Malta accusata di aver sabotato un barcone di migranti

Pubblicato il 11 aprile 2020 alle 6:23 in Immigrazione Malta

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La Marina maltese è stata accusata di aver sabotato una nave che trasportava migranti al largo delle coste dellisola, dopo averla lasciata alla deriva per più di un giorno. Questa è solo lultima di una serie di misure severe adottate in ambito migratorio dai Paesi europei per evitare la diffusione dellepidemia di coronavirus.

Secondo quanto riferito dal New York Times, un ufficiale di una nave della Marina militare maltese, la P52, è salito su unimbarcazione che trasportava migranti a circa 20 miglia da Malta e ne ha danneggiato il motore prima di abbandonare la barca alla deriva. La testimonianza è stata fornita da un migrante durante una chiamata demergenza ad Alarm Phone, lorganizzazione non governativa che fornisce supporto ai migranti in pericolo di vita nel Mar Mediterraneo. LONG ha successivamente condiviso la registrazione audio con il New York Times. “I militari di Malta sono arrivati e hanno tagliato il cavo dell’elettricità per il motore”, ha detto luomo nella registrazione. “Hanno detto che non vogliono nessuno a Malta, ha continuato.

La nave, che aveva lasciato la Libia circa cinque giorni fa, trasportava 70 persone in fuga. I migranti hanno riferito di aver contatto Alarm Phone tramite un telefono satellitare fornito loro dai trafficanti libici. Nella giornata di giovedì 9 aprile, era stato avvicinati da una barca della Marina maltese, la P51, ma erano stati ignorati. Il governo maltese ha poi dichiarato, venerdì mattina, di aver salvato i migranti a bordo dellimbarcazione ma non ha rilasciato alcun commento in merito alle accuse di sabotaggio. La Valletta ha anche avvertito che, data lemergenza coronavirus, non potrà più garantire il salvataggio dei migranti in mare.

La crisi del coronavirus ha portato alcuni governi europei ad adottare misure più severe nei confronti dei migranti privi di documenti regolari, mentre sono state represse tutte le forme di movimento interno ed esterno per combattere la diffusione dei contagi. Le autorità di Italia, Malta, Grecia e Spagna hanno rafforzato i blocchi alle loro frontiere esterne da quando si è diffusa l’epidemia di coronavirus nell’Europa meridionale. In particolare, Italia e Malta hanno recentemente dichiarato chiusi ai migranti i loro porti. Il governo maltese ha cominciato a ritardare il soccorso ai barconi in pericolo nelle sue acque e, già dal mese scorso, ha permesso alla Guardia costiera libica di intercettare i migranti che avevano già raggiunto la zona di ricerca e soccorso maltese. In Grecia, il governo ha isolato due campi dedicati allaccoglienza dei migranti dopo che alcuni residenti si sono dimostrati positivi al coronavirus. Il governo di Roma, da parte sua, ha dichiarato che i suoi porti non possono più essere considerati sicuri a causa della diffusione dell’epidemia di coronavirus. Pertanto, non sarà consentito ai migranti recuperati dalle ONG di sbarcare sulle coste italiane. La decisione è stata presa nella serata di martedì 7 aprile. “Per tutta la durata dell’emergenza sanitaria nazionale causata dalla diffusione del COVID-19, i porti italiani non possono garantire i requisiti necessari per essere definiti e classificati come porti sicuri”, ha dichiarato il decreto governativo. L’emergenza nazionale dovrebbe protrarsi fino al 31 luglio, secondo le disposizioni attuali, ma la scadenza potrebbe essere estesa. La norma, nello specifico, riguarda “i casi di soccorso effettuati da parte di unità navali battenti bandiera straniera al di fuori dell’area SAR (ricerca e soccorso) italiana”.

Le organizzazioni per la difesa dei diritti umani sono preoccupate per il destino di migliaia di migranti che vivono nei campi di fortuna delle isole greche. Molti sono in condizioni disumane senza regolare accesso all’acqua corrente o ai beni di prima necessità. Unalleanza di ONG, tra cui Amnesty International, ha chiesto limmediato trasferimento in alloggi più sicuri. “Date le condizioni attuali, contenere qualsiasi focolaio sarebbe impossibile e potrebbe potenzialmente mettere in pericolo migliaia di vite”, ha detto un portavoce dell’alleanza in una dichiarazione, il mese scorso. “C’è una finestra di opportunità per affrontare questo problema adesso che la situazione è ancora gestibile, ma temiamo che questa finestra possa chiudersi da un momento allaltro”, ha aggiunto. L’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) ha invitato tutti i Paesi a rispettare il diritto legale all’asilo, anche durante la pandemia. “Esistono modi per gestire le restrizioni alle frontiere in modo da rispettare gli standard internazionali in materia di diritti umani e protezione dei rifugiati”, ha affermato l’agenzia in una nota.

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Chiara Gentili

di Redazione