Scontro USA-OMS: Trump accusa di aver minimizzato i rischi della pandemia

Pubblicato il 9 aprile 2020 alle 14:14 in USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha nuovamente criticato l’Organizzazione Mondiale della Sanità, accusandola di aver inizialmente minimizzato i rischi dell’epidemia di coronavirus e di aver preso le parti della Cina. 

Trump ha risposto al direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, che aveva chiesto ai leader mondiali di non politicizzare la pandemia, poichè tale mossa avrebbe portato solo a “molti più sacchi per i cadaveri”. Il presidente degli USA ha attaccato direttamente l’uomo. “Sarebbe stato molto più utile alle persone che avrebbe dovuto aiutare se avessero dato un’analisi corretta. Tutto era incentrato sulla Cina: Tutto andrà bene, non c’è nessuna trasmissione da essere umano a umano”, ha affermato Trump, riferendo una presunta posizione dell’OMS. “Voleva che tenessi i confini aperti. Ho chiuso il confine per contrariarlo, è stata una decisione difficile da prendere. Abbiamo preso una decisione contro l’Organizzazione Mondiale della Sanità”, ha aggiunto. 

Trump ha poi sottolineato che la Cina fornisce all’OMS finanziamenti per oltre 40 milioni di dollari, mentre gli Stati Uniti partecipano con ben oltre 400 milioni. “Tuttavia, tutto è fatto per la Cina. Non è giusto, non è giusto per noi e, onestamente, non è giusto per il mondo. Non posso credere che lui parli di politicizzazione, guardate il rapporto che hanno con la Cina”, ha affermato ancora Trump. Da parte sua, anche il segretario di Stato degli USA, Mike Pompeo, ha dichiarato ai giornalisti che gli Stati Uniti stanno rivalutando il finanziamento all’OMS. “Le organizzazioni devono lavorare. Devono fornire i risultati per i quali sono destinate”, ha dichiarato.

Tuttavia, a livello nazione, Trump è sotto attacco da parte di numerosi critici per aver, a sua volta, sottostimato la gravità del coronavirus, che negli Stati Uniti ha già causato il decesso di 14.000 persone, secondo i dati aggiornati al 9 aprile. Non solo, la CNN ha dettagliato ben 50 dichiarazioni false del presidente dal 2 all’8 marzo, quindi 21 false dichiarazioni dal 9 al 15 marzo. Di queste 71 false affermazioni, 33 erano correlate al coronavirus. Secondo i critici del presidente statunitense la Casa Bianca ha sottostimato l’entità della crisi, sopravvalutato la disponibilità di test, incolpato il suo predecessore, Barak Obama, senza basi fattuali.

Non solo, quando gli Stati Uniti avevano già registrato oltre 35.000 contagi e 495 morti, il presidente degli USA ha messo in dubbio la durata delle misure di auto-isolamento imposte dal governo statunitense, il 16 marzo, poichè temeva l’impatto economico di queste ultime. “Non possiamo permettere che la cura sia peggio del problema stesso”, aveva scritto in un post su Twitter. Trump, in tale contesto, aveva suggerito la possibilità di alleggerire le misure contro il virus, dopo soli 15 giorni, per permettere di riavviare l’economia. Tuttavia, realisticamente, tale possibilità è stata esclusa e le misure sono state rinnovate. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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