Nuovo incontro tra Stati Uniti e talebani

Pubblicato il 11 aprile 2020 alle 13:00 in Afghanistan USA e Canada

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I portavoce dei rispettivi schieramenti hanno affermato che i rappresentanti della missione statunitense in Afghanistan (USFOR-A) hanno incontrato i leader dei militanti talebani a Doha, in Qatar, per parlare della riduzione delle perduranti violenze nel Paese, l’11 aprile. I continui scontri che si sono qui verificati di recente hanno messo a repentaglio il fragile processo di pace intra-afghano, mediato dagli USA.

Il capo della missione NATO e delle forze armate americane in Afghanistan, il generale Scott Miller, ha incontrato i leader dei talebani nella notte tra il 10 e l’11 aprile. L’incontro è stato organizzato a seguito delle accuse mosse dai combattenti islamici contro Washington per aver violato l’accordo firmato lo scorso 29 febbraio a Doha. In tale intesa, era previsto un canale militare di comunicazione tra le parti che, in questo caso, ha consentito di discutere la riduzione delle violenze nel Paese e le rispettive posizioni rispetto agli impegni presi in Qatar.

Dalla sua sede di Doha, il portavoce dell’ufficio politico dei talebani, Suhail Shaheen,  ha comunicato via Twitter che nel corso dell’incontro si è parlato dell’attuazione dell’accordo dello scorso febbraio e delle violazioni finora perpetrate. Il 6 aprile scorso, il gruppo militante islamista aveva accusato la controparte di esser venuta meno all’intesa, affiancando le forze militari afghane durante operazioni condotte nel Paese contro i talebani. Da parte loro, gli USA hanno riferito che si è trattato di operazioni difensive, eseguite a causa del perdurare delle violenze ad opera del gruppo islamico e giustificate dall’impegno a difendere i propri partner se attaccati, come previsto nell’accordo di Doha. Da parte loro, i talebani si sono impegnati a non attaccare le strutture militari americane, tuttavia, hanno rivendicato la possibilità di aggredire qualsiasi avamposto del governo afghano, fino a quando non ci sarà un accordo separato con Kabul sul cessate il fuoco.Secondo quanto stabilito il 29 febbraio a Doha, i talebani sono tenuti ad avviare i negoziati con un gruppo rappresentativo di tutte le parti afghane e nominato dal governo di Kabul, dopo il rilascio da parte di ques’ultimo di alcuni militanti suoi prigionieri, il 2 aprile.

Un primo incontro si è tenuto lo scorso primo aprile a Kabul per avviare lo scambio di prigionieri e far partire il processo di pace, ma già il 7 aprile i talebani si sono tirati indietro difronte al ritardo nel rilascio dei militanti che non si è verificato nella data prestabilita. A tal proposito, l’8 aprile scorso, il governo guidato dal presidente, Ashraf Ghani,  ha effettuato la prima liberazione di 100 prigionieri , e, il 9 aprile, il Consiglio di Sicurezza Nazionale ha comunicato il rilascio di altri 100 talebani , in base alle loro condizioni di salute, età e durata della pena rimanente, come parte degli sforzi per la pace e il contenimento del coronavirus.

L’accordo tra Stati Uniti e talebani è stato siglato a Doha dall’inviato speciale americano, Zalmay Khalilzad e dal leader politico del militanti islamici, Mullah Abdul Ghani Baradar, alla presenza del segretario di Stato americano, Mike Pompeo. Secondo l’accordo siglato, Washington ridurrà le proprie truppe di stanza in Afghanistan da 13000 a 8600 entro i primi 135 giorni successivi alla firma dell’accordo e concluderà il ritiro totale entro 14 mesi dalla stessa data. Contestualmente, i talebani hanno richiesto a Kabul il rilascio di 5.000 loro uomini in cambio di 1.000 prigionieri afghani come base per un permanente cessate il fuoco e una successiva conclusione del conflitto armato.

Le truppe americane avevano invaso l’Afghanistan con l’obiettivo di ribaltare le autorità di Kabul, allora sostenute dai talebani e che avevano fornito asilo ad Al-Qaeda durante la pianificazione degli attentati dell’11 settembre 2001, dove persero la vita circa 3.000 persone. Il ritiro delle forze armate statunitensi dopo 19 anni di guerra è sempre stato uno tra gli obiettivi principali della politica estera di Trump. Le truppe americane hanno condotto nel Paese due missioni, una insieme alla NATO nota come “Resolute Support”, volta all’addestramento e al sostegno delle truppe afgane e una indipendente di lotta al terrorismo, nota come “Sentinella della libertà”.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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