Libia: continua l’offensiva delle forze tripoline

Pubblicato il 15 aprile 2020 alle 9:37 in Africa Libia

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Le forze del governo tripolino hanno continuato ad avanzare nelle aree ad Ovest della capitale Tripoli e verso la base aerea di al-Watiya, dopo che l’Esercito Nazionale Libico (LNA) ha condotto nuovi attacchi nelle medesime zone.

A riferirlo, il 14 aprile, un corrispondente di al-Jazeera, secondo cui le forze del governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), erano in attesa di istruzioni per colpire il quartiere Nord-occidentale di al-Watiya. Da parte sua, il portavoce delle forze tripoline, Mohamed Qanunu, ha affermato che il proprio esercito ha continuato a colpire le ultime postazioni dell’LNA situate nella zona, mentre uomini delle milizie guidate dal generale Khalifa Haftar hanno continuato a rifugiarsi all’interno della base.

La base aerea di al-Watiya, situata a 140 km a Sud- Ovest di Tripoli, era stata conquistata nel 2014 da milizie fedeli al generale Haftar, guidate da Idris Madi. Questa viene considerata la maggiore base ad Ovest di Tripoli e si estende fino al confine con la Tunisia. Le forze dell’LNA l’hanno impiegata prevalentemente come centro di controllo per le proprie operazioni nelle aree libiche occidentali, oltre che per mobilitare le proprie forze da e verso Est. Diverse volte, poi, al-Watiya ha rappresentato il punto di origine dei missili lanciati contro Tripoli. Tale base è stata il primo bersaglio dell’operazione Tempesta di Pace, intrapresa dalle forze del GNA il 25 marzo scorso.

Nel quadro di tale operazione, dal 13 aprile l’esercito di Tripoli è riuscito a prendere il controllo di vaste aree a Ovest della capitale, pari a circa 500 km di striscia costiera. Tra le ultime città conquistate vi sono Sorman e Sabrata, Mitrid e al-‘Ajilat. Si è trattato del primo progresso per l’esercito tripolino da quando le forze dell’Esercito Nazionale Libico hanno intrapreso l’offensiva volta alla conquista della capitale libica, il 4 aprile 2019. In un incontro del 14 aprile, il capo del Consiglio presidenziale tripolino, nonché premier, Fayez al-Sarraj, ha riferito ai comandanti delle sale operative di essere determinato a contrastare i piani di quei Paesi che continuano a sostenere Haftar, inviando armi e aerei volti a colpire la capitale Tripoli.

Nelle ultime settimane i territori libici hanno assistito ad una crescente escalation, mentre continuano altresì gli scontri nel Sud della capitale. Tali ultimi episodi rappresentano una violazione della tregua esortata dalle Nazioni Unite e da diversi Paesi a livello internazionale, di fronte alla crescente diffusione del coronavirus, nel mondo così come nei Paesi Nord-africani.

L’inizio della crisi libica è da far risalire al 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

In tale quadro, dal primo aprile, è entrata ufficialmente in azione l’operazione Eunavfor Med Irini, dopo che, il 31 marzo, il Consiglio europeo ha formalmente adottato la decisione per il suo avvio. L’Unione Europea ha specificato che si tratta di una missione aerea e navale, attiva nel Mediterraneo orientale, volta a far rispettare l’embargo in Libia e a fermare il traffico di armi. Irini sostituirà la vecchia operazione Sophia, il cui mandato è scaduto proprio a fine marzo.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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