L’Iraq sospende la licenza di Reuters

Pubblicato il 15 aprile 2020 alle 10:28 in Iraq Medio Oriente

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L’Iraq ha sospeso per tre mesi la licenza concessa all’agenzia di stampa Reuters, dopo che questa ha pubblicato un rapporto in cui affermava che il numero di contagi da coronavirus era più elevato rispetto a quanto riferito ufficialmente.

Reuters sarà quindi costretta a sospendere le attività nella propria sede irachena. Per le autorità irachene, quanto commesso rappresenta una violazione delle regole e norme relative alla trasmissione mediatica di informazioni. La notizia è stata annunciata dall’agenzia di stampa stessa il 14 aprile, specificando che Reuters sarà altresì costretta a pagare un’ammenda di 25 milioni di dinari, pari a circa 21.000 dollari. A stabilirlo è stata la Commissione per la Comunicazione e i Media (CMC), l’autorità che autorizza e regolamenta i servizi di telecomunicazione, radiodiffusione e informazione in Iraq, la quale ha riferito che, date le circostanze attuali, la diffusione di dati non ufficiali sulla pandemia potrebbe ripercuotersi negativamente sulla salute e sulla sicurezza della società, oltre a dare un’immagine negativa della cellula di crisi responsabile di gestire le informazioni e i provvedimenti relativi al coronavirus.

Il rapporto oggetto della questione era stato pubblicato da Reuters il 2 aprile scorso. In particolare, si affermava che i casi positivi al Covid-19 erano migliaia, ben oltre i 772 confermati ufficialmente. Nel riportare la notizia, venivano citati tre medici coinvolti nella procedura dei test sulla positività al virus, un funzionario del ministero della Salute e un alto funzionario politico. Dal canto suo, il Ministero della Salute iracheno aveva immediatamente negato la notizia, riferendo che si trattava di informazioni errate. Il 14 aprile, Reuters si è detta rammaricata per la decisione presa, ma ha affermato che quanto pubblicato era basato su fonti mediche e politiche multiple e qualificate. Tuttavia, l’agenzia ha dichiarato di star lavorando per risolvere la questione, assicurando che continuerà a fornire notizie affidabili sull’Iraq.

Il presidente iracheno, Barham Salih, nel corso di un’intervista con la CNN, ha affermato che quanto stabilito è deplorevole e che la decisione è stata presa da un organo indipendente dal governo. Inoltre, Salih ha riferito di star lavorando con una squadra legale per provare a revocare la decisione e risolvere la questione. Tuttavia, ha aggiunto il capo di Stato, l’accaduto ha provocato problemi, in quanto ha dato per sottinteso una falsificazione dei dati forniti dal governo di Baghdad, e ciò non è vero.

L’episodio va ad aggiungersi ad un momento critico per l’Iraq, che si trova ad affrontare una crisi politica, problematiche di tipo economico, aggravate ulteriormente dal calo dei prezzi di petrolio, e l’emergenza coronavirus. Secondo i dati del 15 aprile della Johns Hopkins University, i casi positivi al Covid-19 in Iraq hanno raggiunto quota 1.400, di cui 78 decessi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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