Siria: il regime affronta lo Stato Islamico

Pubblicato il 10 aprile 2020 alle 12:13 in Medio Oriente Siria

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Le forze del regime sono state colte di sorpresa da un attacco condotto dallo Stato Islamico, il 9 aprile, nella regione siriana centrale di Homs, a cui hanno fatto seguito violente battaglie che hanno causato circa 60 vittime.

A riferirlo, l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), secondo cui aerei russi sono intervenuti a fianco dell’esercito del regime, ma entrambe le fazioni hanno registrato diverse vittime. Secondo quanto riportato, lo scenario di tensioni ha riguardato, nello specifico, la periferia di al-Sukhna, una cittadina siriana situata nel governatorato di Homs, tra la città di Homs e quella di Deir Eizzor. Le battaglie hanno avuto inizio nelle prime ore del mattino del 9 aprile e si sono prolungate per tutto il giorno, mentre le forze aeree russe hanno condotto attacchi aerei contro le postazioni dell’ISIS. A detta del SOHR, il bilancio delle vittime in 24 ore include almeno 32 morti tra i membri del regime e dei suoi alleati e altri 26 tra i militanti dello Stato Islamico. L’Osservatorio ha poi monitorato l’arrivo di rinforzi militari per le forze del regime e i gruppi armati alleati presso al-Sukhna e nelle zone periferiche circostanti. Non da ultimo sono state fortificate le postazioni situate sulla strada che collega Homs e Deir Ezzor, di fronte ad un crescente timore di attacchi ed imboscate da parte dell’ISIS.

Il SOHR ha poi riferito che, dal 24 marzo scorso, sono almeno 401 i membri delle forze del regime e i militanti affiliati di nazionalità siriana e non siriana, tra cui 2 russi e 75 appartenenti a milizie iraniane, che sono stati uccisi a causa di attacchi, bombardamenti e imboscate dell’ISIS nell’Eufrate occidentale, nella valle di Deir Ezzor, e a Raqqa, Homs e As-Suwayda. A questi si aggiungono altri 4 civili che lavoravano in un giacimento di gas dell’area e 2 pastori. L’organizzazione terroristica ha, invece, perso circa 135 dei suoi membri a seguito delle offensive.

Al-Sukhna rappresenta la seconda maggiore città dell’area desertica di Badia, dopo Palmira. L’ISIS era riuscito a conquistarla nel 2015, per poi perderne il controllo nel mese di agosto 2017. Risale al 6 dicembre 2017 la dichiarazione del presidente russo, Vladimir Putin, sostenitore del regime, attraverso la quale annunciava la sconfitta militare dell’ISIS sulle rive del fiume Eufrate nella Siria orientale, l’ultima area del Paese ancora sotto il controllo dello Stato Islamico. Ciò avveniva dopo la liberazione definitiva delle roccaforti dell’ISIS. Raqqa, capitale dell’organizzazione, era stata liberata il 17 ottobre e Deir Ezzor il 3 novembre 2017. Tuttavia, alcune cellule dormienti dell’organizzazione terroristica hanno continuato le proprie attività in diversi territori del Paese, in particolare nella zona Sud-occidentale, al confine con la Giordania e Israele, e al confine con l’Iraq.

Il Country Report on Terrorism 2018 include la Siria tra gli Stati sponsor del terrorismo ed evidenzia come il regime, anche nel corso del 2018, abbia continuato a fornire armi e sostegno politico ad Hezbollah, consentendone il riarmo anche da parte dell’Iran. Tuttavia, allo stesso tempo, il regime si è autodefinito una vittima del terrorismo, considerando i gruppi ribelli i principali responsabili di tale fenomeno.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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