Iran: riaperte attività economiche nonostante l’avviso dell’OMS

Pubblicato il 11 aprile 2020 alle 18:30 in Iran Medio Oriente

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L’Iran ha consentito alle attività economiche a “basso rischio” di riprendere le proprie funzioni nella maggior parte del territorio nazionale, a partire da sabato 11 aprile. Tuttavia, il presidente iraniano, Hassan Rouhani, ha invitato il popolo a rispettare i protocolli di prevenzione contro il coronavirus e le regole di distanziamento sociale.

Fatta eccezione per la capitale Teheran, dove le attività commerciali a basso rischio riprenderanno la propria attività il prossimo 18 aprile, l’Iran ha compiuto un primo passo verso il ritorno al regolare svolgimento dell’attività economica nazionale. I primi a riaprire sono stati gli uffici pubblici del Paese, in cui, tuttavia, 1/3 degli impiegati è tenuto a lavorare da casa, dando la precedenza alle donne con figli a carico. Insieme ad essi hanno riaperto anche le aziende che non hanno sede nella capitale. A Teheran, la riapertura avverrà il prossimo 18 aprile, con 2/3 degli impiegati pubblici negli uffici e le aziende che potranno riaprire solamente dopo averlo comunicato alle autorità e aver adottato le linee guida rilasciate dal Ministero della Salute.

Tale riapertura è avvenuta nonostante il giorno precedente, il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), Tedros Adhanom Ghebreyesus, avesse messo in guardia i Paesi del mondo affinché siano cauti nel sollevare le restrizioni imposte per arginare l’epidemia, perché ciò potrebbe portare ad una ricaduta mortale. Nonostante ci sia stato un rallentamento nella diffusione del virus in alcuni Paesi europei come Italia, Germania, Spagna e Francia, essa è accelerata altrove e in particolare in Africa.

In Iran, alla maggior parte delle agenzie governative e alle attività non essenziali era stata imposta una chiusura di una settimana, a seguito delle celebrazioni per il nuovo anno persiano, Nowruz, festeggiato in occasione dell’equinozio di primavera fino allo scorso 4 aprile. Per tale festività, centinaia di migliaia di persone si sono spostate all’interno del territorio nazionale, provocando un grande rischio di diffusione dell’epidemia.

 Nonostante i problemi affrontati dalla Repubblica Islamica per contrastare la diffusione dell’epidemia, il governo ha temuto che le misure di limitazione alla vita pubblica possano distruggere l’economia del Paese, già sottoposta alla pressione di pesanti sanzioni internazionali. Il portavoce del governo di Teheran, Ali Rabeie, ha affermato che un isolamento a lungo termine potrebbe causare la perdita del proprio lavoro a circa 4 milioni di persone.

Oltre agli effetti del coronavirus, l’economia iraniana ha risentito delle conseguenze economiche derivanti dalle numerose sanzioni imposte dagli Stati Uniti, sin dal loro ritiro unilaterale dall’accordo sul nucleare iraniano, l’8 maggio 2018. Al momento, sebbene gli USA si siano detti disposti ad offrire aiuti umanitari al popolo iraniano per far fronte all’emergenza, non sembrerebbero aver intenzione di revocare le sanzioni imposte sino ad ora e facilitare così la ripresa di Teheran. Il 12 marzo scorso il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha lanciato un appello internazionale per chiedere la diminuzione delle sanzioni e l’invio di forniture sanitarie. A tal proposito, il 7 aprile, il ministro delle Finanze e dell’Economia iraniano, Farhad Dejpasand, ha confermato che l’epidemia inciderà negativamente per sul 15% del PIL del Paese. Quest’ultimo dato ha spinto Rouhani a far riaprire le attività professionali a basso rischio l’11 aprile.

 

Dalla comparsa del coronavirus sul suo territorio per la prima volta il 19 febbraio scorso nella città di Qom, l’Iran è stato il Paese maggiormente colpito in Medio Oriente, registrando ad oggi un totale di 70.029 casi confermati di cui 4.357 sono morti e 41.947 guariti. I casi attivi restano ancora 23.725. Nonostante tali dati, le autorità sanitarie hanno ripetutamente lamentato il mancato rispetto delle regole di prevenzione e contenimento e temono una seconda ondata di contagi.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione