La Tunisia chiede sostegno all’UNHCR per gestire l’afflusso di rifugiati

Pubblicato il 15 aprile 2020 alle 16:22 in Immigrazione Tunisia

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La Tunisia ha chiesto all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) di prepararsi a fornire aiuti al Paese nordafricano nel caso di un grande afflusso di rifugiati dalla Libia. Le preoccupazioni del governo tunisino sono emerse durante un colloquio tra il ministro della Difesa, Imed Hazgui, e il rappresentante dellUNHCR a Tunisi, Hanan Hamdan, mercoledì 15 aprile. Il ministro ha evidenziato la precarietà della situazione della sicurezza in Libia e ha ribadito la responsabilità dellagenzia dellONU di fornire supporto materiale e logistico alla Tunisia in caso di un esodo di richiedenti asilo dal Pase vicino. “La Tunisia sta monitorando attentamente gli sviluppi in Libia ed è pronta a far fronte a qualsiasi contingenza, affermando la volontà dell’istituzione militare di cooperare con l’UNHCR in tutte le aree”, si legge nel comunicato redatto dal Ministero della Difesa al termine dell’incontro.

La situazione in Libia è ulteriormente peggiorata a causa del coronavirus e del persistere della guerra civile. Attualmente, le forze del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli stanno continuando ad avanzare nelle aree ad Ovest della capitale e verso la base aerea di al-Watiya, anche dopo che le truppe dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) hanno condotto nuovi attacchi nelle medesime zone. La base aerea di al-Watiya, situata a 140 km a Sud- Ovest di Tripoli, era stata conquistata nel 2014 da milizie fedeli al generale Haftar, guidate da Idris Madi. Questa viene considerata la maggiore base ad Ovest di Tripoli e si estende fino al confine con la Tunisia. Al-Watiyaè stata il primo bersaglio dell’operazione Tempesta di Pace, intrapresa dalle forze del GNA il 25 marzo scorso.Nel quadro di tale operazione, dal 13 aprile l’esercito di Tripoli è riuscito a prendere il controllo di vaste aree a Ovest della capitale, pari a circa 500 km di striscia costiera. Tra le ultime città conquistate vi sono Sorman e Sabrata, Mitrid e al-‘Ajilat. Si è trattato del primo progresso per l’esercito tripolino da quando le forze dell’Esercito Nazionale Libico hanno intrapreso l’offensiva volta alla conquista della capitale libica, il 4 aprile 2019. 

Nelle ultime settimane i territori libici hanno assistito ad una crescente escalation, mentre continuano altresì gli scontri nel Sud della capitale. Tali ultimi episodi rappresentano una violazione della tregua esortata dalle Nazioni Unite e da diversi Paesi a livello internazionale, di fronte alla crescente diffusione del coronavirus, nel mondo così come nei Paesi Nord-africani.

Nel frattempo, quattro gommoni con a bordo 258 persone sono alla deriva al largo della Libia, nella zona di ricerca e salvataggio maltese, dall’11 aprile. La ONG Sea Watch ha riferito, il 12 aprile, che uno di questi gommoni si sarebbe rovesciato lasciando naufragare le circa 85 persone che vi si trovavano sopra. “Lasciati morire soli nel giorno di Pasqua da un’Europa che parla a vuoto di solidarietà verso le persone che soffrono. 250 persone erano alla deriva da ieri su 4 gommoni. Oggi Frontex ha segnalato che 3 sono ancora in mare mentre uno si è capovolto ed è naufragato con le persone a bordo”, ha scritto su Twitter il profilo italiano della ONG. 

La Libia funge da porta principale per i migranti africani che sperano di raggiungere l’Europa. Attualmente, ci sono quasi 700.000 migranti e rifugiati bloccati nel Paese nordafricano. Più di 16.700 persone sono morte attraversando il Mediterraneo dal 2015, di cui almeno 241 solo quest’anno. Più di 500 migranti sono partiti dalla Libia negli ultimi giorni, nel tentativo di raggiungere l’Europa, secondo l’IOM. Tuttavia, la decisione di alcuni Paesi europei, come Malta e lItalia, di chiudere i propri porti alle navi che effettuano operazioni di salvataggio nel Mediterraneo, per tutta la durata dellemergenza dovuta al coronavirus, potrebbe portare i migranti e i rifugiati bloccati in Libia a spostarsi via terra attraversando le frontiere dei Paesi vicini.

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Chiara Gentili

di Redazione

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