FMI approva aiuti di emergenza per Burkina Faso e Niger

Pubblicato il 16 aprile 2020 alle 18:03 in Burkina Faso Niger

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Il Comitato esecutivo del Fondo monetario internazionale (FMI) ha approvato un programma di aiuti per il Burkina Faso e il Niger nell’ambito del suo Strumento di credito rapido. Lobiettivo è quello di aiutare le nazioni dell’Africa occidentale ad affrontare l’impatto della pandemia dovuta al coronavirus. Nella dichiarazione rilasciata dopo la discussione, il Comitato ha affermato di aver approvato un esborso di 115 milioni di dollari per il Burkina Faso e uno di 114 milioni per il Niger.

Sebbene l’Africa rappresenti solo una frazione dei casi globali dell’epidemia, i suoi Paesi ne avvertono profondamente l’impatto economico. In un rapporto pubblicato giovedì 9 aprile, la Banca mondiale ha dichiarato che l’epidemia spingerà verosimilmente l’Africa sub-sahariana nella recessione, per la prima volta in 25 anni. Il rapporto della Banca sostiene che l’economia della regione potrebbe contrarsi fino al 5,1%, considerando che la crescita nel 2019 è stata del 2,4% e che il coronavirus costerà alla produzione dell’Africa sub-sahariana tra i 37 e i 79 miliardi di perdite a causa delle interruzioni al commercio e alla catena del valore.

Mercoledì 15 aprile, i ministri delle Finanze e i governatori delle Banche centrali dei Paesi facenti parte del G20, il gruppo che comprende le 20 maggiori economie a livello internazionale, hanno concordato un approccio coordinato per la sospensione dei pagamenti del debito a favore degli Stati più poveri del mondo. La misura entrerà in vigore a partire dal 1 maggio e durerà fino alla fine dell’anno. La direttrice del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva, e il capo della Banca mondiale, David Malpass, hanno elogiato il nuovo accordo raggiunto dal G20 per la sospensione dei pagamenti bilaterali del servizio del debito da parte dei Paesi più poveri. Georgieva ha poi specificato, durante la riunione, che il FMI “cerca urgentemente” 18 miliardi di dollari da utilizzare come nuove risorse da devolvere al fondo per la riduzione della povertà e per la crescita dei Paesi poveri.

Intanto, nel continente i numeri continuano a salire. La maggior parte dei casi continua ad essere registrata, per il momento, nella regione del Nord Africa. Il Marocco conta, allo stato attuale, 1.888 casi, l’Algeria 2.070, la Tunisia 747, l’Egitto 2.350 e la Libia 35. I casi nell’Africa subsahariana, invece, risultano ad oggi i seguenti: 7 in Mauritania, 299 in Senegal, 9 in Gambia, 363 in Guinea, 43 in Guinea-Bissau, 144 in Mali, 528 in Burkina Faso, 11 a Capo Verde, 59 in Liberia, 638 in Costa d’Avorio, 636 in Ghana, 77 in Togo, 35 in Benin, 373 in Nigeria, 848 in Camerun, 41 in Guinea Equatoriale, 57 in Gabon, 74 in Repubblica del Congo, 11 in Repubblica Centrafricana, 241 in Repubblica Democratica del Congo, 16 in Namibia, 2.415 in Sudafrica, 15 in Eswatini, 45 in Zambia, 134 in Ruanda, 5 in Burundi, 53 in Tanzania, 216 in Kenya, 60 in Somalia, 82 in Etiopia, 363 in Gibuti, 32 in Sudan, 4 in Sud Sudan, 324 nelle Mauritius, 108 in Madagascar, 23 in Ciad, 570 in Niger, 19 in Angola, 18 in Zimbabwe, 28 in Mozambico, 55 in Uganda, 35 in Eritrea, 11 in Sierra Leone, 13 in Botswana, 16 in Malawi, 4 a Sao Tome e Principe.

Diverse nazioni africane hanno recentemente imposto divieti di viaggio da e per l’Europa e gli Stati Uniti, vietato le adunanze pubbliche, comprese quelle religiose, dichiarato l’emergenza nazionale, chiuso i confini, imposto il blocco o il coprifuoco. Tuttavia, gli esperti affermano che gli abitanti del continente non hanno ancora preso abbastanza sul serio la minaccia del virus. Se i presidenti africani hanno avviato misure rigorose per cercare di impedirne la diffusione, la popolazione civile sembra ancora ignara della reale portata del fenomeno. “Questo è il pericolo di cui sono preoccupato. Non vogliamo ripetere ciò che è accaduto in Cina”, ha dichiarato Oyewale Tomori, professore di virologia ed ex presidente dell’Accademia di Scienze nigeriana.

Ciò che spaventa di più è l’inadeguatezza dei sistemi sanitari, la povertà diffusa, la porosità dei confini e l’insicurezza legata alla presenza di gruppi ribelli e organizzazioni terroristiche. Tutti insieme, questi fattori rischiano di aumentare notevolmente le possibilità di contagio e di aggravare la situazione di emergenza qualora il virus dovesse diffondersi in maniera incontrollata sull’intero continente. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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