Siria: le SDF catturano “ministro della Salute” dell’Isis

Pubblicato il 13 aprile 2020 alle 13:21 in Medio Oriente Siria

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I combattenti delle Forze democratiche siriane (SDF) hanno catturato il cosiddettoministro della Salutedellorganizzazione dello Stato Islamico nella provincia nordorientale di Hasakeh, in Siria. In un’operazione speciale, le unità antiterrorismo delle SDF, supportate dalla coalizione internazionale anti-Isis, hanno catturato Mohammed Rashed Dhiabnella città di Shaddadi, 60 chilometri a Sud di Al-Hasakeh. Dhiab era stato designato come “emiro del Ministero della Salute” o “comandante del Dipartimento della Salute” dell’Isis. Secondo quanto riferito dal quotidiano The New Arab, lagenzia di stampa North Press Agency, la prima a comunicare la cattura, ha dichiarato di aver ottenuto un video della scena in cui si vede Dhiab non opporre alcuna resistenza alle truppe delle SDF.

Di recente, cè stato un aumento dell’attività dell’Isis nella Siria orientale. Il 9 aprile, le forze del regime siriano sono state colte di sorpresa da un attacco dei militanti dellorganizzazione, i quali sono riusciti a catturare un avamposto militare vicino alla città di al-Sukhna, nel governatorato di Homs. Nei violenti scontri tra le parti, circa 60 persone sono rimaste uccise. Secondo lOsservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), anche gli aerei dellesercito russo sono intervenuti a fianco del regime, ma, ciononostante, gravi perdite si sono avute da entrambe le fazioni in guerra. A detta del SOHR, il bilancio delle vittime, nelle 24 ore tra il 9 e il 10 aprile, comprende almeno 32 morti tra i membri del regime e dei suoi alleati e altri 26 tra i militanti dello Stato Islamico. L’Osservatorio ha poi monitorato l’arrivo di rinforzi militari per le forze del regime e i gruppi armati alleati presso al-Sukhna e nelle zone periferiche circostanti. Non da ultimo sono state fortificate le postazioni situate sulla strada che collega Homs e Deir Ezzor, di fronte ad un crescente timore di attacchi ed imboscate da parte dell’ISIS. 

Il SOHR ha riferito che, dal 24 marzo scorso, sono almeno 401 i membri delle forze del regime e i militanti affiliati di nazionalità siriana e non siriana, tra cui 2 russi e 75 appartenenti a milizie iraniane, che sono stati uccisi a causa di attacchi, bombardamenti e imboscate dell’ISIS nell’Eufrate occidentale, nella valle di Deir Ezzor, e a Raqqa, Homs e As-Suwayda. A questi si aggiungono altri 4 civili che lavoravano in un giacimento di gas dell’area e 2 pastori. L’organizzazione terroristica ha, invece, perso circa 135 dei suoi membri a seguito delle offensive.

Fin dalla sua istituzione, l’Isis si è rappresentato come una sorta di vero e proprio “Stato” con un governo e istituzioni pubbliche. I funzionari sanitari dellorganizzazione hanno recentemente offerto consigli su come affrontare la crisi del coronavirus. Alcuni di questi rispecchiano quelli forniti dalle autorità sanitarie di tutti i Paesi del mondo, come lavarsi frequentemente e in maniera corretta le mani e praticare il più possibile il distanziamento sociale. Tuttavia, il gruppo estremista ha altresì sottolineato che il virus sarebbe emerso “per volontà e decisione di Dioe, di conseguenza, solo lui può essere in grado di scegliere chi sarà o non sarà colpito. “Riponete la vostra fede in Dio e cercate rifugio in lui, hanno avvertito i membri dellorganizzazione.

Al-Sukhna rappresenta la seconda maggiore città dell’area desertica di Badia, dopo Palmira. L’ISIS era riuscito a conquistarla nel 2015, per poi perderne il controllo nel mese di agosto 2017. Risale al 6 dicembre 2017 la dichiarazione del presidente russo, Vladimir Putin, sostenitore del regime, attraverso la quale annunciava la sconfitta militare dell’ISIS sulle rive del fiume Eufrate nella Siria orientale, l’ultima area del Paese ancora sotto il controllo dello Stato Islamico. Ciò avveniva dopo la liberazione definitiva delle roccaforti dell’ISIS. Raqqa, capitale dell’organizzazione, era stata liberata il 17 ottobre e Deir Ezzor il 3 novembre 2017. Tuttavia, alcune cellule dormienti dell’organizzazione terroristica hanno continuato le proprie attività in diversi territori del Paese, in particolare nella zona Sud-occidentale, al confine con la Giordania e Israele, e al confine con l’Iraq.

Il Country Report on Terrorism 2018 include la Siria tra gli Stati sponsor del terrorismo ed evidenzia come il regime, anche nel corso del 2018, abbia continuato a fornire armi e sostegno politico ad Hezbollah, consentendone il riarmo anche da parte dell’Iran. Tuttavia, allo stesso tempo, il regime si è autodefinito una vittima del terrorismo, considerando i gruppi ribelli i principali responsabili di tale fenomeno.

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Chiara Gentili

di Redazione

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