Africa, coronavirus: centinaia di migranti bloccati in Niger, IOM in allerta

Pubblicato il 12 aprile 2020 alle 6:05 in Immigrazione Niger

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Mentre i Paesi africani chiudono i loro confini per contenere la diffusione dellepidemia di coronavirus, i migranti e i richiedenti asilo che attraversano gli Stati del continente si trovano bloccati in un limbo. Nel corso delle ultime due settimane, centinaia di donne, uomini e bambini sono stati fermati in Niger, un Paese che tradizionalmente rappresenta un corridoio di transito per i lavoratori stagionali dall’Africa occidentale, diretti in Libia o Algeria. Da qui, molte persone sperano di spostarsi ulteriormente in Europa, attraverso il Mar Mediterraneo.

“Siamo sopraffatti dalle richieste di supporto”, ha dichiarato Barbara Rijks, direttrice dellOrganizzazione Internazionale per le Migrazioni in Niger (IOM). Generalmente, le deportazioni dall’Algeria al Niger sono cresciute dalla fine del 2016. Ai migranti, arrestati durante le retate della polizia nelle città costiere dell’Algeria e costretti a viaggiare per giorni in camion sovraffollati, veniva offerta assistenza dall’IOM per tornare nei loro Paesi di origine. Ora però, in mezzo alla pandemia, i migranti sono costretti a mettersi in quarantena in tende e strutture allestite alla frontiera militare di Assamaka, dove le temperature toccano 50 gradi, o nella città meridionale di Arlit. Con i confini chiusi in tutta l’Africa occidentale, le persone rischiano di rimanere bloccate in Niger molto più a lungo del previsto.

“Siamo estremamente preoccupati”, ha detto Abderahmane Maouli, sindaco di Arlit, città che ospita uno dei sei centri di transito IOM in Niger e una nuova struttura per coloro che terminano la loro quarantena ad Assamaka. “Nonostante la chiusura delle frontiere, vediamo che i movimenti continuano: le persone viaggiano attraverso rotte secondarie per evitare i controlli e raggiungere Arlit senza fare la quarantena. Questo è un grave problema per la pubblica della nostra comunità”, ha riferito Maouli al quotidiano Al Jazeera.

La quarantena in un campo improvvisato costruito in tempo record in un Paese con uno dei più bassi indici di sviluppo umano delle Nazioni Unite alimenta le preoccupazioni sia dei migranti che delle comunità locali. Circa 1.400 medici sono operativi in Niger al servizio di una popolazione di circa 22 milioni.

“È stata una grande sfida, abbiamo dovuto potenziare le nostre attività in meno di una settimana, adottando misure igieniche nei nostri sei centri di transito, che sono già pieni, e aprendo nuove strutture per ospitare persone in quarantena”, ha sottolineato la Rijks. Nel sito di quarantena dellIOM ad Assamaka, anche Medici senza frontiere e la Federazione internazionale della Croce Rossa forniscono assistenza medica e psicosociale.

Le operazioni dell’IOM in Niger sono aumentate dopo che il governo ha applicato misure contro il traffico di essere umani nel 2015, per impedire ai migranti di intraprendere le pericolose rotte sahariane verso la Libia o lAlgeria. Nel giro di pochi anni, il numero di attraversamenti si è ridotto, da circa 330.000 nel 2016 a 100.000 nel 2018, mentre centinaia di trafficanti e intermediari sono stati incarcerati. Di conseguenza, sempre più persone sono rimaste bloccate nel Paese e si sono affidate ai programmi di rimpatrio volontario dell’organizzazione. Dal 2017 all’inizio del 2020, circa 32.000 migranti sono tornati a casa dal Niger con l’assistenza IOM. “La gente di solito soggiornava per alcune settimane nei nostri centri di transito, dove organizzavamo i documenti di viaggio con i consolati, prima di tornare nel loro Paese di origine. Ora, invece, sono bloccati nei nostri centri di transito e questo aggiunge frustrazioni”, ha affermato la Rijks. La direttrice dellIOM in Niger spera che, nonostante le chiusure delle frontiere, i governi dell’Africa occidentale si accordino presto sull’organizzazione di corridoi umanitariper il trasferimento dei migranti in condizioni di sicurezza. Attualmente, 2.371 persone, per lo più nigeriani, guineani, camerunesi e maliani, alloggiano nei sei centri di transito dell’IOM, mentre le dimensioni e il numero di nuove strutture istituite per mettere in quarantena i migranti aumentano di giorno in giorno.

Il Niger ha confermato oltre 400 casi di coronavirus, con la stragrande maggioranza dei casi trovati nella capitale, Niamey. Il Paese ha introdotto una serie di misure di contenimento per rallentare la diffusione di COVID-19, tra cui la chiusura dei confini internazionali, il divieto di raduni e di attività non essenziali e il coprifuoco notturno.

Oltre ai migranti in movimento, le organizzazioni umanitarie sono particolarmente preoccupate anche per il destino dei 420.000 rifugiati e sfollati interni fuggiti dalla violenza dei gruppi armati al confine con Nigeria, Ciad, Mali e Burkina Faso. Queste persone vivono spesso in insediamenti affollati, dove l’allontanamento fisico è impossibile. “Oltre allo sfollamento causato dai jihadisti, dalla povertà e dalla vulnerabilità socio-economica, COVID-19 rappresenta la tempesta perfetta per il Niger”, ha dichiarato Alessandra Morelli, direttrice nazionale dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), sottolineando altresì che sono stati interrotti i voli di evacuazione per i rifugiati portati fuori dai centri di detenzione libici e temporaneamente ospitati in Niger, in attesa dellopportunità di reinsediarsi in Europa o in Nord America. Morelli ha specificato che il programma era stato lanciato nel 2017 per offrire “un’ancora vitale” ai rifugiati più vulnerabili detenuti in Libia. Finora, circa 3.000 persone sono state evacuate in Niger e oltre 2.300 sono state trasferite in Canada, Germania, Svezia, Paesi Bassi, Francia e altri Paesi. Tutte le operazioni, però, sono attualmente sospese.

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Chiara Gentili

di Redazione

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