Tensioni tra Hong Kong e Pechino

Pubblicato il 14 aprile 2020 alle 16:32 in Cina Hong Kong

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L’Ordine degli Avvocati di Hong Kong ha invitato Pechino a “esercitare moderazione” nei suoi commenti sugli affari della città, avvertendo che le opinioni cinesi potrebbero essere percepite come interferenze. 

L’associazione, che rappresenta circa 1.500 avvocati dell’ex colonia britannica, ha reso pubblica tale dichiarazione il 13 aprile il giorno dopo che il Liaison Office, il principale ufficio di rappresentanza di Pechino a Hong Kong, ha accolto con favore una sentenza della Corte d’Appello che ha confermato la costituzionalità dell’ordinanza sui regolamenti di emergenza governativi. Durante l’apice delle proteste antigovernative, nel mese di ottobre 2019, la leader di Hong Kong, Carrie Lam, aveva invocato i poteri di emergenza per la prima volta in oltre 50 anni, consentendole di emanare un nuovo regolamento che vieta di coprirsi il viso con maschere. 

Di conseguenza, il tribunale di appello ha dichiarato che, sebbene un divieto generale del governo sulle maschere fosse incostituzionale, la governatrice aveva il diritto di vietarle durante le assemblee non approvate. Gli avvocati hanno anche messo in evidenza una dichiarazione di Pechino che avverte che le riunioni dei deputati pro-democrazia del Consiglio Legislativo di Hong Kong potrebbero essere colpevoli di cattiva condotta negli uffici pubblici. In un rapporto speciale pubblicato il 14 aprile, tre giudici di Hong Kong hanno riferito a Reuters che l’indipendenza del sistema giudiziario della città è sotto assalto da parte della leadership del Partito Comunista cinese. La magistratura, hanno affermato, è in lotta per la sua sopravvivenza.

L’Ordine degli Avvocati ha poi denunciato che i commenti dell’Ufficio cinese per gli Affari di Hong Kong e Macao (HKMAO) che toccano i temi riguardanti la Legge Fondamentale con cui viene amministrato il territorio “potrebbero essere facilmente percepiti come interferenze nella violazione del principio di un Paese e due Sistemi”. Le proteste ad Hong Kong sono iniziate il 31 marzo 2019, e hanno raggiunto picchi di violenza nel mese di giugno e ottobre dello stesso anno. Al centro dell’ondata di mobilitazione, un controverso disegno di legge che avrebbe consentito l’estradizione dei cittadini di Hong Kong verso la Cina continentale. La proposta è stata ritirata, ma dopo pochi mesi, le manifestazioni si erano già trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’influenza di Pechino. A seguito del ritiro della proposta di legge, l’esecutivo di Hong Kong ha respinto le altre richieste dei manifestanti, tra cui figurano: l’amnistia per i manifestanti detenuti, l’avvio di un’indagine indipendente sui presunti eccessi di violenza della polizia e il rilancio del processo di riforma politica in senso democratico.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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