Rappresentanti USA e NATO incontrano una delegazione talebana

Pubblicato il 14 aprile 2020 alle 12:35 in Afghanistan USA e Canada

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L’inviato degli Stati Uniti per la pace in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, e il comandante delle forze NATO nel Paese, il generale Austin S. Miller, hanno incontrato una delegazione talebana guidata dal Mullah Baradar, in Qatar. 

L’incontro è avvenuto il 13 aprile, secondo quanto riferisce il quotidiano locale ToloNews, ma era stato annunciato dai talebani su Twitter e il viaggio di Khalilzad in Qatar è stato confermato da un comunicato stampa del Dipartimento di Stato degli USA. Le parti hanno discusso dello storico accordo di pace tra Stati Uniti e talebani, sottoscritto il 29 febbraio, e dei progressi verso una soluzione delle più pressanti questioni nel Paese. “Hanno parlato della completa attuazione dell’accordo e del ritardo nella liberazione dei prigionieri. Sono state anche discusse le violazioni dell’accordo e altre questioni, oltre al modo possibile per risolverle”, ha affermato Suhail Shaheen, portavoce talebano in Qatar. Una fonte che ha familiarità con i colloqui ha reso noto che il generale Miller “ha insistito sulla necessità di ridurre la violenza e creare le condizioni per avviare i negoziati intra-afgani”. Il generale ha anche sottolineato che tutte le parti dovrebbero sfruttare l’opportunità di raggiungere la pace nel Paese. 

In base all’accordo di pace USA-talebani, 5.000 prigionieri del gruppo dovrebbero essere liberati dal governo afghano e 1.000 ostaggi dovrebbero essere rilasciati dai militanti islamisti. Finora Kabul ha liberato 361 prigionieri talebani dalle carceri di Bagram, secondo quanto afferma Javid Faisal, portavoce dell’Ufficio del Consiglio di Sicurezza Nazionale. Secondo il decreto del presidente Ghani, ha dichiarato Faisal, “continueranno i rilasci in altre carceri per un totale di 1.500 persone, come parte dei nostri sforzi per far progredire la pace e combattere la pandemia di COVID19”. Il 12 aprile, i talebani hanno rilasciato 20 prigionieri del governo, secondo quanto riferito dal gruppo stesso. Khalilzad ha accolto con favore tali azioni, portate avanti sia da parte del governo afgano sia dai talebani. In tale contesto, le fazioni dovrebbero “accelerare gli sforzi” per raggiungere gli obiettivi dell’accordo del 29 febbraio perché “il potenziale del focolaio di COVID-19 nelle carceri rappresenta una vera minaccia”.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. A seguito dell’invasione USA del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Con una serie di attacchi alle attuali istituzioni afghane, le milizie talebane tentano di riprendere il controllo del governo. Gli Stati Uniti avevano iniziato a ritirare le loro truppe dall’Afghanistan, il 10 marzo, a seguito dello storico accordo tra talebani e rappresentanti statunitensi firmato a Doha, in Qatar, il 29 febbraio. Tuttavia, le violenze e le divisioni nel Paese rimangono all’ordine del giorno. Nonostante l’accordo, durante il mese di marzo, l’Afghanistan ha registrato una crescente violenza in almeno 15 province, secondo quanto hanno riferito i funzionari governativi di Kabul, il 30 marzo. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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