Zimbabwe: autore di una fake news sul coronavirus rischia 20 anni di prigione

Pubblicato il 15 aprile 2020 alle 11:35 in Africa Zimbabwe

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Il presidente dello Zimbabwe, Emmerson Mnangagwa, ha minacciato di punire con 20 anni di prigione l’autore di una dichiarazione in cui si sostiene che il governo abbia deciso di estendere il blocco nazionale per contenere l’epidemia di coronavirus. Mnangagwa ha specificato, martedì 14 aprile, durante un’intervista all’emittente di stato ZBC che l’affermazione, circolata sui social media la settimana scorsa e immediatamente negata dal governo, è una “fake news”. “È assolutamente una sciocchezza, non ho mai detto di estendere il blocco”, ha chiarito il presidente.”Se troveremo la persona che ha fatto girare questa notizia, la punizione dovrà essere esemplare e potrebbe comportare la reclusione fino a 20 anni. Questo, penso, dobbiamo dimostrare se non vogliamo che vengano diffuse notizie false”.

Mnangagwa aveva annunciato un blocco nazionale di 21 giorni il 30 marzo, per cercare di contenere la diffusione del coronavirus.A tutti i cittadini è stato ordinato di rimanere a casa e sono stati consentiti solo i movimenti essenziali, legati a emergenze sanitarie o all’acquisto di cibo.Le autorità del Paese africano hanno finora confermato tre morti e 17 casi ufficiali di COVID-19, secondo i dati della Johns Hopkins University. Il presidente ha stabilito che il suo gabinetto si riunirà questa settimana per decidere se porre fine, modificare o estendere il blocco.

Il portavoce della polizia nazionale, Paul Nyathi, ha affermato che oltre 5.000 persone sono state arrestate per aver lasciato le loro case senza permesso.Mentre Nyathi ha negato di aver ricevuto denunce ufficiali di abusi da parte delle forze dell’ordine, il gruppo degli Avvocati per la difesa dei diritti umani dello Zimbabwe (ZLHR) ha affermato che le nuove misure di contenimento hanno comportato un aumento della violenza sui residenti accusati di non rispettare il blocco.L’associazione ha pertanto contattato l’Alta Corte per giudicare il caso di due cittadini che hanno dichiarato di essere stati abusati dalla polizia. “Questo appello richiede un ordine che protegga i residenti dall’azione violenta della polizia e dei soldati che stanno invadendo le case e aggredendo le persone per ordinare loro di rimanere nelle proprie abitazioni”, ha affermato ZLHR in una nota. In un editoriale pubblicato lunedì 13 aprile, il quotidiano Herald, di proprietà dello stato, ha criticato la polizia per aver molestato i giornalisti mentre svolgevano il loro lavoro durante il blocco. Alcuni di loro sarebbero stati costretti ad eliminare le foto e i video in cui venivano ripresi gli abusi delle forze di sicurezza. Da parte sua, Nyathi ha dichiarato di non essere a conoscenza degli incidenti.

Diverse nazioni africane hanno recentemente imposto divieti di viaggio da e per l’Europa e gli Stati Uniti, vietato le adunanze pubbliche, comprese quelle religiose, dichiarato l’emergenza nazionale, chiuso i confini, imposto il blocco o il coprifuoco. Tuttavia, gli esperti affermano che gli abitanti del continente non hanno ancora preso abbastanza sul serio la minaccia del virus. Se i presidenti africani hanno avviato misure rigorose per cercare di impedirne la diffusione, la popolazione civile sembra ancora ignara della reale portata del fenomeno. “Questo è il pericolo di cui sono preoccupato. Non vogliamo ripetere ciò che è accaduto in Cina”, ha dichiarato Oyewale Tomori, professore di virologia ed ex presidente dell’Accademia di Scienze nigeriana.

Ciò che spaventa di più è l’inadeguatezza dei sistemi sanitari, la povertà diffusa, la porosità dei confini e l’insicurezza legata alla presenza di gruppi ribelli e organizzazioni terroristiche. Tutti insieme, questi fattori rischiano di aumentare notevolmente le possibilità di contagio e di aggravare la situazione di emergenza qualora il virus dovesse diffondersi in maniera incontrollata sull’intero continente. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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