Coronavirus in Medio Oriente: lockdown anche per Oman e Giordania

Pubblicato il 10 aprile 2020 alle 14:02 in Giordania Oman

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Dopo essere giunto anche in Yemen, il Covid-19 interessa oramai la gran parte dei Paesi mediorientali, ciascuno dei quali continua a prendere misure restrittive per franare la diffusione del virus. In Oman e Giordania, il 10 aprile, hanno avuto inizio misure di isolamento.

In particolare, nel Sultanato dell’Oman la polizia ha annunciato l’inizio della chiusura dell’intero governatorato di Muscat, a partire da venerdì 10 aprile e fino a nuova ordinanza. Stando agli ultimi dati del 10 aprile stesso, i contagi da Covid-19 hanno raggiunto quota 484, di cui 3 decessi e 109 guariti. Tuttavia, secondo quanto riferito dal ministro della Salute omanita, Ahmed Mohammed Al-Saidi, nel Sultanato non è stato ancora raggiunto il cosiddetto picco e, pertanto, si prevede che i casi di infezione continueranno ad aumentare, ed è probabile che questi raggiungeranno il valore massimo alla fine di aprile. Tuttavia, il Paese è pronto ad affrontare l’emergenza.

La maggior parte dei casi, è stato precisato da al-Saidi, è stata registrata a Muttrah, Seeb and Baushar. La Wilayat di Muttrah è in quarantena dal primo aprile scorso. È stato lo stesso ministro a riferire che la Cina ha già inviato cinque aerei con forniture mediche volte ad affrontare l’emergenza, mentre altri cinque, o addirittura otto, sono attesi per i prossimi giorni.

Al fine di limitare gli effetti negativi posti dalla pandemia, il sultano omanita, Haitam bin Tariq, ha emanato un decreto con cui sono stati messi in atto dei cambiamenti a livello fiscale volti ad agevolare coloro che sono soggetti a tassazione. Tra questi, l’esenzione da sanzioni e ammende per non aver presentato dichiarazioni in tempo o per non aver pagato imposte entro un periodo massimo di tre mesi dalla data di scadenza. Non da ultimo, il 6 aprile, l’autorità statale per le riserve ha reso noto un aumento delle riserve alimentari di alcuni prodotti di base, e, in particolare, di zucchero, riso e lenticchie.

Parallelamente, anche in Giordania venerdì 10 aprile ha avuto inizio il periodo di blocco totale della circolazione in tutto il Paese, che avrà la durata di 48 ore. Secondo quanto riferito dall’unità di crisi giordana per la gestione del coronavirus, l’obiettivo è individuare tutti i casi risultati positivi e le persone con cui sono entrate in contatto, per attuare operazioni di monitoraggio che possano frenare la diffusione del virus. Secondo quanto evidenziato, sono numerosi i cittadini giordani che continuano a violare le disposizioni decretate.

Nel Regno hashemita sono 372 i casi totali risultati positivi al Covid-19, mentre i decessi ammontano a 7 ed i casi di guarigione a 161. Il ministro di Stato giordano per gli Affari mediatici, nonché portavoce del governo, Amjad Adaileh, già il 20 marzo aveva proclamato il coprifuoco parziale in tutte le regioni giordane, a partire dalle ore 07:00 del giorno successivo, il 21 marzo. Tale disposizione ha fatto seguito al decreto straordinario emanato dal monarca giordano, il re Abdullah II, il 17 marzo, con cui ha conferito al governo pieni poteri, tra cui la possibilità di imporre un coprifuoco monitorato dalle forze armate ed altre misure ritenute necessarie.

Il decreto in questione ha consentito l’attivazione della Legge sulla Difesa n.13, solitamente invocata solo in caso di guerra o calamità. Tuttavia, il re Abdullah II aveva precisato che, di fronte al pericolo posto dalla diffusione del coronavirus, era necessario preservare la salute dei cittadini, sopra qualsiasi cosa. Al primo ministro giordano, Omar Razzaz, in tal modo, è stato conferito il potere di chiudere le istituzioni e porre restrizioni alla circolazione dei cittadini. Come specificato dal sovrano, non si è trattato di un ostacolo ai diritti della popolazione, bensì di un meccanismo volto a preservare l’intero Regno, salvaguardando la salute di tutti e migliorando il coordinamento tra tutte le parti coinvolte.

Il coronavirus è giunto in Medio Oriente attraverso l’Iran, dove il primo caso è stato registrato il 19 febbraio scorso. Il Paese è considerato il focolaio della regione, oltre a rappresentare lo Stato mediorientale maggiormente colpito. Al 10 aprile, i casi di contagio ammontano a 66.220, mentre i decessi hanno raggiunto quota 4.110 e i guariti sono pari a 32.309. A destare maggiore preoccupazione nella regione mediorientale sono i Paesi al centro di guerre e conflitti, Yemen e Siria in primis. A tal proposito, è del 10 aprile la notizia del primo contagio da coronavirus in Yemen. Si tratta di un cittadino della provincia meridionale di Hadramawt che, secondo il Comitato speciale per l’emergenza coronavirus, è in condizioni stabili.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione