I ritardi della Cina nel lanciare l’allarme per il coronavirus

Pubblicato il 15 aprile 2020 alle 18:08 in Asia Cina

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Il presidente cinese, Xi Jinping, ha avvertito le autorità internazionali sui pericoli del coronavirus il 20 gennaio, 7 giorni dopo che i leader cinesi avevano constato la gravità della situazione. Nuovi documenti rivelano i ritardi di Pechino nel gestire l’emergenza. 

Nei 6 giorni successivi al momento in cui un gruppo di alti funzionari cinesi ha stabilito di trovarsi di fronte ad una possibile pandemia di coronavirus, la città di Wuhan ha ospitato un banchetto per decine di migliaia di persone. Nelle ore successive, milioni di cittadini cinesi hanno iniziato i loro viaggi annuali per le celebrazioni del nuovo anno lunare.  A quel punto, oltre 3000 persone erano state contagiate, secondo nuovi documenti interni ottenuti dall’agenzia di stampa Associated Press. Tuttavia, secondo quanto riferisce il quotidiano Al-Jazeera English, il ritardo nel dare l’allarme della Cina, dal 14 gennaio al 20 gennaio, non è stato né il primo errore commesso dai funzionari cinesi, né il ritardo più lungo, poiché i governi di tutto il mondo hanno tentennato per settimane e persino mesi nell’affrontare il virus. 

Tuttavia, il ritardo del primo Paese ad affrontare il coronavirus è arrivato in un momento critico. Il tentativo della Cina di imporre una linea di demarcazione tra allertare il pubblico ed evitare il panico ha posto le basi per una pandemia che ora ha contagiato quasi 2 milioni di persone e ha causato oltre 126.000 vittime. “Questo è incredibile”, ha dichiarato il dottor Zuo-Feng Zhang, un epidemiologo presso l’Università della California, a Los Angeles. “Se avessero preso provvedimenti sei giorni prima, ci sarebbero stati molti meno pazienti e le strutture mediche sarebbero state sufficienti”, ha aggiunto. Tuttavia, un altro epidemiologo presso l’Università di Hong Kong, Benjamin Cowley, ha notato che si trattava di un momento delicato. Se i funzionari sanitari lanciano l’allarme troppo presto, la cosa può danneggiare la loro credibilità e paralizzare la capacità di mobilitare il pubblico, ha affermato.

Il ritardo di sei giorni dei leader cinesi a Pechino è arrivato dopo quasi due settimane durante le quali il Centro Nazionale per il Controllo delle Malattie non aveva registrato nuovi casi. Eppure, in quel periodo, dal 5 gennaio al 17 gennaio, centinaia di pazienti negli ospedali di Wuhan e non solo, presentavano i sintomi della malattia. I rigidi controlli cinesi sull’informazione, gli ostacoli burocratici e la riluttanza a inviare cattive notizie nella catena di comando hanno messo a tacere i primi avvertimenti, secondo quanto affermano gli analisti. Senza questi rapporti interni, solo il primo caso fuori dalla Cina, registrato in Thailandia il 13 gennaio, ha spinto i leader di Pechino per riconoscere il pericolo che attendeva tutto il mondo. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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