Turchia: Erdogan rifiuta le dimissioni del ministro dell’Interno

Pubblicato il 13 aprile 2020 alle 10:31 in Medio Oriente Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha respinto le dimissioni del suo ministro dell’Interno, Suleyman Soylu, domenica 12 aprile, dopo che questultimo era stato sommerso dalle critiche per lannuncio di un coprifuoco a sorpresa nel fine settimana. Assumendosi la responsabilità del caos seguito alla decisione di imporre tempestivamente un coprifuoco in 31 città del Paese, Solyu aveva annunciato, sulla sua pagina Twitter, di volersi dimettere. “In un percorso condotto diligentemente e meticolosamente, la responsabilità dell’implementazione del coprifuoco introdotto questo fine settimana per arginare la pandemia ricade su di me sotto tutti gli aspetti”, ha dichiarato il ministro domenica sera. Poco dopo, da parte dellUfficio stampa della presidenza turca, è arrivato il rifiuto di accogliere le dimissioni. “Il presidente Recep Tayyip Erdogan non ha accettato le dimissioni del ministro, che rimane quindi al suo posto”, recita la nota presidenziale.

La Turchia ha annunciato il blocco del fine settimana venerdì 10 aprile e, nel breve periodo prima che entrasse ufficialmente in vigore, molte persone, a Istanbul e in altre città, si sono precipitate in strada e nei negozi a comprare cibo e bevande. Il blocco si è concluso alle 21:00 di domenica. “Sebbene in un periodo di tempo limitato, gli incidenti che si sono verificati prima dell’implementazione del coprifuoco non sono in linea con la perfetta gestione del fenomeno dell’epidemia”, ha sottolineato Soylu. A suo dire, dunque, le scene che si sono svolte poco dopo la dichiarazione del coprifuoco non hanno rappresentato un corretto modo di attuare le decisioni politiche. Soylu, che ricopre l’incarico di ministro dell’Interno dall’agosto 2016, nel rassegnare le sue dimissioni aveva ribadito di essere stato fiero di aver servito nel governo di Erdogan e aveva assicurato che sarebbe rimasto fedele al presidente.

Se le sue dimissioni fossero state accettate, Soylu sarebbe stato il secondo ministro turco a lasciare l’incarico da quando è stata annunciata la pandemia di coronavirus. Il ministro dei Trasporti, Mehmet Cahit Turhan, è stato rimosso due settimane fa dopo che il suo Ministero era stato criticato per aver tenuto una gara d’appalto per la costruzione di un enorme canale ai margini di Istanbul proprio durante il picco dell’epidemia. Domenica 12 aprile, la Turchia ha riportato 97 morti in più legati al nuovo coronavirus, portando il bilancio delle vittime a 1.198. Il Paese ha confermato circa 57.000 casi da quando il primo paziente è risultato positivo, poco più di un mese fa.

Il ministro della Sanità, Fahrettin Koca, ha dichiarato che la Turchia è tra i Paesi che stanno adottando misure “forti” per combattere il coronavirus, che ha contagiato oltre 1 milione di persone in tutto il mondo. “Una sfida globale richiede una risposta globale, prima sul fronte della salute pubblica e poi nell’economia, e nel lungo periodo nel riformare le istituzioni internazionali e nel modo in cui i Paesi le supportano”, ha aggiunto. In tale contesto, il ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, ha invitato le istituzioni internazionali ad assumere un ruolo efficace nell’assistenza finanziaria e medica, nonché nella protezione di comunità fragili, migranti e rifugiati. “Le reti di approvvigionamento globali e i trasferimenti di merci devono funzionare senza ostacoli”, ha affermato.

Il ministro degli Esteri ha anche affrontato il tema delle sanzioni internazionali, sostenendo che queste non solo feriscono i Paesi colpiti ma anche i loro vicini. “Le sanzioni come strumento politico devono essere valutate dal punto di vista umanitario. In un momento di pandemia, questo rischio è ancora più elevato”, ha dichiarato Cavusoglu, citando le sanzioni statunitensi contro l’Iran. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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