Il Marocco propone un’iniziativa congiunta africana contro il coronavirus

Pubblicato il 14 aprile 2020 alle 14:02 in Africa Marocco

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Il re marocchino Mohammed VI ha tenuto colloqui di alto livello, per via telefonica, con il presidente della Costa d’Avorio, Alassane Dramane Ouattara, e con quello del Senegal, Macky Sall. I tre hanno discusso dellevoluzione della pandemia di coronavirus sul continente africano e dei suoi potenziali impatti socio-economici. Il sovrano marocchino ha inoltre proposto un’iniziativa, guidata dai maggiori leader africani, volta a delineare un quadro operativo generale per accompagnare i Paesi del continente nelle varie fasi di gestione dellepidemia.

“Si tratta di un’iniziativa pragmatica e orientata all’azione, che consente la condivisione di esperienze al fine di affrontare l’impatto della pandemia sulla salute delle persone, sulleconomia e sulla società”, si legge in una dichiarazione del gabinetto reale. Il re sostiene da diverso tempo lo sviluppo di una cooperazione maggiore, in vari ambiti, con gli Stati dellAfrica subsahariana. Si parla, in pratica, di una cooperazione Sud-Sud che il re Mohammed VI vorrebbe rendere un importante pilastro della politica estera nazionale. Dalla sua ascesa al trono, il 23 luglio 1999, il sovrano ha effettuato circa 50 visite nei Paesi africani, sottoscrivendo un totale di circa 1.000 accordi. Gli sforzi del Marocco nell’ambito della cooperazione Sud-Sud sono finalizzati allo scambio di esperienze e al trasferimento di conoscenze tra tutti i Paesi del continente africano al fine di favorire una sostenuta crescita economica e sociale.

Sebbene l’Africa rappresenti solo una frazione dei casi globali dell’epidemia, i suoi Paesi ne avvertono profondamente l’impatto economico. In un rapporto pubblicato giovedì 9 aprile, la Banca mondiale ha dichiarato che l’epidemia spingerà verosimilmente l’Africa sub-sahariana nella recessione, per la prima volta in 25 anni. Il rapporto della Banca sostiene che l’economia della regione potrebbe contrarsi fino al 5,1%, considerando che la crescita nel 2019 è stata del 2,4% e che il coronavirus costerà alla produzione dell’Africa sub-sahariana tra i 37 e i 79 miliardi di perdite a causa delle interruzioni al commercio e alla catena del valore.

Intanto, nel continente i numeri continuano a salire. La maggior parte dei casi continua ad essere registrata, per il momento, nella regione del Nord Africa. Il Marocco conta, allo stato attuale, 1.763 casi, l’Algeria 1.983, la Tunisia 726, l’Egitto 2.190 e la Libia 26. I casi nell’Africa subsahariana, invece, risultano ad oggi i seguenti: 7 in Mauritania, 291 in Senegal, 9 in Gambia, 319 in Guinea, 38 in Guinea-Bissau, 123 in Mali, 515 in Burkina Faso, 10 a Capo Verde, 59 in Liberia, 626 in Costa d’Avorio, 566 in Ghana, 77 in Togo, 35 in Benin, 343 in Nigeria, 848 in Camerun, 21 in Guinea Equatoriale, 57 in Gabon, 70 in Repubblica del Congo, 11 in Repubblica Centrafricana, 235 in Repubblica Democratica del Congo, 16 in Namibia, 2.272 in Sudafrica, 15 in Eswatini, 45 in Zambia, 127 in Ruanda, 5 in Burundi, 49 in Tanzania, 208 in Kenya, 60 in Somalia, 74 in Etiopia, 298 in Gibuti, 29 in Sudan, 4 in Sud Sudan, 324 nelle Mauritius, 106 in Madagascar, 23 in Ciad, 548 in Niger, 19 in Angola, 17 in Zimbabwe, 21 in Mozambico, 54 in Uganda, 34 in Eritrea, 10 in Sierra Leone, 13 in Botswana, 16 in Malawi, 4 a Sao Tome e Principe.

Diverse nazioni africane hanno recentemente imposto divieti di viaggio da e per l’Europa e gli Stati Uniti, vietato le adunanze pubbliche, comprese quelle religiose, dichiarato l’emergenza nazionale, chiuso i confini, imposto il blocco o il coprifuoco. Tuttavia, gli esperti affermano che gli abitanti del continente non hanno ancora preso abbastanza sul serio la minaccia del virus. Se i presidenti africani hanno avviato misure rigorose per cercare di impedirne la diffusione, la popolazione civile sembra ancora ignara della reale portata del fenomeno. “Questo è il pericolo di cui sono preoccupato. Non vogliamo ripetere ciò che è accaduto in Cina”, ha dichiarato Oyewale Tomori, professore di virologia ed ex presidente dell’Accademia di Scienze nigeriana.

Ciò che spaventa di più è l’inadeguatezza dei sistemi sanitari, la povertà diffusa, la porosità dei confini e l’insicurezza legata alla presenza di gruppi ribelli e organizzazioni terroristiche. Tutti insieme, questi fattori rischiano di aumentare notevolmente le possibilità di contagio e di aggravare la situazione di emergenza qualora il virus dovesse diffondersi in maniera incontrollata sull’intero continente. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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