L’OMS indaga su possibili ricadute di coronavirus

Pubblicato il 11 aprile 2020 alle 19:24 in Corea del Sud Europa

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha affermato che i propri esperti stanno effettuando controlli in prima persona su casi di pazienti in fase di dimissione ospedaliera che sono risultati nuovamente positivi dopo un primo test negativo, l’11 aprile.

L’indagine dell’OMS è stata lanciata in seguito ad una segnalazione giunta dalla Corea del Sud. Il 10 aprile, il direttore del Korea Centers for Disease Control and Prevention, Jeong Eun-kyeong, ha affermato che pazienti risultati negativi e pronti ad essere dimessi, quando sottoposti ad un secondo tampone hanno avuto un esito positivo. Stando a quanto affermato da Eun-kyeong, l’ipotesi più probabile è che il coronavirus potrebbe essersi riattivato in tali soggetti, escludendo la possibilità che essi siano stati contagiati una seconda volta.

Il Paese asiatico ha affermato di aver finora registrato 91 casi di pazienti che si riteneva fossero guariti ma che sono invece risultati nuovamente positivi. La prospettiva di un possibile secondo contagio ha richiamato l’attenzione di tutti gli attori internazionali, poiché molti Paesi hanno fatto affidamento sul fatto che la popolazione infetta possa sviluppare immunità a sufficienza per prevenire la ricomparsa dell’epidemia.

Ad oggi, in Corea del Sud i pazienti guariti sono 7.243 e si teme che tra questi possano esserci ricadute. Un professore di malattie infettive del Korea University Guro Hospital, Kim Woo-joo, ha dichiarato che il numero di “nuovamente positivi” è destinato ad aumentare e che i 91 sono solo l’inizio. Tuttavia, altri esperti hanno affermato che questa situazione potrebbe essere stata generata anche da risultati fallati dei test iniziali o potrebbe trattarsi di una permanenza del virus nel sistema del paziente senza che questi lo possa trasmettere e che il contagio arrechi danni al paziente stesso o agli altri.

Dalla comparsa del virus nel Paese lo scorso 20 gennaio, il 10 aprile, la Corea del Sud ha registrato un minimo nei nuovi contagi giornalieri di soli 27 casi. Il picco di nuove infezioni era stato raggiunto il 29 febbraio con un totale di 909 nuovi infetti solo in tale data. L’11 aprile i casi totali confermati ammontano a 10.480, di cui 211 morti e 3.026 ancora attivi.

L’OMS ha richiesto una relazione a Seoul e ha specificato che i soggetti in questione sono risultati negativi ad un primo test effettuato utilizzando la reazione a catena della polimerasi (PCR) e quando esso è stato riproposto dopo alcuni giorni ha dato esiti positivi. Sulla questione sono impegnati esperti dell’organizzazione che stanno cercando di ottenere maggiori informazioni sui casi individuali. Per poter agire in merito a questa possibile problematica, l’OMS necessita di una raccolta sistematica di campioni effettuati sui pazienti dimessi, per capire meglio il processo di dispersione del virus. Essendo il coronavirus una nuova malattia, sono necessari ulteriori dati epidemiologici per trarre conclusioni sulla situazione presentatasi in Corea del Sud.

Nella sua dichiarazione dell’11 aprile, l’agenzia speciale dell’Onu per la Salute ha tenuto a ribadire l’importanza di test eseguiti seguendo attentamente tutte le procedure fornite. Nel caso di gestione in ambito clinico, un paziente può essere dimesso dall’ospedale solamente dopo due test consecutivi, effettuati a distanza di 24 ore l’uno dall’altro e risultati entrambi negativi. Stando agli studi finora compiuti, nel caso di contagi lievi da coronavirus, dalla comparsa dei sintomi alla guarigione passano solitamente due settimane.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione