Yemen: Houthi violano il cessate il fuoco 241 volte in 48 ore

Pubblicato il 13 aprile 2020 alle 15:10 in Medio Oriente Yemen

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Secondo la Coalizione a guida saudita, impegnata nel conflitto in Yemen a sostegno del governo legittimo, i ribelli sciiti Houthi hanno commesso 241 violazioni del cessate il fuoco in 48 ore. 

È quanto riportato, nella serata di domenica 12 marzo, da Al Arabiya English, il quale ha altresì specificato che, secondo la Coalizione, tali violazioni si sono verificate sotto forma di offensive militari, attraverso l’impiego di ogni tipologia di armi, dalle più potenti alle più leggere, e missili balistici. 

Diversamente dagli Houthi, hanno sottolineato i sostenitori del governo yemenita, le forze della Coalizione e dell’esercito dello Yemen stanno rispettando il cessate il fuoco, agendo con moderazione e in linea con le regole d’ingaggio, pur mantenendo il diritto legittimo di rispondere alle offensive per autodifesa.  

Eppure, fonti mediatiche dei ribelli sciiti Houthi avevano reso noto, il 10 aprile, ovvero il giorno seguente all’annuncio del cessate il fuoco, che le forze saudite-emiratine avevano condotto 8 raid aerei nel Nord dello Yemen, nei governatorati di al-Jawf e Hajja. Nello specifico, 6 raid avevano colpito il distretto di Harad, presso Hajja, collegato attraverso canali terrestri con i territori sauditi. Gli altri due attacchi, invece, si erano verificati presso Khub e al-Sha’af, due dei maggiori distretti di al-Jawf. In seguito alle offensive, non erano state annunciate perdite umane o danni materiali. 

In seguito ai raid, un membro Houthi dell’ufficio politico, Muhammad al-Bakhiti, aveva dichiarato di ritenere che l’obiettivo dell’alleanza a guida saudita nel dichiarare la tregua fosse semplicemente ridurre le pressioni contro gli Houthi e “mescolare le carte in tavola”. 

Il cessate il fuoco in Yemen era stato annunciato lo scorso 8 aprile dal portavoce della coalizione emiratino-saudita, Turki al-Maliki, il quale aveva specificato che la tregua sarebbe dovuta durare due settimane. L’annuncio giungeva in risposta all’invito della comunità internazionale e delle Nazioni Unite, le quali avevano esortato le parti impegnate nel conflitto a deporre le armi con l’obiettivo principale di far fronte alla pandemia di coronavirus. In aggiunta, al-Maliki aveva specificato che il cessate il fuoco mirava altresì a creare le condizioni necessarie per organizzare un incontro tra il governo legittimo, gli Houthi e una squadra militare della coalizione, così da poter discutere di come raggiungere una tregua inclusiva e permanente e una risoluzione politica al conflitto yemenita. 

L’annuncio di al-Maliki era stato ben accolto dal governo yemenita e diversi Paesi sia arabi sia occidentali, mentre gli Houthi avevano dichiarato di considerare tale iniziativa una mera “manovra” che non avrebbe avuto successo se non accompagnata dalla revoca dell’assedio. 

La perdurante guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.  

Sin dalla metà di gennaio 2020 i governatorati di M’aribJawf e Sana’a stanno assistendo ad una nuova violenta escalation. Il primo marzo, i ribelli sono riusciti a conquistare la città di Hamz, capoluogo della provincia settentrionale strategica di al-Jawf, costringendo le forze governative a ritirarsi verso Est, e, in particolare, verso la città desertica di al-Jar, a seguito della seconda grande sconfitta in un mese. Sebbene sia considerato un governatorato povero rispetto alle altre regioni yemenite, al-Jawf rappresenta un luogo di rilevanza strategica, da cui è possibile controllare le cinque province vitali circostanti, tra cui Sana’a da Sud Ovest e Ma’rib da Sud, oltre ad avvicinarsi ai giacimenti petroliferi sauditi a Nord-Est. Pertanto, tale governatorato ha rappresentato una delle conquiste più rilevanti per gli Houthi negli ultimi cinque anni di conflitto. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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