Coronavirus: sale la tensione tra Washington e L’Avana

Pubblicato il 15 aprile 2020 alle 6:23 in Cuba USA e Canada

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Cuba denuncia che la politica di embargo degli Stati Uniti sta ostacolando i suoi acquisti di medicine e respiratori, mentre continua a inviare brigate mediche all’estero per collaborare nella lotta contro la pandemia di coronavirus. Come riferito lunedì 13 aprile dal ministero degli Esteri dell’Avana, due società mediche che rifornivano regolarmente l’isola di attrezzature per la ventilazione artificiale, chiave per il trattamento di gravi casi di coronavirus, hanno sospeso i loro rapporti commerciali con l’isola dopo essere state acquisite da una società statunitense.

Si tratta, afferma la stampa ufficiale, del produttore svizzero IMT Medical e della società Autronic. Queste società sono diventate parte della società statunitense Vyaire Medical e dopo l’incorporazione hanno espresso la loro incapacità di continuare a fare affari con Cuba. “Sfortunatamente, la linea guida aziendale che abbiamo oggi è quella di sospendere tutti i rapporti commerciali con Medicuba; l’unico modo in cui possiamo riprendere il lavoro congiunto è attraverso una licenza dell’OFAC [Office of Foreign Assets Control] rilasciata dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti e che ancora non abbiamo” – hanno comunicato le società alla compagnia statale cubana incaricata di importare forniture mediche, secondo quanto ha riferito il direttore generale per l’America Latina e i Caraibi del Ministero degli Affari Esteri, Eugenio Martínez.

Il governo dell’Avana accusa Washington di aver reso sistematicamente difficile l’accesso ai medicinali e alle forniture mediche dell’isola, costringendola ad acquistarle in mercati molto più distanti, come la Cina, pagando i trasporti e subendo inutili ritardi. “Esiste un gruppo di risorse che acquisiamo e che se potessimo acquistarle negli Stati Uniti ci favorirebbe, perché è un mercato molto più vicino”, ha dichiarato il vicepresidente di Medicuba, Lázaro Silva.

Secondo il quotidiano ufficiale Granma, una donazione di maschere, kit di rilevamento e respiratori da parte dell’uomo d’affari cinese Jack Ma, fondatore della società Alibaba – che ha già donato grandi quantità di questi prodotti a paesi in Europa, Asia e America colpiti da Covid-19— non è riuscita a raggiungere l’isola. La compagnia di trasporti americana assunta per effettuare la spedizione “ha rifiutato di farlo all’ultimo momento”, afferma il governo dell’Avana, sostenendo che l’embargo in vigore lo proibisce. Le autorità assicurano che lo scorso anno le perdite del sistema sanitario a causa delle sanzioni sono ammontate a 160 milioni di dollari, motivo per cui chiedono la revoca immediata dell’embargo per affrontare meglio la pandemia di Covid-19.

Nel frattempo, Cuba continua la sua politica di diplomazia medica. Lunedì 13 aprile è arrivata in Italia una seconda brigata della salute, composta da 21 medici e 17 infermieri che lavoreranno a Torino. Il team, composto da specialisti in terapia intensiva, epidemiologi, pneumologi e medici generici, si unisce al contingente di 53 operatori sanitari inviati in Lombardia alla fine di marzo. La maggior parte dei medici e del personale sanitario della brigata ha precedentemente prestato servizio in caso di catastrofi e crisi sanitarie internazionali, compresi il terremoto di Haiti e l’epidemia di Ebola in Africa occidentale.

Attualmente, circa 1.200 professionisti della salute cubani offrono la loro collaborazione nella lotta contro il coronavirus in oltre 20 paesi, la maggior parte dei Caraibi e dell’America Latina, ma anche in Angola, Togo, Italia e Andorra. In totale, quasi 30.000 professionisti medici – la maggioranza in Venezuela – lavorano oggi in 60 paesi, una collaborazione che gli Stati Uniti criticano, considerandola un’arma della propaganda castrista e perché considerano che le autorità dell’isola “sfruttano” i loro medici. L’Avana interpreta le accuse come un insulto e sfida l’amministrazione Donald Trump a inviare aiuti ai paesi bisognosi piuttosto che continuare la sua politica di soffocamento economico contro l’isola.

A Cuba sono stati diagnosticati 726 casi e 21 decessi, ma le autorità avvertono che nei prossimi giorni il numero di infezioni aumenterà. Le previsioni del governo indicano che il picco dell’epidemia sull’isola sarà raggiunto fra circa un mese. Cuba ha sospeso il trasporto pubblico nel fine settimana di Pasqua, ha chiuso le più grandi aree commerciali e ha rafforzato le misure di isolamento, senza ancora istituire una quarantena nazionale obbligatoria. Ridurre le lunghe code nei negozi, causate dalla carenza cronica di oggetti essenziali e beni di prima necessità, è la grande sfida delle autorità cubane nella battaglia contro il coronavirus.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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