Emirati Arabi Uniti: continua il sostegno militare in Libia

Pubblicato il 10 aprile 2020 alle 16:54 in Emirati Arabi Uniti Libia

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Gli Emirati Arabi Uniti (UAE) hanno stipulato un contratto con Israele che prevede la fornitura di un sofisticato sistema di difesa aerea, destinato all’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal generale Khalifa Haftar.

A riferirlo, il 10 aprile, il quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, basandosi sulle rivelazioni di fonti definite “private”. In particolare, il sistema in oggetto sarebbe prodotto da una compagnia di difesa israeliana e trasportato in Egitto, per poi essere trasferito presso i territori libici sotto il controllo di Haftar, dove le milizie potranno utilizzarlo previo apposito addestramento. Secondo il quotidiano, tale notizia giunge in un quadro che vede le forze del governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), ricevere il sostegno della Turchia e, in particolare, sistemi aerei e droni che, specialmente nelle ultime settimane, hanno causato perdite sia di vite umane sia materiali tra le milizie di Haftar. Pertanto l’obiettivo degli Emirati, definiti tra i maggiori alleati dell’LNA, è compensare e limitare l’efficienza dell’arsenale posseduto dalle forze tripoline, con il fine ultimo di salvare la campagna offensiva lanciata da Haftar il 4 aprile 2019, volta alla conquista della capitale.

Parallelamente, secondo quanto rivelato dalle medesime fonti, negli ultimi giorni vi sono state altresì divergenze tra gli UAE e l’Egitto, altro alleato del generale dell’LNA. In particolare, Il Cairo si è rifiutato di effettuare sortite a danno delle forze tripoline, affermando che queste hanno un costo elevato per un Paese, l’Egitto, che deve far fronte a problematiche economiche, soprattutto in un periodo di crescente emergenza da coronavirus. La Banca centrale egiziana ha annunciato di aver perso riserve di valuta statunitense pari a $ 5.4 miliardi nel solo mese di marzo, visto il calo delle entrate a seguito del blocco del turismo e del traffico aereo. Pertanto, Il Cairo si è rivolto ad UAE ed Arabia Saudita, cercando un sostegno che potesse garantirgli di soddisfare le esigenze di valuta estera della popolazione egiziana, ma i due Paesi mediorientali si sono rifiutati a fronte delle difficoltà vissute conseguentemente al calo dei prezzi del petrolio.

In tale quadro, le fonti hanno poi riferito che Abu Dhabi ha altresì finanziato, nel mese di febbraio 2020, un contratto tra Giordania ed LNA, per la fornitura di 6 droni CH 4, consegnati all’esercito di Haftar alla fine di marzo. Questi erano stati precedentemente acquistati dalla Cina, a beneficio delle forze aeree giordane, ma, dopo aver ottenuto l’autorizzazione di Pechino, sono stati indirizzati alla Libia, attraverso l’ingerenza emiratina.

Egitto, Francia ed Emirati sono stati più volte considerati i principali sostenitori di Haftar nell’ambito dell’operazione contro la capitale Tripoli, attraverso la fornitura di veicoli da guerra aerei e armi di alta qualità. Allo stesso tempo, Abu Dhabi, insieme a Parigi ed Il Cairo, è tra i 6 Paesi firmatari di una dichiarazione congiunta, rilasciata il 16 luglio 2019, in cui è stata richiesta la fine immediata del conflitto in Libia e la cessazione delle ostilità a Tripoli, condannando ogni tentativo dei gruppi terroristici di approfittare del vuoto di potere nel Paese per prolungare i combattimenti. Inoltre, UAE, Giordania e Turchia, il 9 dicembre, sono stati inclusi tra i principali Paesi che esportano armi in Libia, sulla base di un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato nello stesso giorno da un gruppo di esperti.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

In tale quadro, dal primo aprile, è entrata ufficialmente in azione l’operazione Eunavfor Med Irini, dopo che, il 31 marzo, il Consiglio europeo ha formalmente adottato la decisione per il suo avvio. L’Unione Europea ha specificato che si tratta di una missione aerea e navale, attiva nel Mediterraneo orientale, volta a far rispettare l’embargo in Libia e a fermare il traffico di armi. Irini sostituirà la vecchia operazione Sophia, il cui mandato è scaduto proprio a fine marzo. 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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