Nigeria: team di medici dalla Cina per aiutare nella lotta al coronavirus

Pubblicato il 9 aprile 2020 alle 18:57 in Cina Nigeria

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Un team di professionisti medici cinesi è arrivato all’aeroporto internazionale di Abuja, in Nigeria, con attrezzature mediche specifiche dal valore di circa 1,5 milioni di dollari. L’ambasciatore cinese in Nigeria, Zhou Pingjian, accogliendo il team, composto da 15 dottori, ha affermato che era tempo di “ricambiare l’amicizia e la gentilezza” offerte dalla Nigeria. Il governo ha posto la squadra in una quarantena obbligatoria di 14 giorni prima di poter iniziare le proprie funzioni.

La decisione di accogliere medici cinesi ha fin da subito suscitato reazioni negative da parte dell’Associazione medica nigeriana, secondo la quale la Nigeria non ha bisogno di interventi esterni per gestire la pandemia in corso. Tuttavia, diversi alti funzionari governativi, tra cui il ministro della Sanità, Osagie Ehanire, hanno difeso il contributo di Pechino sottolineando che il team cinese aiuterà e offrirà consigli alle autorità locali sulla gestione della pandemia. Il ministro Ehanire ha riferito ai giornalisti: “Il coronavirus è un problema globale, che sta colpendo il mondo intero. Tutti i Paesi devono aiutarsi a vicenda”.

Dal 9 aprile, la Nigeria ha registrato 276 casi ufficiali di COVID-19 e sei morti. Il Paese dell’Africa occidentale è il più popoloso del continente ed è classificato come altamente vulnerabile a causa del suo debole sistema sanitario. Il Paese ha già ricevuto forniture mediche, tra cui maschere, tute e kit di test dall’imprenditore più ricco della Cina, Jack Ma.

Nel frattempo, anche il partito di opposizione nigeriana, People Democratic Party, PDP, ha criticato quella che ha definito “l’importazione” di medici cinesi. Una dichiarazione rilasciata mercoledì 8 aprile recita in parte: “Il PDP incarica i nigeriani di ritenere il presidente Buhari responsabile in caso di aumento del tasso di infezione da COVID-19 e morte nel nostro paese a seguito dell’importazione di medici dalla Cina, l’epicentro del flagello, decisa dal governo e dal presidente”. “Il PDP è allarmato dal fatto che il presidente Buhari abbia ignorato le proteste dei nigeriani e degli organi professionali, tra cui l’Associazione medica nigeriana, e abbia consentito l’importazione dei medici cinesi nonostante i pericoli derivanti dalla decisione di accogliere medici dal maggiore focolaio dell’epidemia. Questo anche quando molti nigeriani hanno iniziato a mettere in discussione lo stato, l’identità e l’interesse dei medici cinesi, nonché la sicurezza dei kit e delle attrezzature portate dalla Cina”, si legge ancora nella dichiarazione.

Diverse nazioni africane hanno recentemente imposto divieti di viaggio da e per l’Europa e gli Stati Uniti, vietato le adunanze pubbliche, comprese quelle religiose, dichiarato l’emergenza nazionale, chiuso i confini, imposto il blocco o il coprifuoco. Tuttavia, gli esperti affermano che gli abitanti del continente non hanno ancora preso abbastanza sul serio la minaccia del virus. Se i presidenti africani hanno avviato misure rigorose per cercare di impedirne la diffusione, la popolazione civile sembra ancora ignara della reale portata del fenomeno. “Questo è il pericolo di cui sono preoccupato. Non vogliamo ripetere ciò che è accaduto in Cina”, ha dichiarato Oyewale Tomori, professore di virologia ed ex presidente dell’Accademia di Scienze nigeriana.

Ciò che spaventa di più è l’inadeguatezza dei sistemi sanitari, la povertà diffusa, la porosità dei confini e l’insicurezza legata alla presenza di gruppi ribelli e organizzazioni terroristiche. Tutti insieme, questi fattori rischiano di aumentare notevolmente le possibilità di contagio e di aggravare la situazione di emergenza qualora il virus dovesse diffondersi in maniera incontrollata sull’intero continente. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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