La Nigeria condanna i maltrattamenti contro i suoi cittadini in Cina

Pubblicato il 15 aprile 2020 alle 9:22 in Cina Nigeria

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La Nigeria ha condannato i filmati “estremamente angoscianti” ed “inaccettabili” in cui vengono mostrati i maltrattamenti subiti dai suoi cittadini in Cina a causa della pandemia di coronavirus. Martedì 14 aprile, durante un incontro con l’ambasciatore cinese, Zhou Pingjian, ad Abuja, il ministro degli Esteri nigeriano, Geoffrey Onyeama, ha dichiarato: “Stanno circolando video sui social media di scene e incidenti molto inquietanti che coinvolgono i nigeriani residenti nella città di Guangzhou”. Onyeama ha specificato che i concittadini sono stati discriminati soprattutto negli hotel e nei ristoranti e stigmatizzati come presunti untori e portatori di coronavirus. “Abbiamo visto le immagini di nigeriani ammassati per le strade con i loro beni e questo è stato estremamente angosciante per noi a casa”, ha aggiunto il ministro definendo la situazione “inaccettabile”. Il governo nigeriano, pertanto, ha chiesto “un’azione immediata” da parte delle autorità cinesi. Dal canto suo, l’ambasciatore cinese ha affermato che Pechino sta prendendo “molto sul serio” la questione sollevata dal ministro nigeriano e ha sottolineato che Pechino continuerà a promuovere legami cordiali e buone relazioni bilaterali con Abuja.

Le accuse di discriminazione coinvolgono soprattutto la città meridionale di Guangzhou e sono legate alla pandemia di coronavirus. Avendo messo sotto controllo il focolaio scoppiato nella città di Wuhan, Pechino è ora preoccupata per i contagi importati dall’esterno e sta intensificando il controllo degli stranieri che entrano nel Paese, rafforzando soprattutto i controlli alle frontiere.

Tuttavia, mentre gli africani in Cina affermano di essere diventati bersaglio di accuse e sottoposti a sfratti forzati, quarantene arbitrarie e test di massa, Pechino nega qualsiasi tipo di discriminazione. Martedì scorso, la catena di fast-food americana McDonald si è scusata per aver appeso un cartello in uno dei suoi ristoranti a Guangzhou, in cui si vietava l’ingresso ai neri. Sabato 11 aprile, l’Unione Africana ha espresso “estrema preoccupazione” per la situazione a Guangzhou e ha invitato il governo cinese ad adottare immediatamente misure correttive.

Il 12 aprile, gli ambasciatori africani a Pechino hanno scritto una lettera al ministro degli Esteri della Repubblica Popolare Cinese (RPC), Wang Yi, per denunciare casi di discriminazione, verificatisi di recente nel contesto generale delle misure di contenimento del coronavirus. In particolare, gli ambasciatori hanno espresso preoccupazione per la situazione dei propri connazionali e hanno chiesto che il Paese risponda del maltrattamento e delle molestie subiti dagli africani, soprattutto a Guangzhou. Nella lettera, si afferma che una tale stigmatizzazione e discriminazione fornisce la falsa impressione che il virus sia stato diffuso dagli africani. Oltre ad essere indirizzata al ministro degli Esteri cinese, la lettera è stata inviata in copia anche al presidente dell’Unione Africana e del Sud Africa, Cyril Ramaphosa, e a tutti i ministri degli Esteri del continente africano.

L’allarme è stato lanciato l’11 aprile dal consolato degli Stati Uniti a Guangzhou, che ha consigliato agli afro-americani di evitare viaggi verso la città perché si starebbe verificando un inasprimento dei controlli da parte delle autorità nei confronti di persone di origine africana, per paura della diffusione del coronavirus. Nella città è presente un distretto chiamato Yuexiu e conosciuto come la “little Africa” locale, dove 5 cittadini nigeriani sono risultati positivi al COVID-19. Stando a quanto dichiarato dal consolato americano, dopo aver rilevato tali contagi, le autorità locali hanno imposto misure d’entrata e d’uscita dalla zona maggiormente restrittive. In tale contesto, coloro che sembrano avere origine africana e coloro che potrebbero avere contatti con africani sono stati sottoposti a test e quarantene obbligatori, senza tener conto dei loro spostamenti recenti. Stando a quanto riportato dal South China Morning Post, a Guangzhou le persone sfrattate da appartamenti e hotel stanno avendo difficoltà anche nel reperire cibo e riparo.

Da parte loro, le autorità di Guangzhou hanno negato la presenza di un focolaio tra la comunità africana locale e hanno respinto le accuse secondo le quali effettuerebbero controlli più rigidi sugli africani. Le autorità hanno poi affermato che i 5 nigeriani da cui è partito il caso-denuncia avevano infranto le regole relative alla quarantena e si sono recati in un ristorante. Per tale ragione, oltre 200 persone con cui sono entrate in contatto sono state sottoposte a test e messe in quarantena e altre 1700 persone sono state controllate, in quanto contatti secondari.

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Chiara Gentili

di Redazione

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