Romania: tensioni tra il governo e il capo di Stato

Pubblicato il 15 aprile 2020 alle 18:53 in Europa Romania

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Il governo della Romania è sotto accusa dopo aver approvato la richiesta della Chiesa Ortodossa di celebrare a domicilio i riti pasquali sotto la supervisione della polizia.  

È quanto rivelato, mercoledì 15 aprile, dal Bloomberg, il quale ha altresì riportato le critiche indirizzate al governo da parte del capo di Stato, Klaus Iohannis, il quale ha richiesto all’esecutivo di ritirare il permesso accordato alla Chiesa ortodossa. Nello specifico, il governo ha consentito ai volontari delle parrocchie accompagnati dalla polizia, in previsione della Pasqua ortodossa del 19 aprile, di dare la comunione e celebrare riti tradizionali a domicilio, recandosi nelle singole case. 

A tale riguardo, il ministro dell’Interno, Marcel Vela, ha dichiarato che la decisione dell’esecutivo rientra nel tentativo del governo di prevenire l’infrazione delle misure di restrizione sui movimenti da parte dei cittadini. In aggiunta, il premier, Ludovic Orban, ha rivelato che gli ufficiali di polizia che accompagneranno i volontari delle parrocchie assicureranno il rispetto delle misure di distanziamento sociale.  

Le critiche di Iohannis contro il governo derivano dalla gravità della situazione in Romania, dove il coronavirus ha causato il numero di vittime più alto dell’Est Europa. In tale contesto, il 14 aprile il capo di Stato ha annunciato l’estensione dello stato di emergenza nel Paese fino al 14 maggio, dopo aver già chiuso le scuole e vietato di partecipare alle messe, se non in streaming. In aggiunta, gli anziani di età superiore ai 65 anni possono uscire dalle proprie abitazioni solo tra le 11:00 e le 13:00. L’epicentro della pandemia in Romania si trova presso l’ospedale comunale di Suceava, attualmente in totale isolamento, dove oltre 180 membri del personale sanitario sono stati contagiati a causa della mancanza di dispositivi personali di protezione.     

In aggiunta, lo scorso 10 aprile, il governo di Bucarest ha approvato un decreto che prevede il blocco delle esportazioni di grano verso i Paesi al di fuori dell’Unione Europea per tutta la durata dello stato di emergenza. Annunciando la decisione del proprio esecutivo, il premier, Ludovic Orban, ha dichiarato che la Romania non può permettersi di rimanere senza grano a causa dell’avidità dei produttori, numerosi nel Paese, il quale è il secondo esportatore di grano dell’UE. In particolare, la misura adottata da Orban prevede che il grano potrà essere esportato ai Paesi membri dell’UE, i quali dovranno però impegnarsi a non rivendere a Stati terzi il bene acquistato dalla Romania.   

Il gesto dell’esecutivo di Bucarest è stato commentato dal direttore generale di una azienda di consulenza agricola ucraina, Sergey Feofilov, come una dimostrazione di un nuovo trend, ovvero il protezionismo alimentare, il che conferma l’esistenza di vere preoccupazioni sulla disponibilità del cibo.   

A tale riguardo, Bloomberg ha riportato le dichiarazioni della Commissione europea, la quale ha espresso il proprio disappunto in merito alla decisione di Bucarest. Nello specifico, il commissario per l’Agricoltura, Janusz Wojciechowski, ha dichiarato di ritenere tale misure sproporzionata rispetto all’emergenza in atto e che, per tale ragione, sarà analizzato a fondo il suo impatto sull’economia del mercato unico. In aggiunta, Wojciechowski ha rivelato di non essere informato sulla possibilità che in Romania si possa verificare una condizione di scarsità di beni alimentari.  

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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