Bahrein: il coronavirus, un motivo per ripristinare i voli con l’Iran

Pubblicato il 16 aprile 2020 alle 16:49 in Bahrein Iran

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Dopo aver registrato il settimo decesso da Covid-19, il 15 aprile, il Bahrein continua ad impegnarsi per rimpatriare i propri cittadini bloccati in Iran, sebbene non venissero effettuati voli diretti tra i due Paesi dal 2016.

Un’azione di tal tipo è giustificata dal fatto che l’Iran rappresenta il Paese maggiormente colpito dalla pandemia di coronavirus in Medio Oriente, oltre ad essere considerato il focolaio della regione. Secondo gli ultimi dati del 16 aprile, i decessi da Covid-19 in Iran hanno raggiunto quota 4.869, su 77.995 contagi totali. In Bahrein, invece, i casi positivi al coronavirus ammontano a 1.698. Tuttavia, per gran parte delle infezioni, si tratta di bahreiniti che hanno viaggiato precedentemente in Iran. L’ultimo decesso nel Regno è di un uomo di 60 anni, che riportava altresì patologie pregresse.

Il vicino Iran ha rappresentato anche per Manama meta di pellegrinaggio di centinaia di pellegrini sciiti, molti dei quali sono tuttora bloccati nel Paese. Ciò ha spinto il Regno a consentire alla propria compagnia nazionale, la Gulf Air, a riattivare i voli tra i due Paesi per riportare a casa i propri connazionali. Dal 13 aprile, sono più di 1000 i bahreiniti che sono riusciti a rientrare. Tuttavia, Bahrein e Iran non intrattengono legami diplomatici, ed i voli diretti tra i due Paesi erano stati interrotti nel 2016. In tale anno Manama aveva accusato Teheran di aver alimentato disordini contro i sovrani sunniti bahreiniti, mobilitando la maggioranza sciita considerata duramente repressa. Accuse che, tuttavia, l’Iran ha sempre negato.

Parallelamente, molti bahreiniti sciiti ogni anno si recano in pellegrinaggio presso le città iraniane, ritenute sante, di Mashad e Qom, passando per l’Oman e Dubai. Proprio Qom è considerata il focolaio dei primi casi di Covid-19 in Medio Oriente. Inoltre, il Bahrein ha sospeso i voli verso Dubai e l’Oman i collegamenti aerei verso il Regno. Ciò ha reso difficile il ritorno a casa dei cittadini bahreiniti a seguito diffondersi del virus. In tale quadro, il ministro degli Interni del Bahrein, Sheikh Rashid bin Abdullah al-Khalifa, ha precedentemente accusato Teheran di “aggressione biologica”, ritenuta un crimine ai sensi del Diritto Internazionale, per aver nascosto lo scoppio dell’epidemia e non aver timbrato i passaporti dei viaggiatori del Regno.

Tra le misure intraprese dal Bahrein per contrastare la diffusione del virus, scuole e università sono state chiuse, oltre a centri sportivi e ricreativi. I pazienti in quarantena sono stati obbligati ad indossare un braccialetto elettronico volto a monitorare i loro spostamenti e chi viola le misure restrittive sancite è soggetto a procedimenti penali. Dal 9 aprile, Manama ha decretato la riattivazione di alcune attività commerciali ed industriali, seppur in un quadro di misure preventive, tra cui il distanziamento, la facilitazione dello smart-working, le operazioni di sanificazione degli ambienti e la riduzione del numero del personale. Centri sportivi, cinema, bar e ristoranti continuano, invece, ad essere chiusi al pubblico, ma sono forniti servizi di consegna a domicilio.

Parallelamente, il Paese ha altresì annunciato l’avvio di studi clinici volti a contrastare il Covid-19 nei pazienti infetti. Questi si basano sull’utilizzo del plasma dei pazienti in fase di convalescenza e la sperimentazione riguarderà 20 casi positivi in isolamento e alcuni centri di terapia. Il plasma, una delle componenti del sangue, trasporta proteine e cellule attraverso il corpo e si pensa che, prelevandolo da pazienti convalescenti, contenga altresì gli anticorpi necessari per contrastare la malattia.

Tuttavia, il rischio di contagio è tuttora elevato nel terzo Paese più densamente popolato al mondo, in cui 1.5 milioni di abitanti vive in un territorio le cui dimensioni equivalgono grossomodo a quelle di New York City. Il Bahrein deve poi far fronte alla questione carceri, che, a detta delle organizzazioni per i diritti umani, sono caratterizzate da sovraffollamento e scarse condizioni igienico-sanitarie. I detenuti fino ad ora rilasciati ammontano a 1.468, ma secondo il Centro del Bahrein per i Diritti Umani molti prigionieri arrestati nel corso delle proteste del 2011 sono ancora in carcere.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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