Costa Rica: il coronavirus pone fine all’accoglienza di migranti nicaraguensi

Pubblicato il 15 aprile 2020 alle 10:46 in America centrale e Caraibi Immigrazione

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A tre settimane dalla chiusura del confine settentrionale, il governo del Costa Rica ha rafforzato i controlli come mai prima d’ora a guardia della frontiera ed ha ordinato di annullare qualsiasi status migratorio per le migliaia di nicaraguensi che lasciano il loro paese. Ha installato inoltre una base aerea a pochi chilometri dal territorio del Nicaragua e ha sospeso l’accoglienza delle richieste di asilo politico fino a nuovo ordine. Dopo 50 anni, il Costa Rica pone fine a una delle politiche migratorie più aperte del pianeta.

Il coronavirus ha chiuso la principale via di fuga dei nicaraguensi perseguitati dal governo di Daniel Ortega. Due anni dopo la detonazione dei disordini sociali e della repressione del governo, il vicino Costa Rica ha attuato una svolta di 180 gradi nella politica di immigrazione che fino a marzo ha accolto 350.000 nicaraguensi, un numero equivalente al 7% della popolazione costaricana. Il piccolo paese centroamericano noto per l’accoglienza di più migranti di quelli che espelle è stato un paradiso per 77.000 richiedenti asilo dal Nicaragua dal 2018, ma l’epidemia di COVID-19 ha cambiato anche la linea politica di San José.

Il governo costaricano sta cercando di proteggere i suoi 309 chilometri di confine con il Nicaragua. Spiega che il flusso è bloccato nelle due direzioni, tanto che i pendolari o i cittadini nicaraguensi che intendono tornare in patria non saranno in grado di farlo, almeno non nei limiti della legalità. In tre settimane, la polizia ha respinto 5.357 stranieri al confine settentrionale, il doppio del numero respinto nelle nove settimane precedenti. Tutto va a consolidare una “barriera sanitaria”, ha dichiarato il vicepresidente Epsy Campbell, responsabile delle operazioni di immigrazione.

Il governo del Costa Rica, con 577 casi di COVID-19 e tre deceduti, è preoccupato per il modo in cui il governo Ortega sta rispondendo all’epidemia, sebbene pubblicamente non critichi espressamente Managua. “La questione dell’immigrazione è di massima vigilanza e preoccupazione” – ha affermato il presidente della Previdenza sociale costaricana, l’ente che gestisce tutte le cliniche e gli ospedali del paese. A microfoni spenti, riferisce il quotidiano El País, altre autorità sembrano allarmate dagli appelli del governo nicaraguense a manifestare, causando assembramenti “innecessari” e a tenere le lezioni normalmente. Preoccupano inoltre gli inviti ai turisti “a godersi la stagione” e la scomparsa pubblica del presidente Ortega per quasi un mese.

La direttrice dell’Organizzazione Panamericana della Salute, Carissa Etienne, ha riassunto le preoccupazioni venerdì 10 aprile, parlando del Nicaragua. “Siamo preoccupati per la mancanza di distanziamento sociale, la convocazione di riunioni di massa; ci occupiamo di prove, ricerca dei contatti, segnalazione dei casi”. In Costa Rica c’è una crescente paura di un contagio massiccio e silenzioso sul suolo nicaraguense e di una possibile diffusione alla popolazione costaricana. La preoccupazione è diffusa non solo nei settori sociali e politici contrari alla migrazione, ma anche in quelli che hanno sostenuto le politiche di accoglienza, nonostante sporadici appelli per evitare esplosioni di xenofobia.

La tensione non è solo sanitaria, ma anche economica. L’epidemia di coronavirus distruggerà migliaia di posti di lavoro e aggraverà la debolezza delle finanze pubbliche, riducendo al minimo la capacità dei migranti di ottenere un lavoro o un aiuto.

A suscitare preoccupazione è anche il profilo dei migranti nicaraguensi. Contrariamente alle ondate migratorie del passato, dalla dittatura di Anastasio Somoza negli anni ’70, alla rivoluzione sandinista (1978-79), alla successiva guerra civile terminata nel 1990, i migranti non sono contadini in fuga dalla guerra, ma in maggioranza universitari, giovani politicamente impegnati con titoli di studio e professionisti. La congiuntura economica derivante dalla pandemia impedisce loro di trovare in Costa Rica una posizione adeguata, come accaduto invece negli ultimi anni.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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