Afghanistan: i talebani pronti a rilasciare 20 prigionieri

Pubblicato il 12 aprile 2020 alle 11:32 in Afghanistan Asia

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I talebani si sono detti disposti a rilasciare 20 prigionieri, membri del governo afghano. Si tratta di un ulteriore progresso nel quadro dei negoziati intra-afghani.

La notizia è stata riferita, domenica 12 aprile, dal portavoce del gruppo, Suhail Shaheen, il quale ha specificato che i 20 detenuti dell’amministrazione di Kabul saranno rilasciati “dall’Emirato islamico dell’Afghanistan” e consegnati al Comitato Internazionale della Croce Rossa di Kandahar. La dichiarazione giunge dopo che i colloqui di pace con il governo di Kabul erano stati interrotti e successivamente al meeting dell’11 aprile, quando i rappresentanti della missione statunitense in Afghanistan (USFOR-A) hanno incontrato i leader dei militanti talebani a Doha, in Qatar, con il fine ultimo di discutere delle perduranti violenze nel Paese e di favorire una loro de-escalation.

Tuttavia, la nuova mossa dei talebani è da considerarsi una risposta positiva alle operazioni di rilascio avviate l’8 aprile dal governo afghano. In tale data, l’Ufficio del Consiglio di Sicurezza Nazionale ha confermato la liberazione di 100 prigionieri talebani, adempiendo, in tal modo, al decreto del presidente, Ashraf Ghani, emanato l’11 marzo scorso. Il giorno successivo, il 9 aprile, il portavoce del governo, Javid Faisal, ha poi riferito che l’esecutivo era pronto a rilasciare ulteriori 100 detenuti. Questi sono stati liberati sulla base di alcuni parametri, tra cui condizioni di salute, età e durata della pena rimanente, e la misura è da inserirsi nel quadro degli sforzi profusi per favorire il raggiungimento della pace e frenare la diffusione di Covid-19. Inoltre, è stato specificato dal Consiglio di Sicurezza Nazionale, i prigionieri rilasciati erano tra coloro inclusi nella lista condivisa dal gruppo tecnico talebano e discussa durante gli incontri con il gruppo tecnico della Repubblica islamica dell’Afghanistan a Kabul.

Le operazioni di rilascio hanno preso avvio il giorno successivo alle dichiarazioni dei talebani, attraverso cui questi avevano minacciato di ritirarsi dai negoziati con il governo afghano. Il processo di liberazione sarebbe dovuto iniziare il 2 aprile, data in cui si prevedeva che 100 prigionieri talebani sarebbero stati rilasciati in cambio di 20 membri delle forze di sicurezza governative. Quanto accaduto l’8 ed il 12 aprile rappresenta un primo passo verso la liberazione di 6.000 individui detenuti dal governo afghano e dal gruppo ribelle e l’obiettivo è rafforzare la fiducia tra le due parti, così da avviare i colloqui di pace.

Lo scambio era stato concordato in occasione di un accordo di pace definito storico, raggiunto il 29 febbraio da Stati Uniti e talebani, in Qatar, a seguito di numerosi incontri e sforzi diplomatici. Tale intesa doveva rappresentare un momento di svolta per il Paese che rimane, tuttavia, caratterizzato da divisioni e violenze. I talebani continuano a rivendicare il diritto di attaccare le forze di sicurezza afghane e, in aggiunta, lo Stato Islamico nella provincia del Khorasan rimane attivo e letale nella regione. 

Con l’obiettivo di porre fine al coinvolgimento militare degli Stati Uniti in Afghanistan, perdurante da 18 anni, tra i punti stipulati il 29 febbraio, vi è altresì la riduzione delle truppe statunitensi di stanza nel Paese, le quali passeranno da 13000 a 8600 entro i primi 135 giorni successivi alla firma dell’accordo. Successivamente, entro 14 mesi dalla medesima data, si prevede il ritiro totale. I talebani, dal canto loro, hanno richiesto a Kabul il rilascio di 5.000 uomini in cambio di 1.000 prigionieri affiliati al governo.

Lo scenario di instabilità caratterizza l’Afghanistan da decenni. I talebani si sono affermati come gruppo dominante in seguito al crollo del regime sovietico, per poi porsi alla guida di gran parte del Paese dal 1996, dopo la fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali. Le truppe statunitensi, nel 2001, sono poi giunte Paese, con l’obiettivo di ribaltare le autorità di Kabul, allora sostenute dai talebani, che avevano fornito asilo ad al-Qaeda durante la pianificazione degli attentati dell’11 settembre 2001. Con l’invasione di Washington e l’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Gli attacchi degli ultimi anni perpetrati dalle milizie talebane hanno interessato perlopiù le attuali istituzioni afghane. Il fine ultimo è riprendere il controllo del governo.

Dal canto loro, gli USA hanno iniziato a ritirare le loro truppe dall’Afghanistan il 10 marzo, a seguito dello storico accordo tra talebani e rappresentanti statunitensi. Il ritiro delle forze armate statunitensi dopo 19 anni di guerra è sempre stato uno degli obiettivi della politica estera dell’attuale capo della Casa Bianca, Donald Trump. Le truppe americane hanno condotto nel Paese due missioni, una insieme alla NATO nota come “Resolute Support”, volta all’addestramento e al sostegno delle truppe afgane e una indipendente di lotta al terrorismo, nota come “Sentinella della libertà”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione

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