajilat, con il fine di mettere in sicurezza le aree che si estendono da Tripoli fino al confine con la Tunisia.

Di fronte agli sviluppi degli ultimi giorni, la Missione di Sostegno delle Nazioni Unite in Libia (UNISMIL) ha espresso preoccupazione e, in una dichiarazione rilasciata il 15 aprile, ha condannato i bombardamenti condotti da Haftar nel Sud di Tripoli che spesso hanno colpito oggetti e soggetti civili. Allo stesso tempo, la Missione ha affermato di star seguendo quanto accaduto nelle prigione di Sorman, presa d’assalto, oltre al rilascio di 400 prigionieri avvenuto senza adeguate procedure legali. Non da ultimo, le Nazioni Unite si sono dette preoccupate per le operazioni di saccheggio, furto e incendio delle proprietà pubbliche e private delle città costiere occidentali, dove l’esercito tripolino è entrato dal 13 aprile.

In tale quadro, il presidente tunisino, Kais Saied, nel corso di una conversazione telefonica con il premier tripolino, Fayez al-Sarraj, ha ribadito il sostegno della Tunisia al GNA e alla “legittimità”, oltre al proprio rifiuto all’ingerenza di attori e Paesi esterni nel panorama libico. Da un lato, Saied ha evidenziato la necessità di lasciare ai libici la possibilità di risolvere i propri problemi, senza alcuna interferenza esterna, e, dall’altro lato, ha espresso fiducia nel ruolo di al-Sarraj, con la speranza che questo possa espandere il proprio controllo in tutta la Libia.

L’inizio della crisi libica è da far risalire al 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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