Libia: Haftar colpisce ancora, vittime tra i migranti irregolari

Pubblicato il 10 aprile 2020 alle 8:53 in Africa Libia

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Le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate dal generale Khalifa Haftar, hanno nuovamente colpito, il 9 aprile, aree residenziali e una struttura medica della capitale Tripoli, causando danni materiali e perdite di vite umane.

In particolare, secondo quanto riferito dall’Operazione Vulcano di Rabbia, ovvero la risposta del governo tripolino all’offensiva di Haftar intrapresa il 4 aprile 2019, il bersaglio di uno dei bombardamenti, condotti con missili Grad, è stato rappresentato dall’area di Ghout Al-Rumman, nella periferia di Tajoura, a sua volta situata nell’Est di Tripoli. L’attacco ha causato la morte di un immigrato irregolare proveniente dal Ghana e il ferimento di altri 6 espatriati di provenienza sia ghanese sia nigerina. Come specificato da Vulcano di Rabbia, questi ultimi hanno riportato ferite su tutto il corpo causate perlopiù da schegge di vetro, mentre un uomo è stato sottoposto ad amputazione. Anche altri due civili libici, che si trovavano nei pressi del luogo colpito, sono rimasti feriti.

Parallelamente, l’LNA è ritornato a colpire, per il terzo giorno consecutivo, l’area circostante il Green Hospital, situato nel quartiere meridionale tripolino di Abu Salim. Come riferito da una fonte interna al Ministero della Salute, sono stati riportati diversi danni materiali ai negozi e magazzini della zona. Alcuni di questi, ha specificato il Ministero, contenevano attrezzature e forniture mediche volte ad affrontare l’emergenza coronavirus. Secondo la medesima fonte, i medici sono stati costretti ad evacuare i pazienti del Green Hospital e delle strutture mediche ad esso connesse.

Negi ultimi giorni, gli attacchi delle forze di Haftar contro strutture civili, ospedali e aeroporti in primis, hanno causato decine di vittime. Da parte sua, il governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), ha agito abbattendo un aereo da carico militare che trasportava munizioni destinate all’LNA, oltre a colpire una petroliera all’ingresso di Bani Walid, nel Sud di Tripoli, anch’essa con forniture per le forze di Haftar.

Alle tensioni sul campo si aggiungono le preoccupazioni derivanti dalla crescente emergenza coronavirus. È stata proprio l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) a dichiarare che l’esplosione di un focolaio di coronavirus in Libia potrebbe provocare una situazione “veramente catastrofica” per gli sfollati interni e i circa 700.000 migranti e rifugiati presenti nel Paese. Stando alle ultime informazioni rivelate, quasi 1.500 richiedenti asilo sono detenuti in 11 centri di detenzione “ufficiali” sparsi in tutto il Paese. Gli altri rifugiati sono chiusi in “prigioni private” gestite da gruppi armati e trafficanti dove estorsioni, stupri e abusi sono all’ordine del giorno, secondo le Nazioni Unite. Entrambe le tipologie di centri sono sovraffollate e le condizioni igieniche sono scarse, con gravi carenze di cibo e acqua potabile.

Lo scenario ha spinto le Nazioni Unite e la comunità internazionale ad esortare le parti impegnate nel conflitto a porre una tregua. Tuttavia, le tensioni non sono cessate e le forze del GNA hanno avviato, il 25 marzo, l’operazione “Tempesta di pace”, in un’ottica di autodifesa e di contrasto alle offensive di Haftar. È dal 4 aprile 2019 che quest’ultimo ed il proprio esercito cercano di prendere il controllo della capitale Tripoli, mentre l’inizio della crisi libica è da far risalire al 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

In tale quadro, dal primo aprile, è entrata ufficialmente in azione l’operazione Eunavfor Med Irini, dopo che, il 31 marzo, il Consiglio europeo ha formalmente adottato la decisione per il suo avvio. L’Unione Europea ha specificato che si tratta di una missione aerea e navale, attiva nel Mediterraneo orientale, volta a far rispettare l’embargo in Libia e a fermare il traffico di armi. Irini sostituirà la vecchia operazione Sophia, il cui mandato è scaduto proprio a fine marzo.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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