Coronavirus nei Balcani: blocco totale in Serbia, Macedonia e Albania

Pubblicato il 10 aprile 2020 alle 19:38 in Balcani Europa

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In Serbia, Macedonia del Nord e Albania i rispettivi governi hanno annunciato il blocco totale del Paese per tutta la durata del fine settimana, nel tentativo di rallentare la diffusione del coronavirus. 

In particolare, per quanto riguarda l’Albania, il premier, Edi Rama, ha annunciato, venerdì 10 aprile, che da sabato 11 alle ore 13:00 fino a lunedì 13 alle ore 05:00 del mattino tutti i cittadini dovranno rimanere nelle proprie dimore. In aggiunta, nel Paese rimarranno chiusi tutti i supermercati, gli alimentari, le farmacie e le banche. 

Successivamente, a partire da lunedì, fino a nuove disposizioni, i cittadini potranno uscire dalle proprie dimore fino alle ore 17:30 e per un massimo di 90 minuti. 

In maniera simile, anche la Macedonia del Nord ha annunciato che dalle 16:00 di venerdì 10 aprile, fino alle 05:00 del mattino di lunedì 13, i cittadini non potranno lasciare le proprie abitazioni. Precedentemente, il coprifuoco vigeva nel Paese dalle 21:00 alle 05:00 del mattino.  

A partire da lunedì 13 aprile, inoltre, il divieto di uscire dalle proprie dimore sarà esteso per tutti i giorni dalle 16:00 alle 05:00 del mattino seguente, fino a nuove disposizioni.  

Anche in Serbia, rivela European Western Balkans, i cittadini non potranno lasciare le proprie abitazioni nel fine settimana, dalle 17:00 di ogni venerdì fino alle 05:00 del mattino del lunedì seguente. Le uniche eccezioni saranno consentite a chi ha la necessità di uscire per accompagnare i propri animali domestici, per un massimo di due volte al giorno, o per motivi urgenti di salute. 

Tale misura era stata già anticipata da fonti locali nella giornata di mercoledì 8 aprile, quando si era tenuto vertice dell’unità di crisi della Serbia, guidata dalla premier, Ana Brnabic.  

Stando a quanto rivelato da una fonte informata vicina al governo serbo, inizialmente il coprifuoco avrebbe dovuto riguardare Belgrado e Nis, considerate le città più colpite, ma in seguito il governo ha optato per l’imposizione del coprifuoco su tutto il Paese.   

Le misure adottate dalla Serbia per fronteggiare l’emergenza da coronavirus sono, secondo quanto rivelato da The Associated Press, tra le più rigide in Europa. In particolare, il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, ha assunto pieni poteri per fronteggiare l’emergenza da coronavirus, attirando critiche in merito al suo abuso di potere. Nello specifico, da quando è stato proclamato lo stato di emergenza nel Paese, il 15 marzo, il ruolo del Parlamento è stato accantonato, i confini sono stati chiusi, i cittadini sono soggetti a un coprifuoco di 12 ore monitorato dalla polizia e gli anziani hanno il divieto di lasciare le proprie dimore. In aggiunta, Vucic ha annunciato apertamente di aver posto sotto controllo i cittadini con numeri telefonici italiani, mentre lo scorso 1° aprile il governo della Serbia aveva annunciato che tutte le informazioni sul coronavirus dovranno prima essere approvate dall’unità di crisi, la quale in seguito le trasmetterà ai cittadini.   

Nello specifico, tale misura, il cui ritiro è stato in seguito annunciato dal governo a causa delle critiche, comportava che tutti i quartieri generali e le unità medico ospedaliere della Serbia condividessero in primo luogo condividere le informazioni con l’Unità di crisi centrale, capeggiata dal premier, Ana Brnabic, la quale avrebbe in seguito trasmesso le informazioni autorizzate alla stampa.   

In reazione a quanto comunicato, alcune organizzazioni non governative della Serbia avevano dichiarato di non accettare la presa di controllo del governo sul flusso delle informazioni e le tensioni si erano ulteriormente innalzate dopo l’arresto di una giornalista, Ana Lalic.  

In aggiunta, nel Paese sono sorti dubbi in merito al reale numero dei contagiati, attualmente 1.060 secondo la Johns Hopkins University, soprattutto in seguito alla diffusione delle immagini del museo di Belgrado trasformato in un ospedale improvvisato, al cui interno vi sono circa 3.000 posti letto, con brandine in ferro disposte l’una dopo l’altra. A tale riguardo, Vucic ha dichiarato di sentirsi sollevato dal fatto che i cittadini si siano spaventati dopo aver visto tali immagini, aggiungendo di essere disposto a utilizzare luoghi anche più preoccupanti, se necessario per trattenere i cittadini nelle proprie dimore.    

Poco dopo, il 1° aprile, è stato svelato che anche i palazzetti dello sport di Belgrado sono attualmente al centro dei lavori dell’esercito, il quale sta trasformando gli stadi in ospedali improvvisati. In particolare, gli stadi al momento individuati sono tre: Nuova Belgrado, Pionir e Arena. In totale, i tre ospedali da campo potranno accogliere circa 2.500 malati.   

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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