Tensioni nello stretto di Taiwan: esercitazioni cinesi e navi da guerra americane

Pubblicato il 11 aprile 2020 alle 11:10 in Cina Taiwan

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Le rispettive autorità militari taiwanese e americana hanno affermato che una nave da guerra statunitense, la Arleigh Burke-class USS Barry, ha solcato le acque dello stretto di Formosa, anche detto stretto di Taiwan, il 10 aprile. Nella stessa giornata, aerei da caccia dell’esercito della Repubblica Popolare Cinese (RPC) hanno eseguito esercitazioni militari nelle acque nei pressi dell’isola.

L’imbarcazione americana è stata dispiegata per le operazioni della Settima Flotta degli Stati Uniti, un comando della Flotta del Pacifico della marina USA, a sostegno della sicurezza e della stabilità nell’area dell’Indo-Pacifico, questo è quanto ha dichiarato a mezzo Facebook il comando stesso. Il Ministero della Difesa taiwanese ha affermato che si è trattato di un’operazione ordinaria, in cui le proprie forze armate hanno monitorato il passaggio dell’imbarcazione statunitense.

Nella stessa giornata, le autorità di Taipei hanno denunciato esercitazioni militari nelle acque a Sud-Ovest dell’isola, condotte da aerei da bombardamento H-6 e caccia J-11 cinesi. Il Ministero della Difesa ha poi dichiarato che la propria aviazione ha sorvegliato i movimenti di tali velivoli. Taiwan ha più volte lamentato e criticato la continua pressione militare esercitata da Pechino durante la crisi causata dalla pandemia di coronavirus. Il transito della nave da guerra americana è un segno di appoggio all’isola che ha ricalcato quello dello scorso 16 gennaio. In tale data, una nave da guerra statunitense aveva attraversato lo stretto come dimostrazione di sostegno contro l’ingerenza della Cina che ha intensificato le esercitazioni militari nei pressi dell’isola, a seguito dell’elezione dell’11 gennaio scorso della Presidentessa Tsai Ing-wen, dichiaratamente avversa a Pechino.

L’operazione è avvenuta nella stessa giornata in cui Taipei ha risposto al direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, il quale aveva affermato di essere stato vittima di razzismo da parte della popolazione dell’isola, a seguito della pubblicazione di alcuni post razzisti su Twitter da parte di presunti taiwanesi. Tuttavia, il Ministero della Giustizia dell’isola ha dichiarato che gli autori sono in realtà individui della Cina continentale, che si sono finti cittadini taiwanesi in un deliberato tentativo di calunnia.

Questo episodio si è aggiunto alle tensioni verificatesi durante l’emergenza della pandemia da coronavirus nell’ambito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Taiwan ha ripetutamente accusato Pechino di impedirle l’accesso alle informazioni complete fornite dall’ente, di cui non è membro a causa delle obiezioni della RPC, secondo la quale l’isola è una sua provincia. Tuttavia, dopo ripetute proteste, l’OMS ha consentito agli esperti taiwanesi di partecipare ad incontri online con altri medici, per discutere del virus. In tale quadro, durante un incontro a Ginevra, il rappresentante americano all’Onu ha chiesto all’OMS di trattare direttamente con il governo di Taiwan, suscitando un forte rimprovero da parte della Cina.

Oltre a questo, di recente, le autorità della RPC sono state ulteriormente contrariate da un incremento negli aiuti militari forniti dagli USA a Taiwan. Tra essi, ci sono state maggiori vendite di armi, pattuglie americane nei pressi dell’isola e una significativa visita del vice presidente taiwanese, William Lai, a Washington lo scorso 4 febbraio. Durante la sua permanenza, Lai ha partecipato ad incontri di alto profilo, in occasione dei quali ha anche parlato direttamente con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Così come molti altri Paesi a livello internazionale, anche gli USA non hanno relazioni formali con Taiwan, in quanto dal primo gennaio 1979 hanno riconosciuto la RPC, spostando la propria sede diplomatica da Taipei a Pechino. Nonostante ciò, Washington è il maggior sostenitore dell’isola a livello internazionale, nonché il suo principale fornitore d’armi. Il 17 gennaio scorso, il rappresentante degli Stati Uniti a Taiwan, Brent Christensen, ha affermato che nel 2020 gli Stati Uniti promuoveranno ulteriormente la questione di Taiwan nel mondo, cosa che l’isola ha numerose difficoltà a fare autonomamente, a causa del blocco della sua partecipazione nella maggior parte delle organizzazioni internazionali.

La questione di Taiwan rappresenta la maggiore problematica dal punto di vista territoriale e diplomatico della RPC, che non ha mai escluso la possibilità di ricorrere alla forza per risolverla. Le tensioni relative alla tematica hanno spesso avuto per teatro lo stretto di Formosa che separa le due entità territoriali. L’isola è per il governo centrale cinese una provincia con parziale autonomia, ma Taiwan ha un governo indipendente che si autodefinisce Repubblica di Cina (ROC).

 La divisione tra ROC e RPC trova le sue radici nel 1911 quando fu fondata la prima repubblica nell’ex-impero celeste da parte del Partito Nazionalista Cinese (Guomindang). Quest’ultimo alla sconfitta subita nella guerra civile cinese, combattuta contra il Partito Comunista Cinese (PCC), giunse a Taipei dove si stabilì istituendo un governo nel 1949 mentre a Pechino, il primo ottobre, veniva fondata la Repubblica Popolare Cinese dal PCC.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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