Grecia e Slovacchia: il coronavirus nei campi rom

Pubblicato il 10 aprile 2020 alle 17:52 in Grecia Slovacchia

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In Grecia e in Slovacchia le autorità hanno predisposto l’isolamento di alcuni campi rom, dopo aver rilevato casi di coronavirus al loro interno, evidenziando le difficoltà incontrate da tale comunità. 

Nello specifico, per quanto riguarda la Grecia, il quotidiano di Atene, Ekathimerini, ha rivelato che nella giornata di giovedì, 9 aprile, le autorità hanno isolato il campo rom di Larissa, nel centro del Paese, dove vivono circa 3.000 persone.  

L’ordine sull’isolamento del campo è stato emesso dal ministro della Protezione Civile, Nikos Hardalias, in seguito al risultato positivo del test sul coronavirus su un uomo di 32 anni, il quale aveva contatti con almeno altri 31 residenti del campo. In seguito, le autorità hanno scoperto che altri 12 membri della comunità erano positivi al coronavirus.  

Commentando la vicenda, il sindaco di Larissa, Apostolos Kalogiannis, ha dichiarato che le conferme sulla diffusone del virus nella comunità rom evidenziano lo scenario peggiore delle previsioni. 

Nella stessa giornata, anche la Slovacchia ha predisposto la chiusura di altri cinque campi rom, dopo aver rilevato il virus su 31 persone. Tale situazione, ha sottolineato Reuters, evidenzia ulteriormente le difficoltà di tale comunità. 

In particolare, il sito di informazione ha rivelato che la comunità rom dell’Europa orientale è particolarmente povera, a causa della diffusa disoccupazione e delle storiche discriminazioni razziali. In tale contesto, la pandemia da coronavirus causa l’emersione di sentimenti di scontento, dato che la comunità si sente particolarmente vulnerabile.  

In Bulgaria, ad esempio, alcuni membri della comunità rom hanno denunciato di essere segregati in ghetti, dove sono completamente isolati a causa del coronavirus. Per tale ragione, i capi della comunità rom bulgara hanno dichiarato di ritenere che la pandemia costituisca una minaccia per i loro già precari standard di vita. 

In Slovacchia, tuttavia, in seguito alla chiusura dei campi rom, le autorità hanno rassicurato le comunità oggetto delle misure restrittive, dichiarando che avrebbero assicurato la consegna di viveri e l’accesso alle cure necessarie all’interno degli accampamenti. 

Le autorità di Bratislava hanno iniziato ad effettuare tamponi in modo massivo nei campi rom a partire dal 3 aprile, in virtù delle preoccupazioni sulla possibilità che il contagio possa essere facilitato dal sovraffollamento degli accampamenti e dalle condizioni igieniche inadeguate. A tale riguardo, il parlamentare europeo del partito del premier slovacco, Peter Pollak, il quale è di origine rom, ha confermato che il virus si diffonderà con più velocità all’interno di tali comunità. 

Tuttavia, la Slovacchia ha specificato che la decisione di isolare i campi non deve essere intesa come un atto ostile. Al contrario, si tratta di una misura volta a proteggere le persone in quarantena e chi è entrato in contatto con queste ultime.  

Secondo quanto rivelato dalla BBC, un censimento del 2011 sulla comunità rom presente in Slovacchia ha evidenziato che questa rappresenta circa il 2% della popolazione del Paese. In particolare, il censimento aveva rilevato la presenza di oltre 100.000 rom in Slovacchia, sebbene, secondo gruppi di attivisti, i numeri reali siano molto più elevati. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione