Siria: Assad accusato di impiego di armi chimiche

Pubblicato il 9 aprile 2020 alle 11:12 in Medio Oriente Siria

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Per la prima volta in nove anni di conflitto, una squadra investigativa dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC) ha accusato il presidente siriano, Bashar al-Assad, di aver impiegato armi chimiche nel corso di attacchi condotti contro il villaggio di al-Lataminah, nel governatorato di Hama, nel mese di marzo 2017.

In particolare, secondo quanto riferito dal coordinatore del team investigativo, Santiago Oñate Laborde, in un rapporto dell’8 aprile, vi sono motivi ragionevoli per ritenere che le forze di Assad abbiano impiegato gas Sarin negli attacchi del 24 e del 30 marzo e cloro nelle operazioni offensive perpetrate il 25 marzo. Gli autori sono membri delle forze aeree del regime siriano. Il Sarin è un gas nervino classificato come arma chimica di distruzione di massa, mentre per il cloro, sebbene sia impiegato anche per scopi industriali e di igiene, utilizzarlo come arma chimica equivale ad un crimine di guerra. Come specificato ulteriormente dalla squadra, il 24 e 30 marzo due jet da combattimento di tipo Sukhoi Su-17 hanno lanciato bombe contenenti gas Sarin contro il villaggio, causando problemi di salute per 76 persone in totale. Il 25 marzo 2017, invece, un elicottero ha lanciato un cilindro contenente cloro contro un ospedale di al-Lataminah, causando il crollo del tetto dell’edificio e il soffocamento di circa 30 pazienti.

Già nel 2018, l’OAPC aveva rivelato che i suddetti attacchi di marzo 2017 erano stati perpetrati utilizzando armi chimiche. Tuttavia, non era stato chiarito chi potesse essere il responsabile. Il rapporto dell’8 aprile, invece, è il primo a puntare il dito contro una entità specifica. Non da ultimo, secondo quanto riferito da Laborde, attacchi strategici di tal tipo possono essere perpetrati solo su ordine delle massime autorità del comando militare nel governo del regime e, sebbene l’autorizzazione possa essere delegata, ciò non vale per la responsabilità. A tal proposito, è stato affermato che la squadra ha altresì preso in esame tutte le possibili ipotesi e alternative relative alle azioni perpetrate, tra cui le dichiarazioni di Mosca, secondo cui gli attacchi sarebbero stati condotti da attivisti anti-regime con lo scopo di demonizzare il governo di Assad. Tuttavia, per il team, le conclusioni pervenute sono le uniche plausibili alla luce delle informazioni ottenute.

Il villaggio di al-Lataminah è situato nell’area rurale settentrionale di Hama, nel centro della Siria. Le forze del regime ne hanno preso il controllo nell’agosto del 2019, dopo un’offensiva durata circa quattro mesi, in cui sono state prese di mira le aree occupate da Hayat Tahrir al-Sham e da altri gruppi di opposizione. Da parte sua, il governo di Assad, sebbene fosse stato più volte accusato anche in precedenza, ha sempre negato l’impiego di armi chimiche nei nove anni di conflitto, sottolineando come il proprio arsenale chimico sia stato distrutto nel 2013, a seguito di un accordo con Russia e Stati Uniti. Per il presidente siriano, sono i Paesi occidentali ad aver utilizzato tali armi nel Ghouta Est, uccidendo centinaia di persone.

Per quanto riguarda il rapporto dell’8 aprile, il governo siriano non ha commentato i risultati. Gli Stati Uniti, sostenitori delle indagini, hanno accolto con favore quanto riferito, e il segretario di Stato, Mike Pompeo, ha definito il lavoro svolto dall’OAPC “imparziale e professionale”. Per Pompeo, nessuna informazione falsa fornita dai sostenitori e facilitatori di Assad in Iran e in Russia può nascondere il fatto che il regime è responsabile di numerosi attacchi condotti per mezzo di armi chimiche.

Nel frattempo, la Siria continua ad essere testimone di un perdurante conflitto. Le tensioni hanno avuto inizio il 15 marzo 2011 e da allora non si sono più placate. Queste vedono contrapporsi gruppi di ribelli, sostenuti dalla Turchia, e il presidente Assad, appoggiato da Mosca. L’esercito del governo è riuscito a prendere il controllo di circa il 70% del territorio nazionale, ma Idlib, nel Nord-Ovest, continua a rappresentare l’ultima roccaforte posta, in buona parte, sotto il controllo delle forze di opposizione. Per tale motivo, è al centro di una violenta offensiva sin dal mese di aprile 2019.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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