Chiamata di alto livello tra USA e Cina: invito alla cooperazione

Pubblicato il 15 aprile 2020 alle 19:16 in Cina USA e Canada

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È cruciale che la Cina e gli Stati Uniti gestiscano correttamente le loro relazioni durante la pandemia di coronavirus, ha riferito il 15 aprile il diplomatico cinese, Yang Jiechi, al segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo.

Yang ha parlato con Pompeo durante una conversazione telefonica e ha dichiarato che sperava che gli Stati Uniti sarebbero venuti incontro alla Cina, concentrandosi sulla cooperazione e aiutando a promuovere relazioni bilaterali in linea con gli interessi fondamentali dei due Paesi, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Reuters, che cita un’emittente cinese. La Cina è disposta a continuare a condividere informazioni ed esperienze sulla prevenzione e il controllo delle epidemie con gli Stati Uniti, ha aggiunto Yang.

Il 7 aprile, il segretario di stato USA, Mike Pompeo, aveva esortato tutti i Paesi a essere trasparenti e onesti nell’affrontare la pandemia di coronavirus, in un velato riferimento alla Cina. Parlando durante una conferenza stampa presso il Dipartimento di Stato, Pompeo non ha menzionato la Cina ed ha evitato la dura retorica che aveva usato in altre occasioni. In precedenza, il segretario aveva accusato Pechino di aver nascosto le dimensioni dell’epidemia e di non aver condiviso dati precisi con il resto del mondo. Pompeo ha anche evitato di utilizzare il termine “virus di Wuhan”, in riferimento alla città cinese dove è nata la pandemia. Questa definizione ha più volte causato il nervosismo dei rappresentanti cinesi. Interrogato sui rapporti bilaterali con Pechino, Pompeo ha affermato che tutti i Paesi hanno l’obbligo di fornire dati precisi e tempestivi per aiutare il mondo a conoscere meglio il virus.

Inoltre, anche molti quotidiani statunitensi e internazionali hanno trattato il tema del coronavirus e della governance cinese, in maniera critica. Secondo quanto riportato dal New York Times, l’epidemia era già una vera e propria crisi, che aveva colpito decine di persone in Cina e probabilmente anche all’estero, quando l’allerta è stata diffusa da Pechino, il 31 dicembre 2019. Il quotidiano statunitense sostiene che i funzionari locali potrebbero aver minimizzato i primi segnali o semplicemente non erano coordinati abbastanza per comprendere la portata del problema. In tale contesto, la burocrazia rigidamente gerarchica della Cina avrebbe scoraggiato i funzionari dal riferire cattive notizie ai propri superiori, creando una catena di silenzio che ha reso difficile comprendere l’entità della crisi. Il coronavirus, secondo gli analisti del quotidiano, starebbe quindi mettendo in luce alcuni dei più profondi difetti e contraddizioni della governance cinese.

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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