Iraq: attentato dell’ISIS nel Nord, muore un poliziotto

Pubblicato il 13 aprile 2020 alle 17:06 in Iraq Medio Oriente

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Un agente di polizia ha perso la vita in seguito a un attentato rivendicato dall’ISIS nel Nord dell’Iraq, nella provincia di Kirkuk. 

È quanto rivelato dall’agenzia stampa turca, Anadolu, la quale ha specificato che l’attacco è avvenuto nelle prime ore di lunedì 13 aprile, quando i terroristi si sono scagliati contro un sito di osservazione della polizia federale nel Sud della provincia 

A dare l’annuncio è stato l’addetto stampa del direttorato di polizia della provincia di Kirkuk, Afrasyav Kamil, il quale ha altresì specificato che il sito di osservazione colpito dai terroristi si trova nei pressi della cittadina di Mansuriyah al-Jabal. 

Di recente, sottolinea Anadolu, il numero degli attentati contro le forze di sicurezza delle province irachene di Kirkuk, Mosul, AnbarSalahuddin e Diyala è aumentato in maniera consistente.  

Già verso la fine del 2017, aggiunge l’agenzia stampa turca, i funzionari di Baghdad avevano rivelato che la presenza delle forze dell’ISIS in Iraq non era stata annientata. In linea con ciò, numerose attività dei combattenti dello Stato Islamico sono state registrate nelle aree rurali delle province irachene di Anbar, nell’Ovest del Paese, Diyala, nell’Est, Kirkuk, nel Nord, Saladin e Mosul, nel Centro-Nord. Da parte sua, l’esercito iracheno continua a condurre di frequente le proprie operazioni contro l’ISIS in tali province, dove, tuttavia, le attività dei jihadisti sono in aumento. 

In particolare, Anbar rappresenta una delle maggiori province irachene, nonché un terreno fertile per i gruppi terroristici, a causa della propria conformazione geografica ed una morfologia caratterizzata da vaste aree desertiche. 

Secondo le stime degli esperti, sono tra i 14.000 e 18.000 i combattenti dello Stato Islamico in Siria e Iraq, cui si aggiungono altri 3.000 combattenti stranieri. Tuttavia, tali cifre variano di continuo. 

In particolare, per quanto riguarda l’Iraq, l’ISIS è presente dal 2014. Dopo aver occupato gran parte del territorio iracheno, il 10 giugno di quell’anno l’organizzazione prese anche il controllo di Mosul, seconda città del Paese e principale nucleo urbano caduto in mano ai jihadisti, liberata poi il 10 luglio 2017. Il 9 dicembre 2017, il governo iracheno ha annunciato la vittoria sull’ISIS, dopo tre anni di battaglie. In particolare, è stato il primo ministro dell’Iraq in carica, Haider Al-Abadi, a comunicare che l’esercito aveva ripreso il totale controllo del Paese, dopo la riconquista di Rawa, una città ai confini occidentali di Anbar con la Siria, ultimo baluardo del gruppo in Iraq. Tuttavia, da allora, attacchi “mordi e fuggi”, insurrezioni e guerriglie nel territorio dell’Iraq settentrionale continuano. L’obiettivo dei combattenti è minare il governo di Baghdad. 

Ciò nonostante, la coalizione internazionale anti-ISIS, a guida statunitense, la quale conta circa 80 membri, ha avviato un programma di ridistribuzione e ridimensionamento delle forze della coalizione in Iraq, le quali cedono di volta in volta la responsabilità delle basi liberate alle forze irachene. Il piano scaturisce, a sua volta, da una serie di crescenti tensioni e preoccupazioni per Washington, le cui strutture hanno subito almeno 25 attacchi a partire dall’ottobre 2019. 

Oltre alle campagne militari condotte in Iraq e in Siria, la coalizione mira anche a minare l’infrastruttura finanziaria ed economica dell’ISIS, a frenare il flusso di foreign fighter attraverso i confini e a riportare la stabilità ed i servizi pubblici essenziali nelle aree liberate dalla morsa del gruppo terroristico. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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