Cipro-Stati Uniti: incontro tra vertici militari e aggiornamenti sull’embargo sulle armi

Pubblicato il 16 aprile 2020 alle 16:17 in Cipro USA e Canada

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L’inviato militare degli Stati Uniti a Cipro, il colonnello Andy Mack, ha incontrato il Capo di Stato Maggiore cipriota, Dimokritos Zervakis. 

È quanto rivelato, mercoledì 15 aprile, dal sito dello Stato Maggiore della Difesa cipriota, il quale ha specificato che durante l’incontro, avvenuto il giorno precedente, i due vertici hanno discusso questioni di comune interesse e possibili iniziative per estendere e ampliare la collaborazione in materia di Difesa su cui, secondo il Ministero della Difesa dell’isola, non è stato al momento siglato alcun accordo di cooperazione bilaterale con Washington. 

Le relazioni in ambito militare tra Cipro e Stati Uniti hanno subito un’accelerazione da quando, lo scorso 20 dicembre, il presidente statunitense, Donald Trump, aveva firmato la legge sul Mediterraneo Orientale, l’Eastern Mediterranean Security and Energy Partnership Act. Tale documento confermava la presenza di interessi strategici e securitari degli Stati Uniti nella regione del Mediterraneo orientale e, per tale ragione, promuoveva l’incremento della collaborazione in materia di energia e difesa con Cipro, Grecia e Israele. 

Il documento riconosceva altresì l’esistenza di un embargo sulle armi che Washington aveva imposto ai danni di Cipro nel 1987 con l’obiettivo di scongiurare l’emersione di ostacoli al processo di riunificazione dell’isola. Ciò nonostantecome ammesso anche all’interno della legge sul Mediterraneo orientale, Nicosia negli anni è comunque riuscita ad assicurarsi l’importazione di armi da altri Paesi, tra cui la Russia, accusata di minacciare gli interessi strategici degli Stati Uniti. 

In tale contesto, il Senato di Washington aveva deciso, tra le altre iniziative, di incrementare il proprio sostegno in materia di difesa nei confronti di Cipro attraverso la rimozione dell’embargo sulle armi, a patto che il fruitore finale dei beni fosse Nicosia, e l’allontanamento dell’interferenza della Russia nella regione. Per assicurare, però, la riuscita di tali intenti, Washington aveva chiesto a Grecia, Cipro e Israele di negare l’accesso ai propri porti delle navi da guerra russe che transitavano nelle acque del Mediterraneo orientale per fornire supporto al governo siriano di Bashar Al-Assad. In particolare, il Senato aveva espressamente inserito nel documento una clausola tale per cui la rimozione dell’embargo sulle armi imposto ai danni di Cipro fosse vincolata al divieto dell’approdo delle navi da guerra russe nei porti ciprioti. 

Tale clausola era stata inserita perché Cipro, in particolare, aveva siglato, il 28 febbraio 2015, un accordo bilaterale con la Russia che autorizzava l’approdo delle navi della Marina militare russe nei propri porti. A tale riguardo, il presidente della Federazione russa, Vladimir Putin, aveva rassicurato le potenze internazionali, dichiarando che avrebbe utilizzato i porti ciprioti solo per operazioni legate all’antiterrorismo e all’antipirateria. 

Dati i buoni rapporti con la Russia e l’esistenza di tale accordo bilaterale, il ministro della Difesa cipriota, Savvas Angelidesaveva dichiarato, il 29 giugno, ancor prima dell’approvazione dell’Eastern Mediterranean Security and Energy Partnership Act, che Nicosia non avrebbe annullato l’accordo con la Russia, anche in caso di rimozione dell’embargo sulle armi da parte degli Stati Uniti. 

In linea con ciò, lo scorso 15 gennaio, quindi dopo l’approvazione dell’Atto degli Stati Uniti, l’incrociatore lanciamissili della Flotta settentrionale russa, la Marshal Utsinov, aveva sostato per tre giorni nel porto cipriota di Limassol, fino al 18 gennaio. L’obiettivo della visita, come dichiarato alla Marina militare russa, era dimostrare la presenza navale della Russia nella regione, oltre che consentire un po’ di riposo all’equipaggio della nave. 

Tuttavia, il mancato rispetto da parte di Cipro dei vincoli previsti dall’Eastern Mediterranean Act non rappresenta del tutto un ostacolo alla rimozione dell’embargo. Nello specifico, secondo quanto scritto nel documento, gli obblighi imposti a Nicosia possono essere revocati, entro un anno fiscale dalla loro data di approvazione, attraverso il rilascio di un atto da parte del Capo di Stato statunitense che attesti la necessità di annullare l’embargo sulle armi a causa di motivi legati alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti. 

Ciò è tornato nuovamente all’attenzione quando, il 14 aprile, Al-Monitor ha ottenuto informazioni in merito all’invio di un memorandum presidenziale da parte di Trump e destinato al Segretario di Stato, Mike Pompeo, a cui è stato chiesto di valutare la rimozione dell’embargo sulle armi imposto ai danni di Cipro. 

A tale riguardo, il Greek City Times ha sottolineato, il 16 aprile, che è molto probabile che Pompeo approvi la rimozione dell’embargo sulle armi, a prescindere dal rispetto da parte di Cipro degli obblighi imposti dal Senato. Ciò, sottolinea il sito di informazione, deriva dal fatto che il vero target della rimozione dell’embargo non sia tanto la Russia, ma la Turchiale cui relazioni con Cipro sono tese, e a cui Washington non ha fornito i caccia F-35 in seguito all’acquisto dei missili russi S-400. Non a caso, sottolinea Al-MonitorAnkara ha, da tempo e senza successo, ostacolato che Washington si dirigesse verso la rimozione dell’embargo sulle armi.  

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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