Proteste degli ambasciatori africani in Cina

Pubblicato il 12 aprile 2020 alle 14:30 in Africa Cina

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Gli ambasciatori africani a Pechino hanno scritto al ministro degli Esteri della Repubblica Popolare Cinese (RPC), Wang Yi, per denunciare casi di discriminazione, verificatisi di recente nel contesto generale delle misure di prevenzione e contenimento del coronavirus, il 12 aprile. In particolare, gli ambasciatori hanno espresso preoccupazione per la situazione dei propri connazionali e hanno chiesto che il Paese risponda del maltrattamento e delle molestie subiti dagli africani, soprattutto a Guangzhou, nel Guangdong.

Riguardo alla situazione nella città cinese meridionale, nell’ultima settimana, attraverso i media locali e i social network, cittadini di origine africana hanno denunciato casi di sfratto dai propri appartamenti e hanno dichiarato di essere stati sottoposti a numerosi test per il coronavirus senza però riceverne i risultati. Inoltre, hanno sostenuto di essere stati evitati e discriminati in pubblico. Nella lettera degli ambasciatori, oltre a tali episodi, sono stati riportati casi di africani espulsi da stanze d’hotel nel pieno della notte, sequestri di passaporto, minacce di revoca del visto, di arresto e di deportazione.

Il gruppo di ambasciatori africani ha richiesto l’immediata cessazione di tali test e quarantene forzati e di altri trattamenti disumani inflitti ai propri concittadini. Nella lettera, si afferma che una tale stigmatizzazione e discriminazione fornisca la falsa impressione che il virus sia stato diffuso dagli africani. Oltre ad essere indirizzata al ministro degli Esteri cinese, la lettera è stata inviata in copia anche al presidente dell’Unione Africana e del Sud Africa, Cyril Ramaphosa, e a tutti i ministri degli Esteri del continente africano.

Il Centro Stampa internazionale del Ministero degli Esteri cinese non ha ancora fornito una risposta alla lettera. L’11 aprile, l’ambasciata della RPC in Zimbabwe ha negato le accuse ricevute di discriminazione contro gli africani, specificando che è estremamente sbagliato ingrandire episodi isolati, in  quanto la Cina tratta egualmente tutti gli individui nel Paese, cinesi e non. Durante una conferenza stampa del 12 aprile, un funzionario degli affari esteri, Liu Baochun, ha affermato che la città di Guangzhou sta implementando misure di controllo su chiunque entri in città dall’estero, senza discriminazioni di nazionalità, razza o genere. Intanto, il giorno precedente, in Ghana, il ministro degli Esteri, Shirley Ayorkor Botchwey, ha convocato l’ambasciatore cinese nel Paese per esprimere il proprio scontento e richiedere una reazione a tali episodi. Allo stesso modo, anche le autorità keniote e nigeriane stanno interloquendo con le rispettive ambasciate cinesi in merito alla problematica.

L’allarme è stato lanciato l’11 aprile dal consolato degli Stati Uniti a Guangzhou, il quale ha consigliato agli afro-americani di evitare viaggi verso tale città perché si sta verificando un inasprimento dei controlli da parte delle autorità nei confronti di persone di origine africana, per paura della diffusione del coronavirus. Nella città è presente un distretto chiamato Yuexiu e conosciuto come la “little Africa” locale, dove 5 cittadini nigeriani sono risultati positivi al coronavirus. Stando a quanto dichiarato dal consolato americano, dopo aver rilevato tali contagi, le autorità locali hanno imposto misure d’entrata e d’uscita dalla zona maggiormente restrittive. In tale contesto, coloro che sembrano avere origine africana e coloro che potrebbero avere contatti con africani sono stati sottoposti a test e quarantene obbligatori, senza tener conto dei loro spostamenti recenti. Stando a quanto riportato dal South China Morning Post, a Guangzhou le persone sfrattate da appartamenti e hotel stanno avendo difficoltà anche nel reperire cibo e riparo.

Da parte loro, le autorità di Guangzhou hanno negato la presenza di un focolaio tra la comunità africana locale e hanno respinto le accuse secondo le quali effettuerebbero controlli più rigidi sugli africani. Le autorità hanno poi affermato che i 5 nigeriani da cui è partito il caso-denuncia avevano infranto le regole relative alla quarantena e si sono recati in un ristorante. Per tale ragione, oltre 200 persone con cui sono entrate in contatto sono state sottoposte a test e messe in quarantena e altre 1700 persone sono state controllate, in quanto contatti secondari.

Dopo aver riportato sotto controllo la situazione di diffusione dell’epidemia nella città epicentro del virus di Wuhan, la RPC è al momento impegnata nel contrastare una seconda ondata di contagi in arrivo dall’estero, che attualmente rappresentano la minaccia principale alla ripresa del Paese. Per tale ragione, Pechino sta applicando controlli sempre più rigorosi alle frontiere, tanto aeree che terrestri.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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