Afghanistan: talebani confermano il rilascio di 20 prigionieri

Pubblicato il 13 aprile 2020 alle 18:16 in Afghanistan Asia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Un portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, ha confermato il rilascio di un primo gruppo di prigionieri del governo afghano. 

È quanto rivelato, lunedì 13 aprile, da Radio Free Afghanistan, il quale ha ripreso l’annuncio diffuso la sera precedente dall’Afghan Islamic Press. 

militari afghani, circa 20, si trovavano nella provincia meridionale del Kandahar e, secondo quanto specificato, sono stati rilasciati in linea con lo scambio di prigionieri accordato tra il governo afghano e i talebani, volto a facilitare la ripresa dei dialoghi di pace tra le due parti. 

Per confermare l’avvenuto rilascio dei militari, i talebani hanno inviato le foto dei prigionieri a TOLO news, dichiarando di averli consegnati ai rappresentanti del Comitato Internazionale della Croce Rossa.  

Da parte loro, i funzionari del governo afghano non hanno rilasciato commenti a riguardo. Tuttavia, prima dell’annuncio dei talebani, il Consiglio di Sicurezza dell’Afghanistan (NSC) aveva dichiarato di aver rilasciato 100 prigionieri talebani, i quali si aggiungono agli altri 200 detenuti liberati da Kabul a partire dallo scorso 8 aprile. 

A tale riguardo, l’NSC aveva rivelato che i prigionieri da liberare erano stati selezionati sulla base di criteri che prendevano in considerazione i singoli stati di salute, l’età e il tempo residuo da scontare della pena di ciascuno dei detenuti. Ciò è da inserirsi nel quadro degli sforzi profusi per favorire il raggiungimento della pace e frenare la diffusione del coronavirus nel Paese. 

Lo scambio era stato concordato in occasione di un accordo di pace definito storico, raggiunto il 29 febbraio da Stati Uniti e talebani, in Qatar, a seguito di numerosi incontri e sforzi diplomatici. Tale intesa doveva rappresentare un momento di svolta per il Paese che rimane, tuttavia, caratterizzato da divisioni e violenze. I talebani continuano a rivendicare il diritto di attaccare le forze di sicurezza afghane e, in aggiunta, lo Stato Islamico nella provincia del Khorasan rimane attivo e letale nella regione.  

Con l’obiettivo di porre fine al coinvolgimento militare degli Stati Uniti in Afghanistan, perdurante da 18 anni, tra i punti stipulati il 29 febbraio, vi è altresì la riduzione delle truppe statunitensi di stanza nel Paese, le quali passeranno da 13000 a 8600 entro i primi 135 giorni successivi alla firma dell’accordo. Successivamente, entro 14 mesi dalla medesima data, si prevede il ritiro totale. I talebani, dal canto loro, hanno richiesto a Kabul il rilascio di 5.000 uomini in cambio di 1.000 prigionieri affiliati al governo. 

Lo scenario di instabilità caratterizza l’Afghanistan da decenni. I talebani si sono affermati come gruppo dominante in seguito al crollo del regime sovietico, per poi porsi alla guida di gran parte del Paese dal 1996, dopo la fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali. Le truppe statunitensi, nel 2001, sono poi giunte Paese, con l’obiettivo di ribaltare le autorità di Kabul, allora sostenute dai talebani, che avevano fornito asilo ad al-Qaeda durante la pianificazione degli attentati dell’11 settembre 2001. Con l’invasione di Washington e l’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Gli attacchi degli ultimi anni perpetrati dalle milizie talebane hanno interessato perlopiù le attuali istituzioni afghane. Il fine ultimo è riprendere il controllo del governo. 

Dal canto loro, gli USA hanno iniziato a ritirare le loro truppe dall’Afghanistan il 10 marzo, a seguito dello storico accordo tra talebani e rappresentanti statunitensi. Il ritiro delle forze armate statunitensi dopo 19 anni di guerra è sempre stato uno degli obiettivi della politica estera dell’attuale capo della Casa Bianca, Donald Trump. Le truppe americane hanno condotto nel Paese due missioni, una insieme alla NATO nota come “Resolute Support”, volta all’addestramento e al sostegno delle truppe afgane e una indipendente di lotta al terrorismo, nota come “Sentinella della libertà”. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale 

Jasmine Ceremigna 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.