Canada rinegozia un contratto per armamenti con l’Arabia Saudita

Pubblicato il 10 aprile 2020 alle 16:52 in Arabia Saudita USA e Canada

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Il Canada ha rimosso il divieto di esportazioni di armi in Arabia Saudita, imposto a seguito dell’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, e ha rinegoziato un contratto da 14 miliardi di dollari per vendere veicoli blindati a Riad.

La notizia è stata resa nota il 9 aprile dall’agenzia di stampa Reuters. I “significativi miglioramenti” del contratto assicurerebbero migliaia di posti di lavoro presso la filiale canadese di una società statunitense, la General Dynamics Corp, che produrrà i veicoli, secondo quanto ha affermato il ministro degli Esteri canadese, Francois-Philippe Champagne. L’annuncio segna un passo indietro da parte del governo liberale del premier, Justin Trudeau, che aveva dichiarato, a dicembre 2018, che stava cercando di ritirarsi da tale accordo. 

Gruppi per i diritti umani e oppositori politici, citando l’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi e il coinvolgimento dell’Arabia Saudita nella guerra in Yemen, hanno insistito sulla cancellazione del contratto con Riad. Da parte sua, Champagne ha dichiarato che, ai sensi dell’accordo rinegoziato, il Canada potrebbe ritardare o annullare i permessi all’esportazione, senza pagare penalità, se scoprisse che l’Arabia Saudita non stava usando i veicoli per il loro scopo dichiarato. “Questo non è un assegno in bianco per chiunque voglia esportare qualcosa in Arabia Saudita”, ha riferito Champagne ai giornalisti. La normativa canadese prevede che i contratti di vendita di equipaggiamenti militari conclusi dal Paese vietino l’impiego di tale attrezzatura contro i civili e, più in generale, contengano restrizioni sulle violazioni dei diritti umani nei confronti dei cittadini del Paese acquirente. 

Oggi, la principale preoccupazione dei sostenitori di diritti umani è che i mezzi venduti dal Canada a Riad vengano utilizzati nella guerra civile in Yemen. Tale conflitto è scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli sciiti Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali, rovesciando il governo del presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli Houthi, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione