FMI, coronavirus: l’Africa potrebbe riprendersi nel 2021

Pubblicato il 15 aprile 2020 alle 17:53 in Africa

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Il Fondo Monetario Internazionale ha ipotizzato che lAfrica possa riuscire a invertire la contrazione economica legata alle ricadute della pandemia di coronavirus già nel prossimo anno, nonostante l’impatto potrebbe farsi sentire per molti anni a venire. Il prodotto interno lordo dell’Africa sub-sahariana si ridurrà quest’anno dell’1,6%, il livello più basso mai registrato, a causa degli effetti combinati dellepidemia e del crollo dei prezzi del petrolio e delle materie prime. Una crescita di circa il 4% dovrebbe seguire nel 2021, secondo le prospettive economiche regionali dellFMI per l’Africa, pubblicate mercoledì 15 aprile.

Il Fondo, tuttavia, ha avvertito che al momento previsioni precise sono difficili da fare. Nel caso di un focolaio più prolungato e di una più profonda recessione globale, l’economia africana potrebbe infatti ridursi di un ulteriore 2,5% quest’anno.

“Non credo che abbiamo mai avuto un momento così difficile per provare a fare proiezioni, almeno nei miei 25 anni dentro listituzione”, ha riferito allagenzia di stampa Reuters, Abebe Aemro Selassie, capo del dipartimento Africa del Fondo. Lo scenario di base presuppone che le misure volte a contenere la malattia, compresi i blocchi, saranno concentrate soprattutto nel secondo trimestre di quest’anno. “Speriamo di vedere un rimbalzo dopo questi mesi, con un certo recupero nel prossimo anno. In alcuni settori, come l’edilizia o i servizi, ci sarà una domanda rimasta repressa che potrebbe rimbalzare”, ha aggiunto Selassie. Tuttavia, la pandemia causerà grandi e persistenti perdite di produzione con un livello del PIL reale pro capite che potrebbe essere inferiore del 4,5% entro il 2024, rispetto alle proiezioni pre-COVID-19″, si legge nel rapporto redatto dallFMI. Il documento precisa poi che gli esportatori di petrolio africani possono aspettarsi una contrazione del 2,8% quest’anno. Altre economie ad alta intensità di risorse si ridurranno del 2,7%. Quelle invece che non prevedono un elevato impiego di risorse vedranno un calo della crescita dal 6,2%, registrato l’anno scorso, al 2%. All’interno di questo gruppo, tuttavia, si prevede che i Paesi dipendenti dal turismo, tra cui Capo Verde, Comore, Gambia, Mauritius, São Tomé e Principe e Seychelles, potrebbero contrarsi del 5,1%.

Per dare respiro ai Paesi durante la crisi, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca mondiale hanno proposto di sospendere per questanno il pagamento del debito ai Paesi più poveri. In questa fase, però, lFMI non sta approvando la tipologia più ampia di riduzione e cancellazione del debito, come richiesto invece dai ministri delle Finanze africani. “La sostenibilità del debito è specifica per Paese ed è una questione a medio-lungo termine. Molto dipenderà da come i Paesi si riprenderanno da questo shock. Ho la sensazione che lo faranno a velocità diverse”, ha affermato Selassie. “Sono necessarie molte riflessioni e molto lavoro per essere sicuri di comprendere e disporre delle modalità attraverso le quali possiamo eseguire le operazioni di riduzione del debito”, ha aggiunto.

Il coronavirus ha già portato alla sospensione dei viaggi internazionali e ha colpito settori di grande rilevanza, come il turismo. Vari governi africani hanno annunciato blocchi o introdotto coprifuochi per rispondere all’epidemia ed evitare i contagi, che stanno crescendo esponenzialmente, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità. La crescita, secondo le previsioni, subirà un netto calo soprattutto nelle tre maggiori economie della regione, ovvero Nigeria, Angola e Sudafrica. Anche i Paesi esportatori di petrolio saranno duramente colpiti. La crescita probabilmente è destinata a indebolirsi anche nell’Unione economica e monetaria dell’Africa occidentale e nella Comunità dell’Africa orientale a causa della debole domanda estera, delle interruzioni nelle catene di approvvigionamento e della riduzione della produzione interna.

La Banca Mondialeha affermato che l’epidemia di coronavirus potrebbe portare anche a una crisi della sicurezza alimentare nel continente, con previsioni di contrazione della produzione agricola tra il 2,6% e il 7% in caso di blocchi commerciali. “Le importazioni di alimenti diminuiranno sostanzialmente a causa di una combinazione di costi di transazione maggiori e di riduzione della domanda interna”, ha dichiarato la Banca in un comunicato del 9 aprile.

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Chiara Gentili

 

di Redazione

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